Cioccolato elisir per energia e umore, 5 verità sul ‘cibo degli dei’

Cioccolato elisir per energia e umore, 5 verità sul ‘cibo degli dei’
Photo by: Patrick Pleul/picture-alliance/dpa/AP Images

Perché il cioccolato migliore è quello fondente e chi soffre di emicrania dovrebbe evitarlo. Il focus con Sif.

Altro che ambrosia, il vero cibo degli dei è il cacao: il nome della pianta sempreverde da cui deriva è infatti Theobroma cacao (‘cibo degli dei’ in greco) e questo alimento è noto per il suo effetto stimolante. Ma i veri benefici del cioccolato sono molti di più, anche se chi soffre di emicrania farebbe meglio a farne a meno. A rispondere a 5 domande su un must delle prelibatezze pasquali è Lara Testai, coordinatrice del Gruppo di lavoro Farmacognosia, Fitoterapia e Nutraceutica della Società Italiana di Farmacologia e docente all’Università di Pisa.

Il cioccolato contiene davvero sostanze attive? 

Più che il cioccolato “il cacao, ovvero il seme dell’albero di Theobroma cacao, contiene numerose sostanze bioattive. Dal punto di vista nutraceutico è rilevante la presenza di flavonoidi, in particolare catechine ed epicatechine, dotate di effetti protettivi cardiovascolari”.

“Dal punto di vista meccanicistico – puntualizza Testai a LaPresse – questi flavonoidi proteggono la funzione endoteliale e aumentano la sua capacità di produrre ossido di azoto. Ma siamo sicuri che sono coinvolti anche altri meccanismi, tra cui l’inibizione del sistema renina-angiotensina-aldosterone che è lo stesso target dei farmaci ACE-inibitori, usati come gold standard nella terapia dell’ipertensione”.

Davvero il cacao funziona per umore ed energia? 

“Sì, nel cacao sono presenti anche quantità significative di triptofano, l’amminoacido precursore del neurotrasmettitore serotonina e pertanto responsabile dell’effetto sul tono dell’umore. Inoltre, sono presenti teobromina e caffeina, due metilxantine responsabili degli effetti stimolanti”, chiarisce la farmacologa.

Per la salute è davvero meglio fondente? 

Il cioccolato è un prodotto processato e la percentuale” sulle confezioni “è indicativa della percentuale di cacao presente. Quindi più è alta, più cacao è presente e quindi è più elevato il valore nutraceutico. Purtroppo il cioccolato bianco, tanto apprezzato per la sua palatabilità, non contiene cacao ma burro di cacao, quindi non ha nessun valore nutraceutico. Anche il cioccolato al latte contiene una percentuale minima di cacao – assicura la specialista –  dunque è corretto dire che tra i tipi di cioccolato meglio consumare quello fondente ad alta percentuale di cacao”. 

Quando, quanto e come consumare il cioccolato? 

“L’Efsa, ovvero l’autorità europea per la sicurezza degli alimenti, ha riconosciuto la capacità del cacao di indurre protezione vascolare e le ultime linee guida della Società internazionale dell’ipertensione sottolineano la capacità protettiva cardiovascolare di 200 mg/die di flavonoidi del cacao”, segnala Testai.

“Più complicato è stimare esattamente la quantità di alimento (cioccolato o cacao) da assumere, per vari motivi: il titolo di flavonoidi può variare nel seme e ancora di più nel cioccolato. Inoltre non possiamo escludere che la processazione del cacao, necessaria per ottenere il cioccolato, riduca il titolo effettivo di flavonoidi, che tra l’altro nell’alimento non è mai riportato in etichetta”.

Ci sono persone che dovrebbero evitare il cioccolato?

Sarà difficile fare a meno del cioccolato in questi giorni di festa, ma in effetti alcune categorie dovrebbero evitarlo. Chi è “in trattamento con anti-depressivi della categoria degli inibitori non selettivi delle monoamminossidasi (Mao) e le persone che soffrono di emicrania. Nel primo caso – spiega la farmacologa – perché nel cioccolato è presente anche una sostanza simile alle ammine biogene (come noradrenalina e serotonina) il cui nome è tiramina”.

“In caso di trattamento farmacologico con inibitori delle Mao il suo catabolismo può essere bloccato, con conseguenti effetti collaterali, anche importanti. Inoltre il cioccolato è un alimento trigger e può scatenare attacchi di emicrania nella popolazione sensibile”, conclude l’esperta.

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