Negli ultimi anni la curcuma, celebre spezia dorata usata anche in medicina tradizionale, ha conosciuto un grande successo sul fronte della salute. Studi su cellule e animali da laboratorio hanno attribuito a questa pianta, in particolare ai suoi estretti e alla curcumina in essa contenuta, effetti antinfiammatori, antiossidanti, antipertensivi e neuroprotettivi. Tutto bene, allora? Non proprio, perché di pari passo sono arrivate le segnalazioni relative ad effetti avversi su fegato e mucose.
“Possiamo davvero definirlo un integratore bifronte”, dice a LaSalute di LaPresse Antonella Di Sotto, professoressa associata di Farmacognosia e Fitoterapia presso il Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia “V. Erspamer” dell’Università Sapienza di Roma e caporedattrice di ‘SIF Magazine’, la rivista della Società italiana di farmacologia.
I benefici della curcuma, cosa dice la scienza
Ma partiamo dall’inizio. “Ottenuta dal rizoma di Curcuma longa L., come spezia viene utilizzata in polvere. Gli integratori presenti in commercio possono contenere degli estratti del rizoma con o senza altre sostanze. A livello europeo – ricorda la farmacologa – la curcuma è stata usata per favorire i processi digestivi e per contrastare disturbi in caso di dispepsia. Inoltre sono stati evidenziati diversi potenziali benefici, anche in relazione a disturbi del metabolismo e infiammazioni croniche”.
Insomma, ci sono basi farmacologiche che giustificano l’interesse per la curcuma. “Sono stati realizzati anche degli studi clinici per cercare di chiarirne gli effetti, lavori che però suscitano una serie di domande, a partire dal tipo di prodotto utilizzato, dall’impiego o meno di altri composti come la piperina o ancora dal ricorso a formulazioni innovative che possono modificare la capacità di assorbire queste sostanze. Tutto questo crea delle difficoltà nel valutare i benefici effettivi della curcuma”.
Le ombre: i casi di epatite
Con l’aumento della popolarità degli integratori a base di curcuma, si sono moltiplicate le segnalazioni di effetti avversi. Il sistema italiano di Fitosorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità ha raccolto più di 28, relative ad epatiti colestatiche in persone che avevano assunto integratori contenenti curcuma.
Episodi simili sono stati registrati anche in Francia (15 casi), America (10 casi) e, recentemente, Australia (18 casi). “Quello che sappiamo è che esiste un’associazione con l’assunzione di curcuma, anche se il rapporto causale diretto spesso non è dimostrabile. Il numero di soggetti colpiti è molto piccolo e, quindi, l’effetto di epatotossicità sembra essere raro. Anche perché l’uso di prodotti a base di curcuma è molto diffuso”, chiarisce l’esperta.
Come si legge su ‘SIF Magazine’ Patrizia Burra, professoressa di Gastroenterologia a Padova, ha dichiarato che problemi di epatotossicità sono descritti nel 5% circa dei pazienti che usano integratori contenenti curcumina, soprattutto in seguito ad un uso protratto (superiore a un mese).
L’impatto su cute e mucose
Non solo. “In letteratura sono riportati casi di dermatite allergica da contatto alla curcuma in India, legati all’uso topico tradizionale e religioso. In Europa questi casi sono molto rari, perché la curcuma è stata utilizzata soprattutto per la dispepsia”, dice Di Sotto. “Sempre in India è riportato un caso di applicazione di curcuma sulle labbra, con conseguente irritazione e ulcerazione”, aggiunge l’esperta.
A fronte di questi episodi c’è da dire che gli estratti di curcuma e la curcumina “sono stati studiati per le proprietà disinfettanti, antinfiammatorie e rigeneranti in caso di afte e ulcere di diversa natura. Insomma, è un vero Giano bifronte”.
I consigli per i consumatori
Come regolarsi? “È bene che i soggetti allergici prestino attenzione a possibili reazioni. L’uso degli integratori a base di curcuma è sconsigliato in chi presenta alterazioni della funzionalità epatica. E, in generale, è importante segnalare al medico l’assunzione o l’interesse verso questo tipo di prodotto. Inoltre, quando si manifesta una reazione sospetta, è importante bloccare l’assunzione del
del prodotto, rivolgersi al medico e segnalare l’evento. Per chiarirne l’origine, sarà necessario considerare sia la qualità e la composizione del prodotto, che le condizioni del paziente che possono favorire queste reazioni”, conclude la farmacologa.

