Dalla genitorialità nell’era digitale alla geopolitica dello spazio, passando per la divulgazione scientifica fino alle grandi domande della filosofia e della fisica. La seconda edizione del festival ‘Convergenze creative’ – dal 1 al 4 aprile al Teatro Verdi di Montecatini Terme – affronterà le principali questioni della contemporaneità con uno sguardo multidisciplinare.
Pellai: “Abitiamo un mondo complesso“
“Abitiamo un mondo complesso, che presenta molte sfide sia sul piano culturale che su quello esistenziale: avere una visione di ampio respiro è molto importante”, dice a LaSalute di LaPresse lo psicoterapeuta e ricercatore dell’Università di Milano Alberto Pellai.
Insieme a Barbara Tamborini, Pellai ha scritto ‘Esci da quella stanza’, un libro dedicato al rapporto tra genitori e figli nell’epoca delle dipendenze digitali. Il volume sarà presentato il 1 aprile, inaugurando così la seconda edizione della manifestazione.
Quello dei conflitti legati al digitale “sembra un tema relegato al microsistema familiare, ma che in realtà attiene al macrosistema mondo”, fa notare Pellai. “Oggi parlare della pervasività del digitale significare affrontare una serie di questioni che hanno risvolti sul piano geopolitico”.
Arrivano i primi divieti
Dopo anni in cui la dipendenza dei minori da smartphone e social network era stata sottovalutata e nascosta sotto al tappeto, oggi i governi stanno decidendo di intervenire per porre un freno a una deriva con pericolosi risvolti per la crescita e la salute mentale di bambini e adolescenti. A fare da apripista è stata l’Australia, che ha vietato l’uso delle piattaforme agli under 16, seguita a ruota dalla Francia.
Un problema di sanità pubblica
Un divieto che per Pellai è inevitabile e che si impone in quanto “ci siamo resi conto che ciò che si considerava un’opportunità si è trasformato in un fattore di rischio. Non si tratta più di un tema educativo, ma di un problema di sanità pubblica”.
Il funzionamento delle piattaforme social, così come quello dei videogiochi, si basa infatti “su un’attivazione intensa di dopamina che sconfina nel terreno delle dipendenze. A quel punto, il genitore che pone dei limiti nell’accesso al digitale pensa di fare un’azione educativa, ma la sua è piuttosto un’azione clinica di detox”, precisa l’esperto. “Le piattaforme agiscono come un campo magnetico che ruba energia ed esperienze di vita ai figli che stanno crescendo”.
Cambiano i termini del conflitto
Se prima il conflitto era legato all’insistenza dei figli nell’ottenere il permesso per uscire fuori nel mondo, oggi la situazione appare paradossalmente ribaltata. “Spesso sono i genitori a spingere i figli a uscire nel mondo reale e che soffrono nel guardarli rinchiusi in camera”, sottolinea Pellai.
Se è vero che il conflitto tra genitori e figli è sempre esistito, col digitale la sfida per gli adulti sembra persa in partenza. “In molti appaiono rassegnati, si sentono impotenti. Ma i genitori – conclude l’autore del libro – dovrebbero sentirsi liberi di dire i ‘no’ che aiutano a crescere. E allearsi tra loro, facendo comunità, per costruire una visione comune su questo tema così delicato”.

