Poetica, quando l’arte spegne il burnout dei medici

Poetica, quando l’arte spegne il burnout dei medici
Rolf Vennenbernd/picture-alliance/dpa/AP Images

Il progetto che punta a prevenire il burnout dei medici per mezzo di teatro, danza, scritture e arti figurative.

Il burnout tra i medici è ormai uno dei temi più discussi nel mondo sanitario. ‘Poetica’, master di formazione Ecm promosso dal Club Medici, nasce da questa consapevolezza. Un percorso originale che utilizza le art come strumenti per prevenire il burnout, rafforzare empatia, ascolto e consapevolezza nella pratica clinica. 

Attraverso moduli dedicati a musica, arti figurative, teatro, danza e scrittura, il programma propone ai professionisti sanitari uno spazio formativo in cui esplorare i linguaggi artistici come occasioni di riflessione sull’esperienza della malattia e sulla dimensione umana della cura.

“Nei moduli di Poetica non si studia il teatro o si parla di musica come oggetti esterni. Si entra dentro i linguaggi dell’arte, guidati insieme da artisti e professionisti della salute, alternando pratica, riflessione condivisa e restituzione”, spiega Ester Dominici, responsabile della Formazione del Club Medici. 

Un lavoro fisico e mentale: “Il corpo torna a essere strumento di ascolto, la voce si fa relazione, il gruppo diventa comunità che sostiene e amplifica”, aggiunge Dominici. L’ultimo appuntamento di questa edizione – ‘La scrittura che cura’ – si terrà a Nemi dal 17 al 19 aprile. Ma il Club Medici sta già lavorando alla prossima edizione del percorso, che ripartirà ad ottobre 2026.

“Poetica nasce come proposta formativa esperienziale, pensata per coniugare solidità teorica e pratica immersiva”, dice Daniela Di Renzo, psicoterapeuta e cantautrice, direttrice scientifica dei corsi Ecm di Club Medici. 

“Il lavoro riguarda sia il singolo che il gruppo, perché la dimensione collettiva ha una forza propria: sostiene i percorsi individuali, fa emergere aspetti spesso trascurati nella routine sanitaria e genera reti che continuano nel tempo. Le arti – conclude – diventano così formazione, salute e cura di sé: un modo per ritrovare benessere professionale e una pratica clinica più umana”.

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