Tempus fugit, perché meno di 1 coppia su 2 accede alla fecondazione assistita

Tempus fugit, perché meno di 1 coppia su 2 accede alla fecondazione assistita

In Italia 150mila coppie l’anno potrebbero aver bisogno di ricorrere alla fecondazione assistita, l’indagine.

Questione di tempo: quello anagrafico, ma anche quello rappresentato da ostacoli emotivi e liste d’attesa che ritardano l’accesso ai centri che si occupano di fecondazione assistita. Un problema anche sociale nell’Italia che invecchia. “In 10 anni il declino demografico ha portato a 1.400.000 neonati in meno, come se fosse sparita la città di Milano”, ha detto Cinzia Castagnaro, ricercatrice Istat, nel corso di un incontro a Roma.

“Negli ultimi decenni la genitorialità in Italia si è spostata in avanti, con un’età media al primo figlio di 32 anni per le madri – la più alta d’Europa – e una crescente incidenza di nascite da donne over 40. La fecondità bassa e tardiva rende il nostro Paese un caso di studio”. Ad accendere i riflettori sulla ‘variabile tempo’ è la doppia indagine ‘Natalità, infertilità e accesso alla Pma in Italia: dati, barriere e soluzioni’, condotta da Demetra, network di cliniche specializzate convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale (parte del gruppo IVI RMA Italia). 

Alla base dello studio presentato a Roma, una rielaborazione dei dati Istat secondo cui circa 150mila coppie ogni anno potrebbero aver bisogno di ricorrere alla fecondazione assistita. Eppure nel 2023 solo il 42% è riuscito ad accedere ai trattamenti. Dopo un primo tentativo non riuscito, il drappello di aspiranti genitori con l’aiuto della scienza si assottiglia. A spiegare il perché e un’indagine condotta su un campione di 480 donne interessate e coinvolte tramite i Social, e 35 centri specializzati (rappresentativi di oltre il 50% dei cicli effettuati in Italia). 

Aspiranti mamme over 40

Tra le donne coinvolte, quelle in cerca di una gravidanza da oltre 12 mesi hanno prevalentemente tra i 35 e i 40 anni: una fascia di età su cui pesano particolarmente i tempi d’attesa, che assieme ai costi sono vissuti come i principali ostacoli all’accesso alla fecondazione assistita, al pari con i fattori emotivi. Inoltre 2 donne su 3 hanno provato a rivolgersi al Ssn come prima scelta, ma il 43% ha dovuto attendere oltre 3 mesi per una prima visita, così 9 su 10 finiscono per rivolgersi ai centri privati, impegnativi per via dei costi.

“Dobbiamo essere chiari: l’orologio biologico non aspetta, ma i dati raccontano anche di un accesso sempre più tardivo alla medicina della riproduzione”, spiega Laura Rienzi, professoressa associata nel dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino e direttrice scientifica del Gruppo IVIRMA Italia. “Tra le donne che stanno valutando un percorso di fecondazione assistita il 78% ha più di 35 anni, mentre il 40% ha superato i 40. Un ritardo che ha un impatto sugli esiti. Spesso la rinuncia avviene già dopo la prima visita, quando la consapevolezza del timing biologico si scontra con una realtà clinica ormai complessa”. 

Non dobbiamo pensare a questi trattamenti come “one shot. Eppure tra il 20% e il 50% delle coppie abbandona il percorso al primo esito negativo. Un dato – dice Rienzi – che denuncia una carenza di supporto: il 40% dei centri italiani non monitora questo fenomeno in modo strutturato”. 

Supporto psicologico chiave

Come hanno segnalato le intervistate, la richiesta di supporto psicologico emerge come una necessità: lo richiede il 35% di chi sta valutando e fino al 50% di chi ha già affrontato un percorso di Pma.

La ricerca evidenzia inoltre come le italiane che si avvicinano al percorso di fecondazione assistita siano sempre più informate, connesse e consapevoli. Ma attese e carico emotivo spesso bloccano le coppie, mentre l’età media delle aspiranti madri aumenta e il “fattore tempo” diventa il vero discrimine tra il successo e l’abbandono.

L’impegno per trattamenti di qualità e accessibili

“Con il nuovo network di Demetra vogliamo dare il nostro contributo ai bisogni delle coppie che, come abbiamo visto attraverso la nostra indagine, chiedono tempi più rapidi, minori barriere economiche e un approccio multidisciplinare per poter intraprendere con maggiore fiducia un percorso di fecondazione assistita,” afferma Blasco de Felice, Amministratore Delegato del gruppo IVI RMA Italia, di cui Demetra è parte. 

“Il nostro impegno è rendere l’alta specializzazione accessibile attraverso una rete che ottimizza i costi, mantenendo la qualità del trattamento. E vogliamo essere presenti dove c’è bisogno, garantendo lo stesso standard d’eccellenza da Nord a Sud. Troppo spesso le coppie sono costrette a ‘viaggi della speranza’ che aggiungono complessità a una situazione già delicata. Certo – ha aggiunto de Felice – l’implementazione dei Lea solo in poche regioni non aiuta”.

Stando agli esperti inoltre l’attesa media nei centri pubblici è di 84 giorni. E se Toscana, Lombardia, Puglia e Sicilia si sono mosse o lo stanno facendo, altrove la situazione è più complessa. 

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