Studenti armati nelle scuole: perché aumentano le fragilità 

Studenti armati nelle scuole: perché aumentano le fragilità 
(Foto di Tiziano Manzoni/LaPresse)

Sono sempre più piccoli gli studenti armati nelle scuole: le ragioni dietro l’aumento delle fragilità nell’analisi dello psicoterapeuta David Lazzari.

Si abbassa sempre di più l’età degli studenti armati nelle scuole italiane, che aggrediscono insegnanti e compagni. L’ultimo caso, nel Bergamasco, ha come protagonista un ragazzino di 13 anni

“Un episodio grave che purtroppo non rappresenta un caso isolato”, commenta a LaSalute di LaPresse David Lazzari, presidente dell’Osservatorio benessere psicologico e salute e past president del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi. L’insegnante – accoltellata stamattina al collo e all’addome – è stata sottoposta a un intervento chirurgico di due ore. Resta in prognosi riservata ma non è in pericolo di vita. 

Evitare letture semplicistiche 

“Di fronte a casi del genere bisogna evitare letture semplicistiche: ogni episodio è un caso a sé, frutto di un intreccio di fattori individuali e dinamiche relazionali, familiari e scolastiche”, avverte lo psicoterapeuta. Eppure un terreno comune tra i casi di violenza giovanile può essere individuato. 

Un ambiente accelerato 

“Oggi i ragazzi vivono in un ambiente esposto, accelerato e instabile”, sottolinea. La conseguenza è una condizione di crescente incapacità nella regolazione e nel contenimento delle emozioni. “Si registra uno scarto tra lo sviluppo cognitivo, sempre più precoce e stimolato e la maturazione delle emozioni, i cui tempi lunghi non possono essere accorciati”, spiega l’esperto. 

Un esempio concreto di questo gap tra funzione cognitiva ed emozionale è incarnato dalla pervasività del digitale, che “va più veloce rispetto ai tempi con cui la psiche umana riesce a elaborare gli stimoli e le esperienze”. Una fragilità che spesso si traduce nel “ritiro sociale o in forme di aggressività estrema come in questo caso”, sottolinea Lazzari. 

Il ruolo dei genitori

E i genitori? “In questo contesto si registra anche una crisi del ruolo degli adulti: i genitori faticano a svolgere la funzione educativa, a stabilire regole e dare l’esempio”. E poi c’è la scuola, il contesto primario di socializzazione in cui le difficoltà psicologiche emergono in superficie e diventano visibili. 

Una scuola senza strumenti 

“Alla scuola chiediamo non solo di fornire contenuti, ma anche di concorrere alla gestione di queste fragilità, senza fornire però gli strumenti adeguati per assolvere a questa funzione”, rimarca Lazzari. “Quando noi chiedevamo l’inserimento stabile degli psicologi negli istituti, non lo facevamo perché volevamo trasformare le scuole in ambulatori, ma per aiutarle a svolgere questo ruolo di educazione alle emozioni e di contrasto del disagio psicologico”. 

A mancare, secondo l’esperto “è un piano di ampio respiro che affronti le fragilità degli adolescenti in maniera sistematica. Mi sembra che qui si parla di malessere giovanile soltanto quando si verificano casi violenti come questo”. 

© Riproduzione Riservata