I primi segnali di difficoltà legati ai disturbi alimentari spesso emergono nei momenti più ordinari della vita familiare: a tavola, davanti allo specchio, durante la spesa o nel cambio di stagione degli armadi. Ed è proprio in queste situazioni quotidiane che si giocano equilibri delicati tra autonomia, controllo e percezione del proprio corpo.
In occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla, gli specialisti della rete per i disturbi alimentari del gruppo sanitario Kos hanno diffuso alcune raccomandazioni pratiche rivolte alle famiglie, con l’obiettivo di aiutare genitori e caregiver a gestire momenti particolarmente sensibili della quotidianità.
“Molte dinamiche cruciali nei disturbi alimentari, come il controllo delle calorie o il confronto con l’immagine di sé, sono presenti in molte famiglie con figli preadolescenti o adolescenti”, spiega Adolfo Bandettini di Poggio, direttore medico dell’area psichiatria del gruppo Kos.
“Alcuni disturbi come l’anoressia si manifestano in modo evidente, mentre altri, come bulimia, binge eating o ortoressia, possono rimanere nascosti. Per questo è fondamentale intervenire precocemente con un approccio integrato che coinvolga specialisti, famiglie ed educatori”, aggiunge.
I pasti in famiglia
Secondo gli esperti, uno dei momenti più delicati è quello dei pasti in famiglia. Qui si crea spesso una dinamica di controllo e contro-controllo: i genitori osservano e insistono, mentre il figlio o la figlia tendono a chiudersi o a difendersi.
La chiave, per gli esperti, è far sì che la tavola rimanga uno spazio di relazione e non diventi un momento di verifica del comportamento alimentare, evitando commenti su quantità, calorie o peso e cercando invece di parlare di altri argomenti per ridurre la pressione sul cibo. Utile anche mantenere orari regolari e una routine prevedibile, accettando che il percorso di cambiamento possa essere graduale.
Il cambio di stagione
Un’altra situazione che può rivelarsi più delicata di quanto sembri è il cambio di stagione degli armadi. Il passaggio agli abiti più leggeri può accentuare la vulnerabilità di chi soffre di un disturbo alimentare, perché aumenta l’esposizione del corpo e il confronto con le taglie dell’anno precedente.
In questi casi è bene evitare commenti sull’aspetto fisico proprio o altrui e non forzare prove di abiti se la persona manifesta disagio, privilegiando capi scelti per comodità e funzionalità piuttosto che per l’estetica.
Proteggere corpo e mente
La rete dedicata ai disturbi alimentari del gruppo Kos offre percorsi di cura convenzionati con il Servizio sanitario nazionale che includono ricovero specialistico, day hospital, riabilitazione nutrizionale, psicoterapia integrata e monitoraggio delle complicanze fisiche.
“L’obiettivo – conclude Bandettini di Poggio – è proteggere non solo la mente ma anche il corpo, che nei disturbi alimentari può subire danni importanti nel lungo periodo. La guarigione è possibile, ma richiede un lavoro corale che rompa il senso di solitudine di ragazzi e ragazze e li accompagni verso le cure necessarie”.

