La ricerca ha messo in luce i benefici dell’attività fisica anche per la salute del cuore, ma sottoporre a stress un soggetto che non sa di essere malato comporta rischi. A ricordarlo a LaSalute di LaPresse è Daniele Andreini, responsabile dell’U.O di Cardiologia Universitaria e Imaging Cardiologico presso l’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio e ordinario di Cardiologia all’Università di Milano. L’esperto, “dopo un po’ di scetticismo iniziale” valuta in modo positivo i device indossabili per gli sportivi. “Non costituiscono esami medici come Holter, Ecg o loop recorder, ma possono essere utile nell’individuare tachicardie improvvise o addirittura episodi di fibrillazione atriale”, dice.
Cardiopatie e sport
“Le diverse cardiopatie non espongono tutte al medesimo rischio di eventi avversi durante l’attività fisica, ma le patologie primitive del miocardio (le cosiddette cardiomiopatie) e la cardiopatia ischemica devono essere valutate attentamente prima di concedere un’idoneità allo sport anche non agonistico”.
Come distinguere fra le aritmie, individuando quelle che comportano maggiori insidie? “Un’ampia letteratura e le linee guida cardiologiche ci aiutano, già dal semplice Ecg a riposo, a distinguere le aritmie sempre (o quasi) benigne, ovvero le sopraventricolari, da quelle da attenzionare maggiormente, ovvero quelle che provengono dai ventricoli, soprattutto da alcune regioni del ventricolo sinistro”, spiega il cardiologo.
I sintomi da non sottovalutare mai
Quali sono allora i sintomi da non sottovalutare? “Dolore al torace, fiato corto a riposo o per sforzi minimi, sensazione di tachicardia improvvisa, sincope (svenimento, perdita di coscienza)”, chiarisce Andreini.
Le tecnologie basate sull’AI
Dopo i dispositivi indossabili sono arrivate le tecnologie basate sull’AI. Il loro contributo è “ormai indispensabile e insostituibile. Basti pensare ai nuovi tool di AI applicati alle tecniche diagnostiche di imaging, che ci consentono, come nel caso dei nuovi software installati nella nostra Cardiologia, di complementare un ecocardiogramma standard con la valutazione dello strain miocardico – per diagnosi raffinate prima non consentite – in modo del tutto automatico e senza incidere sulle tempistiche dell’esame. Oppure penso ai nuovi tool di AI che usiamo da qualche mese in risonanza cardiaca, che hanno consentito di limitare al massimo il maggiore problema di questo esame, ovvero la sua durata, ora ridotta del 40%, addirittura incrementando la precisione nella diagnosi”, spiega l’esperto.
Prevenzione e valutazione del rischio negli atleti
Nella valutazione dei rischi cardiaci negli atleti le tecniche di imaging hanno fatto notevoli passi avanti. “L’ecocardiogramma è da sempre la base della valutazione degli atleti; le tecniche di strain, il 3D ed il miglioramento globale della qualità delle immagini hanno ulteriormente arricchito la metodica in termine diagnostici e di follow-up”, continua Daniele Andreini.
“La risonanza magnetica è il gold standard per la valutazione degli atleti con aritmie ventricolari e sospetta cardiomiopatia. La Tac invece sta emergendo prepotentemente come gold standard per le anomalie coronariche (terza causa di morte cardiaca improvvisa nei giovani atleti) e soprattutto per valutare l’aterosclerosi negli atleti master”.
Quali sono, allora, i consigli per gli sportivi per coniugare allenamento e sicurezza? “In alcune categorie di atleti, come gli ultra 40enni, i portatori di fattori di rischio cardiovascolare (fumo, diabete, ipercolesterolemia, ipertensione, storia familiare) e i soggetti con sintomi sospetti, è bene sempre far precedere l’inizio dell’attività sportiva da una valutazione medica proporzionata all’età, alla storia clinica ed all’intensità dello sport che si pratica”, conclude lo specialista. Perché l’attività fisica fa bene, a patto che l’approccio sia personalizzato.

