Logopedia e AI: come cambiano le terapie per i disturbi del linguaggio

Logopedia e AI: come cambiano le terapie per i disturbi del linguaggio
Caroline Seidel/picture-alliance/dpa/AP Images

L’AI sta avendo un impatto significativo sulla logopedia, incidendo su monitoraggio del parlato e continuità terapeutica.

Telefono, e-mail e chat aperte per cittadini e famiglie. In occasione della Giornata europea della logopedia del 6 marzo, la Federazione logopedisti italiani (Fli) mette a disposizione, dal 2 al 6 marzo 2026, una linea dedicata, la chat Facebook in diretta e iniziative di orientamento su tutto il territorio. Un modo diretto per intercettare un bisogno tutt’altro che marginale.

L’uso dell’AI nella logopedia

In età evolutiva tra il 7 e il 10% dei bambini presenta difficoltà di linguaggio o comunicazione. Nell’adulto, i disturbi della comunicazione e della deglutizione riguardano una quota rilevante delle circa 100mila persone colpite ogni anno da ictus in Italia. È su questo terreno che l’intelligenza artificiale sta entrando nei percorsi riabilitativi – oggi in circa due casi su tre – con quattro ambiti principali: valutazione del parlato, esercizi personalizzati, teleriabilitazione e supporto al lavoro clinico.

“Il primo punto chiave dove l’AI è diventata molto importante nel nostro lavoro riguarda la valutazione e il monitoraggio del parlato”, spiega Tiziana Rossetto, logopedista e presidente nazionale Fli. 

“Sistemi di analisi automatica della voce e del linguaggio possono supportare il logopedista nella misurazione di parametri come intelligibilità, correttezza fonetica e fluenza”. Strumenti che non sostituiscono l’osservazione clinica, ma lo rafforzano, “soprattuto nei percorsi più lunghi e velocizza operazioni di trascrizione che altrimenti richiederebbero ore”, aggiunge Rossetto.

La continuità terapeutica

L’AI sta incidendo anche sulla continuità terapeutica. “Attraverso piattaforme digitali basate su algoritmi adattivi è possibile proporre esercizi personalizzati tra una seduta e l’altra, aumentando l’aderenza al trattamento e il coinvolgimento attivo del paziente e della famiglia, nei percorsi sia pediatrici che per l’età adulta”, dice Raffaella Citro, logopedista all’Aou San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno.  

“È possibile anche personalizzare gli esercizi in base agli interessi del paziente – prosegue Citro –  ad esempio inserendo immagini dei fumetti preferiti dal bambino o il lessico specifico dell’hobby dell’adulto, mantenendo alta la motivazione e favorendo la partecipazione della famiglia”.

“L’intelligenza artificiale ci sta già affiancando nel lavoro quotidiano anche sul piano organizzativo e comunicativo”, aggiunge Luigi Marotta, logopedista all’Ircss Ospedale Bambino Gesù di Santa Marinella. Ad esempio “nella preparazione di supporti, visivamente accattivanti e sempre nuovi, per la seduta terapeutica, nella sintesi dei dati clinici e la stesura di report, nel mantenere il dialogo con famiglie e caregiver”.

Fare un uso responsabile dell’AI

Con una precisazione: “L’uso che facciamo dell’AI deve essere sempre responsabile. Non dobbiamo perdere di vista il rispetto della privacy e la sicurezza dei dati dei pazienti”, conclude Rossetto. E dare priorità al tocco umano, “assicurandoci che l’AI non sostituisca ma rinforzi la relazione di cura”. 

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