Tra cene fuori e serate a lume di candela in casa, il cibo è protagonista di San Valentino 2026 con piatti consigliati per accendere la passione. Ma esiste una base scientifica dietro i presunti alimenti afrodisiaci o parliamo soprattutto di suggestione? LaSalute di LaPresse lo ha chiesto a Giuseppe Cirino, past president Società Italiana di Farmacologia Sif e professore ordinario di Farmacologia alla Federico II di Napoli.
“Nessun alimento etichettato come afrodisiaco genera il desiderio – chiarisce l’esperto – In realtà quelli più noti agiscono, piuttosto, come amplificatori di contesto, modulando sistemi di ricompensa, umore e attivazione fisiologica, lasciando poi al cervello, e alla relazione, il compito di fare il resto”. Ma vediamo meglio i ‘cibi di San Valentino’ e i loro effetti.
Cioccolato tra umore e piacere
Attenzione: “Il cioccolato, in particolare quello fondente, contiene diverse sostanze attive: feniletilamina, teobromina, flavonoidi e anche anandamide, un endocannabinoide coinvolto nei circuiti cerebrali del piacere e del benessere. Le quantità sono modeste – avverte Cirino – ma il cacao contiene anche composti che ne rallentano la degradazione, prolungando lievemente l’azione dell’anandamide endogena. Il risultato non è un effetto afrodisiaco diretto, ma una modulazione del tono dell’umore e della percezione del piacere, che può favorire una maggiore apertura emotiva e sensoriale”.
Peperoncino ed eccitazione
Il peperoncino invece “agisce attraverso la capsaicina, che stimola i recettori del calore e del dolore, aumentando l’attivazione fisiologica e inducendo il rilascio di endorfine”, assicura lo specialista. Ebbene, “questo stato di attivazione corporea – aumento del battito, vasodilatazione, sensazione di calore – può essere soggettivamente interpretato come eccitazione”.
Frutti di mare e… ormoni sessuali
Ancora più affascinante, dal punto di vista farmacologico, un altro alimento: “I frutti di mare, in particolare le ostriche, sono ricchi di zinco, un elemento essenziale per la sintesi degli ormoni sessuali, oltre a Omega 3 che supportano la funzione vascolare e neuronale. In questo caso – dice lo specialista – l’effetto è soprattutto di supporto metabolico e ormonale, più che di stimolazione immediata”.
L’ormone dell’amore e l’orchestra
Andando oltre la tavola e al di là dei rumor, cosa ci dice la ricerca scientifica sull’ossitocina, spesso definita “ormone dell’amore”? “Parlare d’amore e di mediatori chimici non è così semplice. Volendo riassumere, l’amore non è attribuibile a un singolo mediatore. Piuttosto è come un’orchestra in termini scientifici, un sistema integrato di segnali neurochimici. Se lo vogliamo spacchettare, nella fase iniziale di una relazione prevale il sistema dopaminergico che in termini semplicistici diciamo che è responsabile della motivazione, dell’anticipazione della ricompensa e della focalizzazione attentiva sull’altro”.
Questa è la fase dell’innamoramento. Ma come si consolida? “L’ossitocina non intensifica l’euforia, ma è più corretto dire che modula la fiducia, riduce l’ansia sociale e consolida l’attaccamento. Ma anche l’ossitocina non è sola: l’accompagnano la vasopressina, che contribuisce alla stabilità del legame, mentre le endorfine contribuiscono al benessere emotivo redendolo più sereno e duraturo”.
In termini semplici “l’innamoramento è un fenomeno prevalentemente dopaminergico; l’amore stabile è un processo neurobiologico multifattoriale, in cui l’ossitocina svolge un ruolo centrale ma non esclusivo. Quindi l’ossitocina non spiega perché ci innamoriamo, ma perché, a volte, restiamo. Insomma l’innamoramento accende la musica, ma è l’ossitocina che impedisce all’orchestra di smettere di suonare”, assicura il farmacologo.
Il menù di San Valentino e la tradizione letteraria
È interessante notare come la cucina dell’amore sia presente nella letteratura da secoli. “La tradizione popolare lo riassume efficacemente con il celebre detto: la strada per il cuore passa dallo stomaco. Un esempio è Afrodita di Isabel Allende, un libro che intreccia ricette afrodisiache, erotismo e narrazione”, aggiunge l’esperto.
“Tra i primi testi in assoluto troviamo invece il Manuel culinaire aphrodisiaque, attribuito allo pseudonimo Le Sire de Baudricourt (Parigi, Édition photographique, circa 1903). Si tratta di un vero e proprio manuale afrodisiaco con oltre 130 ricette, accompagnate da formule, filtri e bevande. Secondo la tradizione, l’autore sarebbe stato un marchese che frequentava la corte del Re Sole”, puntualizza il farmacologo.
Insomma, la suggestione resiste al tempo. Ma alla luce di tutto questo, esiste davvero un ‘menù dell’amore’? “Solo in parte: più che il singolo alimento, è l’accoppiata tra cibo e contesto a fare la differenza”, conclude Cirino.

