Manovra, Conte: "Non rinunciamo alle riforme". Di Maio: "Trattiamo con l'Ue, ma senza tradire i cittadini"

Il dialogo prosegue, ma su alcuni punti fermi il governo non arretra

L'incontro argentino c'è stato, ma non sembra aver portato ad una soluzione definitiva. Tra Roma e Bruxelles il negoziato continuerà, e passerà forse per un vertice con i leader di M5S e Lega lunedì 3 dicembre. A margine del G20 a Buenos Aires, il premier Giuseppe Conte vede a colazione il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Ci sono anche i responsabili dei dossier economici per Italia e Unione europea, rispettivamente il ministro Giovanni Tria e il commissario Pierre Moscovici.

"Il dialogo procede in un clima sereno - spiega il premier -. Ci stiamo confrontando in maniera molto costruttiva, molto aperta". Conte non fornisce altri dettagli, precisando che "non si è parlato di numeri finali", su cui sono circolate diverse voci. L'indiscrezione più interessante - ma smentita da Palazzo Chigi - sostiene che l'Italia sia pronta a scendere al 2% di rapporto Deficit/Pil. Nella trattativa con i commissari, però, "la riservatezza è d'obbligo", sottolinea Conte, aggiungendo che "stiamo lavorando a delle ipotesi che, fino a quando non avranno la veste di soluzione condivisa, non ha senso divulgare".

Nei prossimi giorni, i tecnici di Roma e Bruxelles verificheranno la plausibilità delle soluzioni messe sul tavolo disegnando di Buenos Aires disegnando con i commissari europei "stiamo valutando vari scenari", dice laconico il presidente del Consiglio. Le parole d'ordine dell'esecutivo giallo-verde, comunque, sembrano restare sempre le stesse: "Non rinunciamo alla prospettiva delle riforme", che "caratterizzano l'azione del governo". "Il margine di manovra", invece, riguarda "tutto il resto", concede Conte. Sembra concedere qualcosa anche il vicepremier M5S Luigi Di Maio, in visita in Veneto. "Noi non tradiremo gli italiani", inizia il ragionamento il leader del Movimento. Quindi, "se non si chiede al Governo di tradire gli italiani, possiamo portare avanti tutti i punti di caduta e compromessi che vogliamo". Il vicepremier pentastellato apre sulla manovra all'indomani di numeri poco lusinghieri sul Pil italiano, che nel terzo trimestre è andato sotto zero. Di Maio dà la colpa al precedente governo del Pd, "che ha fatto una manovra insipida che non aveva alcun investimento".

Proprio di fronte a una "economia che rischia di fermarsi, noi dobbiamo fare una manovra che mette soldi nell'economia", spiega il ministro del Lavoro. Il ministro per gli Affari europei Paolo Savona, tra i maggiori esperti di economia nel Governo, scrive in una lettera al Messaggero e chiede pubblicamente di reagire ai desolanti numeri del Pil con il "rilancio degli investimenti pubblici e privati". E' una strategia che piace al presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. "Se questo Governo realizzasse la crescita in questa chiave di lettura, potrebbe candidarsi ad aprire una grande stagione riformista europea dimostrando, tra qualche mese, che pur avendo sforato ha determinato la crescita e, quindi, l'errore era di chi aveva scritto la regola sui saldi di bilancio, non sull'economia reale", ragiona Boccia, chiedendo però più attenzione su Industria 4.0, l'alternanza Scuola-Lavoro, e il cantiere Torino-Lione, che a suo parere non può chiudere.
 

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