Terremoto Friuli 1976, Mattarella: “Qui il concetto di resilienza trova la sua radice”

Terremoto Friuli 1976, Mattarella: “Qui il concetto di resilienza trova la sua radice”

La premier con Mattarella a Gemona per il 50entenario del sisma. Il capo dello Stato: “”Qui ribadiamo il patto di coesione nazionale”

La tragedia e poi la rinascita. A Gemona del Friuli, in provincia di Udine, per il cinquantesimo anniversario del sisma del 6 maggio 1976 ci sono il capo dello Stato, Sergio Mattarella, e la premier, Giorgia Meloni, ma anche i ministri Giancarlo Giorgetti e Luca Ciriani oltre, fra gli altri, al capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano. Il presidente della Repubblica, accolto dalla premier, dal presidente della Regione Fvg Massimiliano Fedriga e dal sindaco Roberto Revelant, al cimitero depone una corona di fiori bianchi in memoria dei quasi mille morti del terremoto, circa 400 nella sola Gemona, che colpì un’area di 5.500 km quadrati e tre province, Udine, Pordenone e Gorizia. Il momento clou della giornata è il Consiglio regionale straordinario al Cinema Teatro Sociale, seguito dalla visita alla mostra ‘Friuli 1976. Una gran voglia di vivere nel segno del Messaggero Veneto’, a Palazzo Elti, dove centinaia di bambini con un tricolore in mano cantano l’inno di Mameli con Mattarella e Meloni.

“Il nostro Paese conserva formidabili risorse morali”

“Viene da pensare che il concetto di resilienza trovi la sua radice in questa terra”, dice il presidente della Repubblica. Che poi afferma: “Il nostro Paese conserva formidabili risorse morali di umanità e senso di unità, che sa esprimere nei momenti più difficili, prezioso patrimonio sociale e civile”. Mattarella, quindi, parla di un terremoto dalla “violenza inimmaginabile”. Dal dramma alla ricostruzione affidata al commissario straordinario Giuseppe Zamberletti. “Quel che ha fatto seguito alla tragedia di cinquant’anni or sono – sottolinea – conferma che il futuro dipende da noi, che l’esito della storia non è mai scontato, ma è affidato alla responsabilità e alle scelte di persone e comunità. Un insegnamento che vale sempre. Anche oggi, di fronte alle guerre, agli squilibri crescenti nel mondo, alle volontà di sopraffazione”. Il capo dello Stato, dunque, dice a chiare lettere: “Nell’ottantesimo anniversario del voto che volle la Repubblica e diede origine alla sua Costituzione, oggi qui a Gemona, insieme agli amministratori locali, ai rappresentanti delle istituzioni, del volontariato, in una terra e di fronte a un popolo capace di affrontare le avversità, di rialzarsi, ribadiamo il patto – in un momento di memoria e di impegno – di non lasciarci fuorviare nel cammino di progresso, nell’affermazione dei valori di solidarietà e di coesione, che qui sono stati vissuti e realizzati”

Meloni: “Riuscirono a trasformare una tragedia in modello per l’Italia intera”

Meloni, dal canto suo, elogia la forza d’animo dei friulani, che “riuscirono a trasformare una tragedia in modello per l’Italia intera, il modello Friuli, il miglior modello di ricostruzione che l’Italia abbia riconosciuto fino ad oggi”. E non solo. La presidente del Consiglio si sofferma sul fatto che, dopo “una calamità dalla forza mai vista prima”, tanto che “in molti pensarono che dalle viscere delle montagne si fosse risvegliato il leggendario Orcolat e che per 59 interminabili secondi avesse deciso di far sentire il proprio urlo, lasciando dietro di sé morte e distruzione”, “il tempo della paura e del dolore fu breve, perché – rimarca Meloni – ci fu un altro sentimento che immediatamente si fece largo: l’orgoglio dell’appartenenza, della volontà, della determinazione. Non c’era tempo per piangere, non c’era tempo per commiserarsi. Bisognava agire, bisognava reagire”. Dopo la tragedia del sisma del 1976, assicura, sono state “gettate le basi del sistema italiano di Protezione civile che conosciamo oggi, di cui tutti andiamo fieri che è all’avanguardia” ed “è diventato oggi un punto di riferimento a livello internazionale”. Meloni, quindi, raccoglie l’appello lanciato da Fedriga sull’”eredità dell’unità di intenti” e assicura: “Ci sono vicende che formano la coscienza di un popolo, che formano la sua forza” e “il suo senso di appartenenza, ed è la cosa più importante che noi abbiamo da tramandare ai nostri figli”.

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