25 aprile, Pagliarulo (Anpi): “L’antifascismo non è il passato ma un’idea di futuro”

25 aprile, Pagliarulo (Anpi): “L’antifascismo non è il passato ma un’idea di futuro”
Il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo (Foto Michele Nucci / LaPresse)

Il presidente dell’Associazione dei partigiani punta sul ruolo dei giovani

Tra il raduno di Forza Nuova a Predappio che celebra “la fine dell’antifascismo”, le dichiarazioni della seconda carica dello Stato Ignazio La Russa che continua a distinguere tra Costituzione e antifascismo, e il successo del movimento del generale Vannacci che apre sedi in città simbolo come Firenze, l’Anpi viene spesso descritta come l’ultimo presidio di un mondo che non c’è più. Ma Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’Associazione Partigiani, risponde a LaPresse ribaltando la prospettiva: l’antifascismo non è una nostalgia, ma una necessità vitale che sta ritrovando forza proprio nelle nuove generazioni. E a chi dichiara il superamento della categoria “antifascista”, Pagliarulo risponde con i numeri: “Proprio oggi abbiamo i dati quasi definitivi del tesseramento. Se nel 2024 eravamo 160.000, nel 2025 sfioriamo i 170.000. Siamo in crescita costante”. Un dato che, secondo il presidente, dimostra come la narrazione della fine dell’antifascismo produca l’effetto opposto: “Più si dice che l’antifascismo è morto, più crescono gli anticorpi democratici”.

Il ruolo delle nuove generazioni

In questo contesto, Pagliarulo descrive la “scoperta di senso” e la “riacquisizione di valori” delle nuove generazioni necessarie per sfidare un “tempo presente orribile”. Il cuore della sua riflessione si sposta proprio sui giovani, protagonisti di quella che definisce una “rivolta morale” visibile tanto nelle piazze per Gaza quanto nel recente referendum costituzionale: “C’è una nuova generazione che sta scoprendo l’impegno civile – spiega – la politica nell’accezione più nobile, e si ribella al nichilismo, cioè la negazione dei valori degli ultimi trent’anni. In questa rivolta morale c’è un profondo senso antifascista. Chi si indigna davanti alla catastrofe di Gaza o vota a difesa della Costituzione mette al centro il valore della vita e della persona. Hanno capito che la Costituzione è figlia diretta della Resistenza”.

Analizzando l’attuale scenario politico, Pagliarulo vede un governo in “fibrillazione permanente”, stretto tra la radicalizzazione di Lega e Fratelli d’Italia – timorosi dell’erosione elettorale di Vannacci – e i tentativi di smarcamento di Forza Italia. Ma il pericolo, avverte, è globale: “Siamo davanti a qualcosa di nuovissimo. Trump, Netanyahu, Milei, i fanatismi tech di personaggi come Peter Thiel… che cos’è questo se non un trionfo delle diseguaglianze? Immaginano una società gerarchica dove pochi comandano. E la gerarchia non era forse l’anima del fascismo? Apologia della guerra, superomismo e razzismo sono l’impasto culturale di un moderno fascismo”.

La situazione attuale

A chi accusa l’antifascismo di voler limitare la libertà d’espressione, Pagliarulo risponde con una celebre lezione di democrazia, citando l’incontro tra l’ex partigiano Vittorio Foa e l’ex repubblichino Giorgio Pisanò: “Foa disse a Pisanò: ‘Se aveste vinto voi, io sarei ancora in galera; visto che abbiamo vinto noi, lei può fare il senatore’”. E sottolinea come oggi, nel 2026, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente del Senato Ignazio La Russa provengano proprio da quella storia politica, a dimostrazione che non esiste alcuna esclusione.

“L’esclusione di cui parliamo – sottolinea – nasce dal fatto che la nuova Italia, sorta con la Liberazione e strutturatasi con la Repubblica e la Costituzione, si fonda sull’idea di espellere il fascismo dalla convivenza civile per un motivo semplicissimo: il fascismo ne è, storicamente, la negazione”. Eppure, oggi sembra non fare più paura, quasi venisse accolto con una normalizzazione preoccupante. Su questo Pagliarulo riflette: “Nella storia del nostro Paese c’è sempre stata una forte componente di destra, anche estrema. Ma la libertà di cui godono oggi tutti, anche chi viene da quella storia, è figlia proprio di quella vittoria antifascista che ha reso l’Italia un luogo di convivenza democratica”.

La libertà dunque c’è. Qual è il limite? “Il limite è costituzionale e viene espresso dalla XII disposizione finale e transitoria della Costituzione italiana, che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, ricorda Pagliarulo. Quindi “chi dice che c’è la negazione della libertà di espressione per i sostenitori dell’estrema destra dice il falso. Tant’è vero che Fiore fa questa grottesca iniziativa a Predappio, che Vannacci è libero di dar vita all’ennesimo e ancor più radicale partito di estrema destra e che la Lega organizza a Milano la manifestazione per la remigrazione”.

In chiusura, Pagliarulo ribadisce la sua fiducia nel cambiamento: dopo decenni dominati da individualismo e competizione, vede nei giovani una “riacquisizione di senso”. E conclude: “La morale è una cosa seria: è un sistema di pensiero a cui riferirsi per avere punti fermi. Le giovani generazioni si stanno costruendo una visione e stanno ritrovando i valori necessari per affrontare la vita che li aspetta”.

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