La ministra del Turismo, Daniela Santanchè, è arrivata al ministero intorno alle 10. La ministra, incalzata dai cronisti presenti dopo la richiesta di dimissioni per “sensibilità istituzionale” arrivata ieri tramite una nota di Palazzo Chigi, quindi direttamente dalla premier Giorgia Meloni, non ha risposto alle domande e si è limitata a dire “buongiorno”, scendendo dalla macchina con il telefono all’orecchio. Lo staff conferma tutti gli appuntamenti del giorno. Le opposizioni intanto hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti della ministra.
“Giorgia ti diamo una mano noi con la mozione di sfiducia a Santanchè, è incredibile che neanche la presidente del Consiglio riesca a fare dimettere la sua ministra. Ma diciamocelo chiaro, se avesse vinto il sì Delmastro, Bartolozzi e Santanché sarebbero ancora belli paciosi al loro posto e questo è altrettanto scandaloso”. Così su X la vicepresidente dei deputati di Italia Viva Maria Chiara Gadda
“Sono tre anni che vi diciamo che è indecente avere una ministra come Santanché, sospettata, tra le tante cose, di aver fatto truffe con il Covid. In commissione Covid pensavate di trovare qualcosa di illecito. E sapete perché? Perché per voi è impossibile che chi avesse il potere in quel momento gestisse le risorse in modo limpido e specchiato”. Così in Aula Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera.
Le opposizioni chiedono un’informativa urgente della premier Giorgia Meloni dopo la sconfitta arrivata al referendum. “Quello che è successo in questi giorni segna una dura sconfitta per il governo. È un dovere della premier quello di confrontarsi in Aula con il Parlamento. Non può sottrarsi nel dare risposte ai bisogni dei cittadini, ci deve dire come intende governare questo Paese”, ha detto la presidente dei deputati del Pd, Chiara Braga. “Meloni venga in Aula. Davvero la presidente del Consiglio e la maggioranza pensano di cavarsela cosi? Davvero il governo pensa di coprire questo sistema di potere? – le ha fatto eco Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S -. Noi sappiamo perfettamente che se al referendum avesse vinto il Si questa gente sarebbe al suo posto. A dimissionare Delmastro e Bartolozzi non è stata Meloni, ma 15 milioni di italiani ed italiane. Ma questo è un film già visto. Nella storia i nipotini dei fascisti fanno quello che facevano i fascisti. In questa maggioranza, che fino ad oggi ha difeso questi nomi, la stassa gente che in Antimafia ha il coraggio di attaccare persone come De Raho e Scarpinato, che la mafia l’hanno combattuta davvero. Dietro il governo c’è un sistema di potere a cui hanno detto No milioni di ragazze e ragazzi. Proprio loro, che questo governo ha chiamato violenti e nullafacenti. Voi li avete guardati con disprezzo, con arroganza, ma loro vi hanno detto NO a cominciare dalle piazze contro il genocidio e contro il riarmo”, ha concluso Ricciardi. Alla richiesta di informativa si sono uniti anche Avs, Iv, Azione e Più Europa. “Ci sono voluti 15 milioni di no alla riforma della giustizia, con le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, per fare le pulizie di primavera”, ha attaccato da Avs Marco Grimaldi. “In queste ore stanno accadendo cose incredibili. La presidente Meloni ha tentato di sfiduciare un proprio ministro, ma di fatto è il ministro Santanchè al momento ad aver sfiduciato la presidente Meloni. La presidente Meloni ieri ha ha fatto rotolare alcune teste, ma a noi sembra che sia il governo Meloni ad aver cominciato inesorabilmente a rotolare”, ha detto il segretario di Più Europa Riccardo Magi intervenendo in aula. “Di fronte alla situazione degli impegni nazionali e internazionali che abbiamo davanti, non è accettabile questa mancanza di compattezza politica e una tale lesione nella collegialità del governo. Ci aspettiamo che già nei prossimi minuti avvenga da parte della presidente Meloni un chiarimento e assuma l’impegno di farlo solennemente di fronte al parlamento, cosa che la presidente Meloni non fa con piacere, ma ci sono situazioni, e questa è una di quelle, nelle quali non si può rinunciare, come direbbe lei, a metterci la faccia”, ha concluso.
“Anche Azione chiede un’informativa urgente alla presidente del Consiglio. Giorgia Meloni venga in aula per spiegare cosa accade nel suo governo e cosa intenda fare per il Paese nei prossimi dieci mesi che precedono la campagna elettorale: se pensa di procedere solo con la legge elettorale, allora spieghi alle famiglie italiane che nei prossimi mesi nessuno si occuperà dei loro problemi. Il governo si chiama esecutivo perché ha il compito di fare qualcosa e dovrebbe occuparsi delle imprese, delle famiglie, dei giovani, delle donne e dei salari che non stanno reggendo alla difficile situazione internazionale”, ha aggiunto Matteo Richetti, capogruppo di Azione, associandosi alla richiesta che la presidente del Consiglio svolga un’informativa alla Camera.
“Le dimissioni di Daniela Santanchè sono state auspicate dal Presidente del Consiglio: ritengo che chi fa politica debba comprendere queste dinamiche e trarne le conseguenze. Certamente ribadiamo che noi siamo e restiamo garantisti — con tutti — e continuiamo a considerare il ministro innocente. Il garantismo, infatti, non può essere applicato a fasi alterne, come fa la sinistra. Dopodiché, se dovesse dimettersi per sensibilità politica e per evitare che l’opposizione — evidentemente a corto di argomentazioni — continui a concentrarsi su questa vicenda, renderebbe un servizio, come hanno fatto Delmastro e Bartolozzi, alla serenità con cui il governo deve poter proseguire il proprio lavoro”. Così Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, intervenendo a Rainews24.“C’è un evidente attacco dell’opposizione su queste tre questioni di cui si discute da tempo. Per questo è necessario voltare pagina e riportare al centro della politica italiana i problemi reali dei cittadini. Ritengo che Giorgia Meloni abbia fatto bene a richiamare alla sensibilità politica anche per dare un segnale alla opposizione. Anche se è probabile che l’opposizione non lo colga, perché pronta a strumentalizzare ulteriormente la situazione. Ma intanto si tolgono argomenti a chi vuole solo attaccare e si evita che si continui con queste polemiche”.Sulle eventuali responsabilità di Delmastro e Bartolozzi sull’esito del referendum, Nevi ha aggiunto: “In questi giorni non c’è stata una sola persona che mi abbia detto: ‘Io voto no per colpa di Delmastro o Bartolozzi’. Si tratta evidentemente di temi che riguardano soprattutto il dibattito tra addetti ai lavori. Il popolo, invece, non percepisce queste dinamiche come centrali”, ha concluso.
“Anziché votare nel merito del referendum, si è dato un giudizio sulla presidente del Consiglio”. Così il leader di Italia viva, Matteo Renzi, a ‘Mattino Cinque’, su Canale 5. Alla domanda se Giorgia Meloni si riprenderà, l’ex premier risponde: “Questo non lo sappiamo. Lei ha detto ‘Non mi dimetto e rimarrò’, ma ha visto che quando un referendum viene bocciato dai cittadini, si rompe il giocattolino della presidente. Ha perso il primo vero, grande test ed è scoppiato un bel caos dentro il governo. Ho l’impressione che è iniziata la resa nei conti”. “Siccome faccio il tifo per l’Italia, come si fa a credere che la premier sia forte se non riesce a farsi ascoltare dai suoi?”, sottolinea Renzi con riferimento al caso Santanchè.
“Il senatore Malan ci ha confermato che il ministro Santanchè si dimetterà ma credo che in ogni caso sia utile, sia per la maggioranza che per l’opposizione, che il presidente del Consiglio venga in Aula per spiegare che c’è una fase due del governo e come verrà gestita. Credo sia un’occasione, dopo questa sconfitta, di spiegarci in che modo vorrà cambiare il suo agire, che insegnamenti ne ha tratti o che modifiche di linea vorrà prendere. Mi pare chiaro dalle dimissioni di Delmastro e Bartolozzi e da quelle che arriveranno della Santanchè, che sia necessario spiegare su quali basi programmatiche il governo andrà avanti”. Così il leader di Azione, Carlo Calenda, intervenendo in Aula al Senato.
“La Camera, premesso che: l’articolo 94 della Costituzione attribuisce a ciascuna Camera il potere di revocare la fiducia mediante mozione motivata; la responsabilità politica dei singoli ministri costituisce elemento essenziale del corretto funzionamento dell’Esecutivo e del rapporto fiduciario con il Parlamento; considerato che: – la Presidente del Consiglio dei ministri, con dichiarazione resa nel tardo pomeriggio del 24 marzo c.a. ha pubblicamente auspicato le dimissioni della Ministra del turismo Daniela Garnero Santanché; tali dichiarazioni evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario tra la Presidente del Consiglio e la Ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica; la mancata assunzione di responsabilità mediante dimissioni volontarie, a fronte di una esplicita presa di distanza del vertice dell’Esecutivo, configura una grave anomalia istituzionale; tale situazione compromette la credibilità dell’azione di governo e arreca pregiudizio all’immagine delle istituzioni; visto l’articolo 94 della Costituzione e visto l’articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati, esprime la propria sfiducia alla Ministra del turismo, senatrice Daniela Garnero Santanchè, e la impegna a rassegnare le proprie dimissioni”.
“Quanto al ministro Santanchè, come tutti i membri del governo, seguirà le indicazioni del presidente del Consiglio”. Lo ha detto il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, intervenendo in Aula.
“Doveva essere il ponte dell’Europa con Trump su dazi e guerra, doveva imporsi a Bruxelles… e invece scopriamo che Meloni fatica a far dimettere la sua Ministra e compagna di partito Santanchè. Che situazione indecorosa per le Istituzioni! Al danno di immagine di questi anni si aggiunge adesso l’imbarazzo di uno stallo che rivela tutta la debolezza della premier”. Così su Facebook il presidente del M5S, Giuseppe Conte. “Dopo quasi 3 anni passati a salvarla con voti e scudi in Parlamento anche di fronte a una truffa covid ai danni dello Stato, ora la Presidente del Consiglio è stata costretta da 14 milioni di voti a implorare Santanchè in un comunicato stampa affinché lasci il Governo. E dopo ore e ore ancora non succede nulla. Che balletto indecente! Tutto questo è la conferma che abbiamo avuto in questi anni una premier sotto ricatto politico anche dentro il suo partito. Altro che ‘Fratelli’ d’Italia”, conclude Conte.
“Probabilmente andavano fatte prima, però io sono tra quelli che non chiedono mai le dimissioni. Dico solo se delle cose vanno fatte, se delle misure vanno prese, che sia subito. Pensiamo al ministero della Santanchè, è uno dei misteri più delicati, quindi come può lavorare in questa situazione di incertezza? Se devono farlo lo facciano subito. Dovevano pensarci prima, non c’è dubbio”. Così il sindaco di Milano Giuseppe Sala, a chi gli chiedeva se il passo indietro di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, e la richiesta della premier di dimissioni alla ministra del turismo Daniela Santanchè, fossero un tentativo tardivo di recuperare il consenso dopo lo stop al referendum.
“Santanchè è senza vergogna e dignità. Alla mancanza di senso del limite morale si associa la mancanza del senso del limite istituzionale. Non avevamo dubbi”. Lo scrive su Facebook il leader di Azione, Carlo Calenda.

