Fico: "Drastico cambio prospettiva"

Contenere le perdite. L’ordine di scuderia nel Movimento 5 Stelle è chiaro, anche se il clima è di totale incertezza. Molto più di quanto sia mai accaduto nella breve storia del M5S, che ha sempre vissuto periodi di forti turbolenze, con tanto di voci su possibili scissioni, ma mai con possibili strascichi nefasti come quelli che si prospettano oggi. Perché di mezzo c’è un governo, ma soprattutto il destino degli italiani in piena pandemia. È questa la leva principale su cui i pontieri stanno spingendo per frenare i bollenti spiriti di quanti sono incavolati dell’appoggio a un ex banchiere come Mario Draghi, ma anche di quelli che sono rimasti delusi dalla composizione della squadra di governo. E sono tanti.

 

La vulgata suggerisce che sono quaranta i portavoce pronti a lasciare, di cui almeno venti al Senato. Numeri che non mettono a rischio l’esecutivo, ma di sicuro riducono all’irrivelanza il corpaccione pentastellato. Ora dopo ora, però, la fronda si assottiglia, lasciando la speranza ai vertici che alla fine saranno non più di una decina i parlamentari persi sul campo. Tra questi ci dovrebbero essere quasi certamente Mattia Crucioli e Bianca Laura Granato. Il primo ha ormai ingaggiato una singolar tenzone nientemeno che con Beppe Grillo, sfidandolo sul terreno dell’ironia alla “prova finale”. Mentre la senatrice calabrese punta su “un’opposizione credibile e con un peso politico serio”, augurandosi “che il buonsenso prevalga e i nostri ministri si ritirino”.

 

Tra quelli a forte rischio per la fiducia c’è anche Nicola Morra, non un nome qualsiasi per la base grillina. “Escludo di votare a favore”, ammette il presidente della commissione Antimafia, che resta comunque “in attesa di valutare nel merito i vari provvedimenti”. L’ipotesi è che possa non partecipare alla votazione. Perché la proposta lanciata da Davide Casaleggio di astenersi è stata già bocciata dai vertici M5S, così come appare assai improbabile ripetere la consultazione su Rousseau, caldeggiata da Barbara Lezzi e altri parlamentari.

 

La situazione, dunque, è esplosiva. Infatti, i big sono scesi nuovamente in campo. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, via Facebook lancia messaggi inequivocabili: “Davanti a noi c’è ancora tanto lavoro da fare, ulteriori dossier restano aperti. Ci aspettano mesi duri e complessi”. E anche Roberto Fico interviene nel dibattito, ribadendo che “il nuovo super ministero c’è. Avrà competenze e perimetro che prima non esistevano. Tutto ciò che riguarda l’energia confluirà nel ministero della transizione ecologica, assieme all’ambiente”. Il presidente della Camera comprende i malumori di attivisti e parlamentari, ma tuona: “Dobbiamo adottare un cambio di prospettiva drastico”.

 

Intanto, alcuni senatori – rivelano diverse fonti pentastellate – avrebbero addirittura chiesto a Vito Crimi di lasciare “libertà di coscienza” al gruppo sulla fiducia al governo Draghi. A quanto risulta, però, l’istanza non ha ricevuto nessun parere dal capo politico. Forse verrà riproposta nell’assemblea congiunta che dovrebbe svolgersi stasera, alla vigilia della seduta a Palazzo Madama. Anche se i rumors spiegano che la linea proposta da Giuseppe Brescia, ovvero una sorta di ‘fiducia con riserva’, sembra aver convinto buona parte dei dissidenti. La riflessione del presidente della commissione Affari costituzionali della Camera è semplice: “Tutti dobbiamo rispettare il mandato che ci ha dato la base”, dunque dare il via libera all’Esecutivo, ma “se gli altri gruppi di maggioranza non ci ascolteranno e vorranno smontare vere conquiste, come il Reddito di cittadinanza, noi la toglieremmo”. Dunque, “dobbiamo esserci in Cdm e come sottosegretari, far sentire il peso della nostra squadra parlamentare”, svolgendo “un’opera di controllo”. Oggi e mercoledì, infine, i Cinquestelle saranno chiamati, in seconda convocazione, a decidere se cambiare lo Statuto passando dal capo politico alla governance: sarà l’ennesimo banco di prova per la tenuta del Movimento.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata