Accordo di massima dopo quasi 4 ore di confronto a Palazzo Chigi

Molte nuvole, tanti tuoni ma alla fine il diluvio non arriva. Sul Recovery plan la maggioranza fa un passo in avanti. E nonostante nel vertice tra Giuseppe Conte e i capidelegazione, allargato ai ministri Roberto Gaultieri, Stefano Patuanelli e Giuseppe Provenzano, oltre a due rappresentanti per ogni forza politica, la tensione si tagli con il coltello, alla fine arriva un accordo di massima. Il testo completo arriverà almeno 24 ore prima del Consiglio dei ministri, per dare ai partiti il tempo di fare le dovute valutazioni, che saranno portate in Cdm. Probabilmente già martedì prossimo, per poi passare al vaglio del Parlamento, delle parti sociali e infine dell’Europa. Ma non è stata affatto una passeggiata: ci sono volute quasi 4 ore di confronto, in alcuni passaggi ad altissima tensione, per certificare che il governo non salta. Almeno per il momento.

Alla vigilia, infatti, tutto sembrava correre verso un’unica soluzione, una crisi praticamente inevitabile. Del resto le parole della capodelegazione di Iv, Teresa Bellanova, lasciavano poco spazio alle interpretazioni: “Per me l’esperienza del governo è al capolinea, ormai mi pare evidente che si sia conclusa”. Con tanto di invito della ministra a Conte, con toni anche ruvidi ma efficaci: “Scenda dalla sua torre d’avorio e cominci a confrontarsi”. Durante la riunione, il premier – racconta chi c’era – è rimasto sempre calmo, nonostante le tensioni e lo scambio di accuse. Quello più duro si consuma tra Iv e Pd, con i renziani che rilanciano sia il Mes che il progetto del Ponte sullo Stretto, poi alzano la voce per non avere ancora avuto un testo completo del Recovery plan: “Bisogna fare in fretta, si è già perso troppo tempo”. A rassicurarli che la richiesta sarà soddisfatta è Gualtieri. L’atteggiamento degli ex compagni di partito, però, non piace alla delegazione dem, che replica con la richiesta di pestare sull’acceleratore, a differenza di Italia viva che “mette paletti” su diversi punti. Ma “i partiti non possono commissariare il Cdm”.

Il punto di rottura arriva poco dopo, quando arrivano indiscrezioni dal vertice di Palazzo Chigi che lanciano un preciso ‘j’accuse’ ai renziani: “Stanno ostacolando e prendendo in ostaggio il Recovery plan”. Tra i primi a reagire è il coordinatore nazionale di Iv, Ettore Rosato, che rintuzza: “Ancora non l’hanno neanche scritto. Si può avere idee diverse, ma non si può essere bugiardi”. Nel frattempo, Matteo Renzi, ospite in tv nelle stesse ore in cui si tiene il vertice: “Sono sei mesi che chiediamo questo piano. Dico al governo: prendete una decisione, quale che sia”.

Al termine della riunione, lo scontro si sposta sui social. Perché proprio Renzi insiste: “Le veline di Palazzo dicono che Italia Viva ‘tiene in ostaggio il Recovery plan’. Santa pazienza! Ribadiamolo: non ci è stato ancora consegnato, non c’è. Lo abbiamo chiesto in aula il 22 luglio 2020, dice che forse lo inviano domani”. L’ex premier non la manda giù: “Visto il modo con il quale Chigi sta gestendo la comunicazione del vertice di maggioranza, chiederemo che i prossimi incontri siano rigorosamente in streaming”.

A stretto giro di posta arrivano, poi, i commenti delle altre forze politiche. Orlando, per il Pd, twitta (apprezzato anche dal segretario, Nicola Zingaretti): “Tutte le forze della maggioranza hanno deciso di approvare la prossima settimana la proposta di Recovery. Credo sia una decisione giusta e responsabile. Evitiamo che le divisioni politiche pesino su questo strumento fondamentale per il futuro del Paese”. Gli risponde Davide Faraone: “Quindi non è vero che noi di Italia Viva stiamo tenendo in ostaggio il Recovery”. Il M5S si tiene lontano dalla bufera e punta sui risultati portati a casa, come “la decisione di prolungare il superbonus al 110% fino al 2023 per l’edilizia residenziale” e “i miglioramenti sul fronte delle politiche attive del lavoro”. Il capo politico, Vito Crimi, ringrazia ministri, la delegazione pentastellata e Conte per “l’ottimo lavoro che stanno facendo, con spirito costruttivo e di collaborazione”.

Ora ci sarà (forse) un week end di ‘tregua’ prima dello scontro finale in Consiglio dei ministri. Nessuna ipotesi è ancora da escludere, ma almeno su un punto tutti sembrano essere d’accordo: prima si deve portare a casa il Recovery plan. O saranno guai seri per l’Italia.

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