Oggi l'assemblea di deputati e senatori pentastellati per definire la "road map" delle prossime settimane
La giornata di ieri per i Cinquestelle è iniziata con il rinvio dell'assemblea che si sarebbe dovuta tenere in serata. In apparenza nulla più di ordinaria amministrazione, in realtà è il segnale che il Movimento aspetta le mosse di Matteo Renzi: nel pomeriggio di oggi infatti è fissata la direzione spartiacque del Pd in cui il premier dimissionario dirà le sue intenzioni. Beppe Grillo è chiaro e dal blog lancia il suo messaggio politico al Partito democratico: "Noi vogliamo andare al voto al più presto il Pd che ne pensa? La voce del suo segretario conta ancora qualcosa? Aspettiamo una risposta dopo la vostra direzione". Ecco perché l'assemblea di deputati e senatori pentastellati comincerà soltanto intorno alle 19 al palazzo dei gruppi parlamentari della Camera, dopo l'intervento del "premier dimissionario congelato" alla direzione dem. Nulla più di una "riunione normale post referendum per darci degli abbracci", spiega il deputato Danilo Toninelli in Transatlantico.
Quel che è certo è che l'assemblea servirà a definire la "road map" delle prossime settimane e, a quanto riferiscono fonti parlamentari, il secondo punto all'ordine del giorno non è ancora stato definito: si aspetta che Renzi dica se è favorevole o no a elezioni anticipate e quando. Mentre al primo punto dovrebbe esserci il programma di un futuro governo a 5 Stelle.
Alla provocazione di Grillo – "Renzi non è abituato alle elezioni, ne ha paura e crede che sia un ordigno del MoVimento 5 Stelle"- replica il capogruppo della Camera Ettore Rosato: "Caro Beppe Grillo il Pd non ha paura delle elezioni. L'ultima volta noi abbiamo preso il 40% tu il 21". Ma il capo politico dei Cinquestelle non molla e rilancia: "Vorrei tranquillizzare Renzi. Le elezioni non sono un'arma, tantomeno una mia arma".
Sul voto anticipato caldeggiato da M5S, Lega e, secondo indiscrezioni, anche da una parte della maggioranza, pesa però la sentenza della Consulta e la volontà del presidente della Repubblica Sergio Mattarella verso il quale tuttavia il M5S ha mostrato piena fiducia. La Corte costituzionale dovrà pronunciarsi sull'Italicum il 24 gennaio e il Parlamento avrà a disposizione settanta giorni per modificare eventualmente la legge. Elezioni anticipate quindi, ma non troppo. C'è un'altra ipotesi, tuttavia, che il Parlamento cerchi di cambiare l'Italicum prima che arrivi il pronunciamento della Corte, in tal caso, i pentastellati non hanno dubbi: "Sarebbe un AntiCinquestellum", vale a dire una legge elettorale fatta per impedire al M5S di vincere. Per questo motivo Alessandro Di Battista ribadisce: "Non ci interessa sederci ai tavoli con questi bari, con questi ladri di democrazia" per fare una nuova legge. E, polemico nei confronti dei parlamentari che sperano nel prolungamento della legislatura fino all'autunno per ottenere i vitalizi, aggiunge che "molti vogliono solo maturare la pensione", ma il M5S non intende "bivaccare per la legge elettorale, sapendo che l'unica legge elettorale che vogliono è una che vada contro il M5s". Si chiariscono intanto alcuni punti su cui si era fatta un po' di confusione all'indomani del risultato referendario: il Movimento non vuole l'Italicum, ma un Italicum corretto dalla Corte.
"Quelli che dicono che ci piace l'Italicum si dimenticano un passaggio: se è arrivato alla Consulta è grazie ai ricorsi firmati dal Movimento", si accalora Toninelli. "Una volta recepite le osservazioni della Corte dal Parlamento – spiega Roberto Fico – la legge elettorale sarà costituzionale senza bisogno di andare al banco o al tavolo con questi partiti per cambiarla". Al Senato si applicherebbe la stessa legge modificata. A specificarlo è il senatore Vito Crimi. "Dopo mesi – afferma – ci si è accorti finalmente che manca una legge al Senato. Noi abbiamo proposto una soluzione, prendere l'Italicum corretto dalla Corte costituzionale e applicarlo al Senato e abbiamo risolto il problema di una legge disomogenea". Escluse tuttavia possibili alleanze con Matteo Salvini e la Lega o altri partiti, sebbene le posizioni politiche vicine: "loro sono la casta", è il ragionamento. E sul futuro candidato alla presidenza del Consiglio, massimo riserbo: sarà la rete a decidere. Ai cronisti che gli chiedono se accetterebbe la corsa verso Chigi, Fico risponde: "Io sono disponibile a candidarmi in tutti i ruoli che possono servire al M5S come ogni normale portavoce".
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