Rimini, 27 ago. (LaPresse) – “Esistono solo idee che aspettano il loro tempo, e il tempo degli Eurobond sta arrivando”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti parlando al meeting di Cl a Rimini, insistendo sull’idea dei titoli di stato europei, che definisce “un’idea forte da sostenere”.

Secondo il ministro, pensare che “lo sviluppo dell’Europa possa essere basato sulla domande interna è sbagliato, c’è saturazione, se si pensa al modello export, che è importante e necessario ma non è sufficiente. E’ fondamentale la gamba costituita dagli investimenti pubblici per il bene comune, per finanziare lo sviluppo e per combinare il rigore dei bilanci statali”.

“Oggi sento dire – ha aggiunto – che è un’idea che non può andare perché conviene a Italia e Spagna ma non conviene alla Germania”. Secondo Tremonti “Non è appropriato” altrimenti non si spiegherebbe perché il Regno Unito si dimostri favorevole alla loro introduzione. “Forse il governo inglese vede che l’idea rappresenta la soluzione al problema del debito in Europa”, ha considerato il ministro.

Tremonti ha ricordato come l’automobile fosse il driver delle nostre economie, e ha quindi aggiunto “Dobbiamo trovare un nuovo modello, un nuovo driver di sviluppo, un nuovo tipo di bene di investimento comune, e – ha insistito – l’unico è quello degli eurobond”.

Si è quindi ricollegato all’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al meeting: “Napolitano ha citato il discorso di Roosevelt sulla paura”. “Ma va ricordato – ha quindi aggiunto – come Roosevelt ha gestito la crisi del ’29: non ha salvato le banche, ma ha salvato le famiglie e le imprese. Ha salvato delle banche la parte commerciale, al servizio di famiglie e industria, non la parte di speculazione”. A queste parole del ministro, è scattato un applauso dal pubblico.

“Io credo che molti errori sono stati commessi. Il primo è stato usare la parola ‘crisi'”. Ha quindi fatto un paragone con la Francia di Luigi XVI, quando il re non seppe capire che non si trattava più di una rivolta ma di una rivoluzione. “Troppi governanti hanno pensato che non fosse una crisi ma un ciclo, un ciclo economico vecchio stile. Non hanno ristrutturato il sistema finanziario”.

Poi, ricollegandosi al confronto fatto in precedenza con la politica di Franklin Delano Roosevelt durante la crisi del 1929, ha affermato “Le banche vanno salvate quando fanno sviluppo, non quando speculano nel casinò della finanza”, dando il via ad un nuovo applauso dal pubblico. Ha quindi aggiunto che è stata depistata l’azione dei governi, e non sono state scritte regole sulla finanza “se non per finta”, dato che, “essendo materia complicata, dovevano essere proposte dai banchieri e non dovevano farle i governi”. “La crisi è stata gestita usando, per i salvataggi, i debiti pubblici, e così la medicina è diventata il male in sé”.

“Alla prossima crisi cosa succede? Forse la parola ‘prossima’ è sbagliata”. Il ministro ha poi usato la metafora dei videogiochi per descrivere l’attuale fase di incertezza economica e finanziaria. “Non c’è ancora il game over della crisi, siamo ancora in un videogame in cui i mostri si avvicendano”. “Eppure – ha affermato Tremonti – c’è una prospettiva e una possibilità. E su questo dobbiamo impegnarci forti dell’esperienza degli errori che in questi 5 anni hanno fatto gli altri. Rooselvelt parlava di un appuntamento col destino. E non è la via dei sacerdoti del denaro in eterna riunione”.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata