Il ministro della Transizione ecologica: "Non solo solare e eolico, ma anche idroelettrico"

La sfida ai cambiamenti climatici impone un’accelerazione sul fronte del taglio delle emissioni di CO2 e della decarbonizzazione dell’economia; quindi è ora di lavorare “pancia a terra sulle rinnovabili“. Lo sprint in vista dell’obiettivo al 2030 lo lancia il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che allo stesso tempo chiede di “togliere dai piedi” il carbone per far posto al gas. Eppure di fronte a questo scenario – come racconta lo studio messo a punto dal Green city network della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e dal Gse (Gestore dei servizi energetici) – le città italiane non sono ancora pronte, anzi sono in ritardo proprio sulle rinnovabili, sull’abbattimento della CO2 e sui Piani di adattamento.

Per l’obiettivo al 2030 – spiega Cingolani – lavoriamo “sulle rinnovabili pancia a terra”. Ma, avverte: “Non soltanto solare e eolico; infatti ora stiamo lavorando anche su altre fonti che sono più continue”, tipo l’idroelettrico. Le rinnovabili – osserva ancora il ministro – sono “uno dei frutti bassi da raccogliere” in questa transizione. “Si può fare moltissimo, si dovrebbe andare verso le rinnovabili, e quando ci sarà il nucleare sicuro si potrà ragionare. Questa è la strada”.

Le città italiane che questa sfida dovrebbero raccoglierla – come viene fatto presente dall’indagine del Green city network condotta tra marzo e aprile 2022 con il coinvolgimento di un campione di 14 milioni di italiani residenti in città grandi e piccole tra cui 10 aree metropolitane (Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste e Venezia) – sono però in ritardo rispetto alla neutralità climatica al 2050, al di là degli obiettivi Ue al 2030; i nodi riguardano in particolare il monitoraggio del taglio delle emissioni di CO2 e le rinnovabili, oltre al risparmio energetico e ai Piani di adattamento ai cambiamenti climatici.

Secondo il rapporto, che si è concentrato su sei temi (neutralità climatica, efficienza energetica, fonti rinnovabili, decarbonizzazione dei trasporti, gestione circolare dei rifiuti, assorbimenti di carbonio), quello che accade è che “le città italiane stentano a imboccare la strada della neutralità climatica”. E anche “se ci sono progressi” come per esempio l’adesione dell’85% al Patto dei sindaci per l’energia e il clima, il 90% del programma per incrementare il verde urbano in grado di assorbire la CO2, e il 90% di progetti per la mobilità sostenibile, vengono messi in evidenza “molti ritardi” nelle fonti rinnovabili, nel risparmio energetico, nei Piani per l’adattamento, e “nell’obiettivo della neutralità climatica al 2050, fissato soltanto dal 4% delle città”. Ma soprattutto “la maggioranza delle città non è in grado di valutare i risultati” sul “taglio della CO2 dei Piani e dei progetti messi in campo”, dal momento che non sono sotto monitoraggio. Al momento per Cingolani “l’imperativo è togliersi dai piedi il carbone e sostituirlo con il gas, da subito. Cosa che l’Italia ha già fatto e altri Paesi ancora no”.

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