Rifiuti: i velisti acchiappa-plastica, tante microfibre in mare in Europa

Rifiuti: i velisti acchiappa-plastica, tante microfibre in mare in Europa

l mar Baltico è risultato quello con i livelli più alti, il doppio rispetto al Mediterraneo

Le microfibre sono diffuse nei mari europei. A dirlo ‘The Ocean race’ che con i suoi velisti le ha raccolte durante la regata la scorsa estate. Il mar Baltico è risultato quello con i livelli più alti di microplastiche in Europa, il doppio rispetto al Mediterraneo. Questi alcuni dei principali risultati della nuova ricerca condotta dagli equipaggi di ‘The Ocean race’, con la quale è stato misurato anche l’impatto della crisi climatica sui mari europei.
Tutti i 36 campioni d’acqua raccolti in Europa – tra cui nel Mar Baltico, nel Canale della Manica, lungo la costa atlantica e nel Mar Mediterraneo – hanno rilevato “microfibre (piccole fibre di plastica) che entrano nell’ambiente dalla produzione, lavaggio e uso di abiti sintetici. Le fibre provengono anche dai pneumatici delle auto, che finiscono in mare dopo forti piogge e deflussi, e da parti di attrezzi da pesca e lenze”.

I dati – raccolti dagli equipaggi partecipanti alla prima edizione di ‘The Ocean race Europe’- hanno indicato che in media i mari europei contengono 139 particelle di microplastica per metro cubo. L’83% di queste particelle sono microfibre, mentre il resto sono frammenti provenienti dalla degradazione di oggetti di plastica più grandi come bottiglie, imballaggi e microsfere contenute negli articoli da toilette; tre dei campioni (due dalla Manica e uno dal Mar Mediterraneo) contenevano esclusivamente microfibre.
Secondo Aaron Beck, ricercatore senior al Geomar Helmholtz Centre for Ocean research kiel – che ha coordinato l’analisi dei campioni di microplastica – “i dati mostrano chiaramente che le microplastiche sono pervasive nell’oceano e che, sorprendentemente, la componente principale di queste microplastiche sono le microfibre. In passato la ricerca tipicamente si è concentrata sul rilevamento di frammenti, piuttosto che fibre, quindi questi nuovi dati sono significativi e mettono in evidenza il valore delle collaborazioni con partner come ‘The Ocean race’ che ci aiutano a definire meglio la composizione e la distribuzione delle microplastiche negli strati superficiali dell’oceano”.

I risultati della regata-ricerca stanno contribuendo allo sviluppo di “una mappa della plastica nell’oceano e aiutano a comprendere come le microplastiche si trasferiscono negli ecosistemi marini. Le microfibre sono il tipo di microplastica mangiato più di frequente dalle specie marine e quindi rappresentano un fattore preoccupante per la biodiversità oceanica”.
‘The Ocean race Europe’ si è svolta nei mesi di maggio e giugno 2021, con partenza da Lorient nel nord-ovest della Francia e arrivo a Genova, in Italia. I dati sono stati raccolti su un periodo di sei settimane, che comprendeva la regata stessa e un prologo, in cui le barche sono partite da Klaipeda in Lituania, e hanno navigato nel Nord Europa e nella Manica fino al porto di partenza.
Il bilancio racconta che il Mar Baltico ha i più alti livelli di microplastiche in Europa, con 230 particelle per metro cubo, il doppio della quantità trovata in Mediterraneo (112 particelle per metro cubo), che è considerato un hotspot per l’inquinamento da plastica.

“L’alta quantità di microplastica nel Mar Baltico rispetto al Mar Mediterraneo è un dato inaspettato – dice Aaron Beck – i fattori, come il periodo dell’anno in cui i dati vengono raccolti, possono avere un impatto sulla distribuzione delle microplastiche. Più dati possiamo raccogliere, in diverse aree e stagioni, meglio possiamo capire la fonte delle plastiche e dove finiscono”.
Sul fronte CO2 si è notato che livelli di anidride carbonica sono più alti in Mediterraneo, come conseguenza delle temperature calde e del poco vento. I dati raccolti in Mediterraneo sono particolarmente utili agli scienziati poiché questo mare si può considerare come un “oceano in miniatura”. La velocità del cambiamento è maggiore in Mediterraneo che in altre parti dell’oceano, e permette quindi di capire cosa succederà in futuro a causa del cambiamento climatico su scala globale.
“Il cambiamento climatico e l’inquinamento da plastica – osserva Simon Weppe, responsabile scientifico di ‘The Ocean race’ – hanno, in pochi decenni, causato un drastico declino nella salute dell’oceano. Più conosciamo la portata di questi problemi, meglio siamo in grado di agire per combatterli; è cruciale, poiché lo stato dei mari e il destino del pianeta sono totalmente interconnessi. E’ vitale che i governi agiscano sulla base di prove scientifiche per proteggere e ripristinare la salute del nostro oceano e tutto ciò che ne dipende”.

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