L'election day, il sistema dei grandi elettori, i collegi elettorali. Tutto quello che c'è da sapere per capire il voto americano 

 Stati Uniti alle urne per le elezioni presidenziali. L'Election Day, com'è consuetudine, cade il martedì successivo al primo lunedì di novembre, dunque quest'anno il 3 novembre. Queste elezioni segnano la fine del primo mandato di Donald Trump, 45esimo presidente degli Stati Uniti, che proverà a battere il rivale democratico Joe Biden e a rimanere alla Casa Bianca altri quattro anni (questa la durata del mandato presidenziale negli Usa). Si può essere rieletti alla Casa Bianca solo una volta. Finora solo 10 volte un presidente Usa in carica che abbia tentato la rielezione non ci è riuscito: l'ultima risale al 1992, quando George H. W. Bush perse contro Bill Clinton. Gli altri casi sono i seguenti: John Adams, John Quincy Adams, Grover Cleveland e Benjamin Harrison, William Howard Taft, Herbert Hoover, Gerald Ford e Jimmy Carter.

QUANDO SI VOTA – I cittadini dei 50 Stati che compongono la federazione sono chiamati a votare il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre, quest'anno appunto giorno 3. È data inoltre la possibilità di esprimere la propria preferenza con l'early voting, il voto anticipato, di cui un numero record di cittadini si è già avvalso (di persona o via posta). Si ritiene che quest'anno verrà molto usata l'opzione del 'mail voting', cioè del voto via posta, per preoccupazioni legate alla sicurezza sanitaria, dal momento che l'anno elettorale è coinciso con l'anno della pandemia di coronavirus. L'ampio uso del voto postale potrebbe ritardare il conteggio delle schede e dunque l'esito delle elezioni.

GLI SFIDANTI – A sfidarsi sono i vincitori delle primarie di democratici e repubblicani, cioè rispettivamente Joe Biden, che corre in ticket con la senatrice della California Kamala Harris come vicepresidente, e Donald Trump, il cui aspirante vice è Mike Pence. Se Biden venisse eletto, con i suoi 78 anni sarebbe il più anziano presidente Usa a entrare in carica. Le primarie erano cominciate in Iowa il 3 febbraio e si erano concluse a giugno. In campo repubblicano, Trump si era visto sfidare da Joe Walsh e Bill Weld, poi ritiratisi durante l'iter. In campo Dem, invece, la corsa era molto affollata: oltre a Biden, si erano presentati e poi ritirati durante le primarie Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Michael Bloomberg, Tulsi Gabbard, Amy Klobuchar, Pete Buttigieg, Tom Steyer, Deval Patrick, Michael Bennet e Andre Yang; si erano invece ritirati prima dell'inizio delle primarie Kamala Harris (poi scelta appunto per il ticket come vice di Biden), Beto O' Rourke, Bill de Blasio, John Delaney, Cory Booker, Marianne Williamson, Julian Castro, Steve Bullock, Joe Sestak, Wayne Messam, Tim Ryan, Kirsten Gillibrand, Seth Moulton, Jay Inslee, John Hickenlooper, Mike Gravel, Eric Swalwell e Richard Ojeda.

I GRANDI ELETTORI E IL MAGGIORITARIO – I cittadini non votano direttamente per il presidente, ma per i cosiddetti 'grandi elettori', che a loro volta saranno chiamati a votare per il nuovo inquilino della Casa Bianca il lunedì dopo il secondo martedì di dicembre (quest'anno il 14 dicembre). Si tratta di un voto Stato per Stato, che riflette la struttura federale del Paese, e il sistema è maggioritario in 48 Stati, cioè in tutti tranne che in Maine e Nebraska che utilizzano invece un sistema di rappresentanza proporzionale. Ciò significa che, anche per pochi voti di differenza, un candidato può aggiudicarsi tutti i grandi elettori di uno Stato secondo la regola nota come 'winner-takes-all'. È per questo motivo che gli occhi sono puntati su Stati particolarmente popolosi come Ohio o Florida che, proporzionalmente al numero dei loro residenti, scelgono rispettivamente 18 e 29 grandi elettori. Ma non solo: il voto Stato per Stato con sistema maggioritario implica anche che un candidato possa arrivare alla Casa Bianca senza avere vinto il voto popolare: è quanto è successo a Trump, eletto alla presidenza con circa 3 milioni di voti in meno rispetto a Hillary Clinton, e quanto prima di lui successe a George W. Bush, eletto con 271 voti elettorali nonostante il rivale democratico Al Gore avesse ottenuto circa mezzo milione di voti più di lui.

IL COLLEGIO ELETTORALE – È il Collegio elettorale degli Stati Uniti, composto dai 'grandi elettori', che sceglierà poi presidente e vicepresidente; tuttavia, dal momento che le liste dei candidati a grande elettore sono espressione dei partiti, l'esito del voto diventa chiaro già nel giorno dell'Election day. Si tratta di un organo con 229 anni di storia alle spalle: il Collegio elettorale fu creato nel 1787 dagli autori della Costituzione Usa come alternativa al sistema dell'elezione popolare diretta, al fine di proteggere gli Stati più piccoli dal potere di quelli più grandi. Il numero di grandi elettori di ogni Stato equivale al numero dei suoi senatori, più dei suoi deputati in Congresso: il totale è dunque di 538 grandi elettori, cioè 435 come il numero dei deputati della Camera dei rappresentanti, più 100 come il numero di senatori, più i tre delegati del District of Columbia. La California ha il maggior numero di elettori, 55, mentre una serie di Stati scarsamente popolati come Wyoming, Alaska e North Dakota (oltre che Washington DC) ne ha il minimo, cioè tre.

SCELTA DEL PRESIDENTE E INIZIO DEL MANDATO – Presidente e vice presidente vengono scelti dal Collegio elettorale degli Stati Uniti, composto dai grandi elettori. Questo non si riunisce tuttavia in un luogo unico, ma i grandi elettori si riuniscono a gruppi, a seconda dello Stato nel quale sono stati eletti, nei diversi Parlamenti statali. In totale ci sono 538 grandi elettori e per essere eletti bisogna avere 270 voti elettorali. I voti dei grandi elettori vengono inviati dagli Stati al Senato, dove senza aprirli vengono riposti in due casse di mogano. Il 6 gennaio il Congresso si riunisce in seduta congiunta, di Camera e Senato, per conteggiare i voti: due uscieri del Senato collocano le schede su un tavolo davanti a deputati e senatori e dichiarano i vincitori. L'inauguration del presidente, cioè il suo insediamento alla Casa Bianca, avviene poi il 20 gennaio.

NUMERO DI GRANDI ELETTORI STATO PER STATO – California (55), Texas (38), Florida (29), New York (29), Illinois (20), Pennsylvania (20), Ohio (18), Georgia (16), Michigan (16), North Carolina (15), New Jersey (14), Virginia (13), Washington (12), Arizona (11), Indiana (11), Massachusetts (11), Tennessee (11), Maryland (10), Minnesota (10), Missouri (10), Wisconsin (10), Alabama (9), Colorado (9), South Carolina (9), Kentucky (8), Louisiana (8), Connecticut (7), Oklahoma (7), Oregon (7), Arkansas (6), Iowa (6), Kansas (6), Mississippi (6), Nevada (6), Utah (6), Nebraska (5), New Mexico (5), West Virginia (5), Hawaii (4), Idaho (4), Maine (4), New Hampshire (4), Rhode Island (4), Alaska (3), Delaware (3), District of Columbia (3), Montana (3), North Dakota (3), South Dakota (3), Vermont (3), Wyoming (3).
 

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