“Alla luce dell’attuale situazione di sicurezza in Iran, il ministero degli Affari esteri della Cina e l’Ambasciata e i Consolati cinesi in Iran ricordano ai cittadini cinesi di astenersi dal recarsi in Iran“. Lo ha comunicato oggi il Dipartimento consolare del ministero degli Affari esteri sul proprio account ufficiale WeChat. Il comunicato invita inoltre i cittadini cinesi già presenti in Iran a rafforzare le misure di sicurezza e a lasciare il Paese il prima possibile. Lo riporta Global Times.
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite (Aiea) ha riferito in un rapporto che il direttore Rafael Grossi ha partecipato a negoziati tra Stati Uniti e Iran il 17 e il 26 febbraio a Ginevra, durante i quali ha “fornito consulenza su questioni rilevanti per la verifica del programma nucleare dell’Iran”. Il rapporto ha affermato che i negoziati sono “in corso”. L’amministrazione Trump ha tenuto tre round di colloqui sul nucleare quest’anno con Teheran con la mediazione dell’Oman. Il round di colloqui di giovedì a Ginevra si è concluso senza un accordo. Il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr al-Busaidi, ha dichiarato che i colloqui tecnici con rappresentanti di livello inferiore continueranno la prossima settimana a Vienna, sede dell’Aiea.
“A causa dell’attuale situazione” legata alla sicurezza, il personale diplomatico del Regno Unito “è stato temporaneamente ritirato dall’Iran”. Lo annuncia in una nota il governo britannico. “La nostra ambasciata continua a operare da remoto”, aggiunge.
Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), l’Iran mantiene una scorta di 440,9 chilogrammi di uranio arricchito fino al 60% di purezza, un passo tecnico breve dai livelli di qualità delle armi nucleari (90%). Tale scorta, ha avvertito il direttore generale dell’agenzia, Rafael Grossi in una recente intervista con Associated Press, potrebbe permettere a Teheran di costruire fino a 10 bombe nucleari nel caso decidesse di armare il suo programma. Grossi ha aggiunto che questo non significa che l’Iran possieda un’arma nucleare.
Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha dichiarato in un’intervista al ‘Washington Post’ che, sebbene il presidente Donald Trump stia ancora valutando la possibilità di un attacco militare contro l’Iran, è “impossibile” che tale attacco possa coinvolgere gli Usa in una guerra lunga e prolungata nel tempo. Vance ha ammesso di non sapere quale decisione prenderà Trump riguardo all’Iran, descrivendo alcune possibilità che includono attacchi militari “per garantire che l’Iran non ottenga armi nucleari” o la risoluzione “del problema con mezzi diplomatici”. Ma se Trump dovesse procedere con un’altra serie di attacchi contro l’Iran – che secondo alcuni funzionari statunitensi potrebbero essere più estesi rispetto ai bombardamenti dei siti nucleari avvenuti a giugno – Vance ha affermato con sicurezza che non si trasformerebbe in un lungo conflitto. “Non c’è alcuna possibilità che ciò accada”, le parole del vicepresidente rispetto “all’idea che saremo coinvolti in una guerra in Medio Oriente per anni senza una fine in vista”. Vance ha inoltre affermato di considerarsi ancora uno “scettico degli interventi militari all’estero”, una descrizione che ritiene continui ad applicarsi a Trump. “Penso che tutti preferiamo l’opzione diplomatica”, ha affermato, “ma dipende davvero da ciò che faranno e diranno gli iraniani”.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Turk, si è detto “estremamente allarmato” per il rischio di un’escalation nell’area del Medioriente a causa delle tensioni fra Iran e Usa. Non dobbiamo tornare alla violenza come principio organizzativo – ha affermato – spero che prevalga la voce della ragione”.
Nel corso di una telefonata con l’omologo egiziano Badr Abdelatty il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha parlato dei colloqui avvenuti con gli Usa a Ginevra con la mediazione dell’Oman. Araghchi – riportano le agenzie iraniane – ha affermato che “il successo della strada diplomatica richiede serietà e realismo da parte della controparte, nonché l’evitare qualsiasi errore di calcolo o esagerazione”. In precedenza Araghchi aveva affermato in un’intervista all’agenzia Irna che i colloqui in Svizzera erano entrati “in una fase più seria e approfondita” dove entrambe le parti avevano affrontato “elementi chiave che potrebbero costituire la base di un accordo”. Araghchi aveva aggiunto che “c’è accordo sulla maggior parte di questi elementi” mentre servono colloqui più approfonditi sul “come affrontarli”.
La USS Gerald R. Ford, la portaerei più grande del mondo, arriverà oggi sulla costa settentrionale di Israele. Lo afferma il Times of Israel spiegando che portaerei è partita ieri dall’isola greca di Creta ed è in rotta verso la zona l’area di Haifa.
L’Iran non ha consentito all’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite (Aiea) di accedere alle strutture nucleari colpite dalla ‘guerra dei 12 giorni’ dello scorso giugno. E’ quanto dice un rapporto dell’agenzia visionato dagli stati membri e da Associated Press. Di conseguenza, viene sottolineato, l’Aiea “non può verificare se l’Iran abbia sospeso tutte le attività legate all’arricchimento” né la “dimensione delle scorte di uranio nelle strutture nucleari colpite”.
L’Aiea ha anche riferito di aver osservato, attraverso l’analisi delle immagini satellitari disponibili commercialmente, “attività veicolari regolari attorno all’ingresso del complesso di tunnel a Isfahan”. La struttura di Isfahan, situata a circa 350 chilometri a sud-est di Teheran, era principalmente conosciuta per la produzione di gas uranio che viene immesso nelle centrifughe per essere centrifugato e purificato. Israele ha colpito edifici nel sito nucleare di Isfahan, tra cui un impianto di conversione dell’uranio. Anche gli Stati Uniti hanno colpito Isfahan con missili durante la guerra dello scorso giugno. L’Aiea ha anche detto che, attraverso l’analisi delle immagini satellitari, ha osservato “attività condotte in alcune delle strutture nucleari colpite, comprese le strutture di arricchimento a Natanz e Fordow”, ma ha aggiunto che “senza accesso a queste strutture, non è possibile per l’agenzia confermare la natura e lo scopo delle attività”.
L’annuncio da parte del Dipartimento di Stato americano dell’evacuazione del personale governativo “non urgente” dall’ambasciata in Israele e i loro familiari, adducendo “rischi per la sicurezza” potrebbe essere il segnale che una campagna militare congiunta da parte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran potrebbe essere “imminente”. Lo scrive Axios ricordando anche come all’inizio di questa settimana Washington abbia evacuato tutto il personale non essenziale e i loro familiari dall’ambasciata di Beirut in Libano.
Il Dipartimento di Stato americano ha autorizzato la partenza del personale governativo statunitense non impegnato in situazioni di emergenza e dei familiari del personale governativo statunitense dalla missione in Israele a causa di rischi per la sicurezza. “In risposta a incidenti di sicurezza e senza preavviso, l’Ambasciata degli Stati Uniti potrebbe ulteriormente limitare o vietare ai dipendenti del governo statunitense e ai loro familiari di recarsi in determinate aree di Israele, nella Città Vecchia di Gerusalemme e in Cisgiordania. Si consiglia di valutare l’ipotesi di lasciare Israele finché saranno disponibili voli commerciali”, si legge.
Il New York Times ha riferito di una email inviata venerdì mattina ai dipendenti della sede diplomatica, dall’ambasciatore Mike Huckabee in cui si avvertiva che se volevano lasciare Israele, “avrebbero dovuto farlo oggi”.
L’ammiraglio Brad Cooper, che sovrintende alle truppe in Medio Oriente in qualità di capo del Central Command degli Stati Uniti, ha informato Donald Trump sulle potenziali opzioni militari in Iran, secondo una persona vicina al presidente. Lo riporta Abc. Anche il generale Dan Caine, capo dello Stato maggiore congiunto e massimo consigliere militare dell’inquilino della Casa Bianca, era presente, stando a quanto riferito da un’altra persona a conoscenza della questione.
Il portavoce dell’Idf, Effie Defrin, ha ribadito che al momento, nell’contesto delle tensioni con l’Iran, non sono previste modifiche alle linee guida dell’esercito per la popolazione israeliana. “Sono consapevole del senso di incertezza e di tensione che prevale tra l’opinione pubblica alla luce degli sviluppi regionali”, ha affermato Defrin in una dichiarazione video.
“Le forze stanno monitorando attentamente la situazione in Iran e sono attente e pronte a difendervi – ha aggiunto – stiamo operando in pieno coordinamento con i nostri partner, con l’obiettivo di rafforzare la difesa. Non ci sono cambiamenti nelle linee guida”.
Il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Al Busaidi incontrerà oggi a Washington il vicepresidente statunitense JD Vance e altri funzionari americani per colloqui nell’ambito delle trattative sul nucleare fra gli Usa e l’Iran. Lo riporta il canale statunitense Ms Now.

