Gli Usa hanno rotto gli indugi e hanno attaccato il Venezuela nella notte. Il presidente Donald Trump ha annunciato che il presidente venezuelano Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores sono stati catturati e portati fuori dal paese. Tutto è iniziato intorno alle 2 della notte (ora locale, le 7 del mattino in Italia), quando almeno sette esplosioni e aerei in volo a bassa quota sono stati uditi nella capitale del Venezuela, Caracas.
Le persone in vari quartieri si sono riversate in strada. Alcune esplosioni potevano essere viste in lontananza da varie zone di Caracas.
Il governo venezuelano accusa gli Stati Uniti di aver attaccato infrastrutture civili e militari in diverse aree del Paese.
Negli ultimi giorni, per decisione del presidente Usa Donald Trump, l’esercito americano ha preso di mira imbarcazioni che presumibilmente erano dedite al traffico di droga.
Venerdì il Venezuela si è detto disponibile a negoziare un accordo con gli Stati Uniti per combattere il traffico di droga. Il presidente Nicolas Maduro ha anche affermato che gli Stati Uniti vogliono forzare un cambio di governo in Venezuela e ottenere l’accesso alle sue vaste riserve petrolifere.
“In questo momento stanno bombardando Caracas. Allertate tutti, hanno attaccato il Venezuela. Bombardano con missili. L’OAS e l’ONU devono incontrarsi immediatamente”. Così su X il presidente colombiano, Gustavo Petro.
Tajani: “Seguo evoluzione, Meloni informata”
“Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l’evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è costantemente informata. Unità di crisi della Farnesina operativa”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Flores sono arrivati all’aeroporto Stewart, appena a nord di New York City, dopo la loro cattura durante un’ operazione militare statunitense a Caracas. Lo riporta la Cnn. Maduro dovrebbe rispondere di accuse di droga e armi presso il tribunale federale di Manhattan la prossima settimana.
“Qui esiste solo un presidente di questo Paese ed è Nicolas Maduro”.Così la vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez, in un video pubblicato sul sito web di Telesur Tv. “Abbiamo il diritto incrollabile di difendere la dignità del nostro popolo e del nostro Paese”, aggiunge. La vicepresidente del Venezuela ha invitato il popolo venezuelano a “mantenere la calma” e ad affrontare la situazione “insieme, in perfetta unità nazionale”. Rodriguez ha chiesto l’immediato rilascio del presidente Nicolás Maduro e di Cilia Flores, ribadendo che il presidente è “l’unico presidente del Venezuela”.
“Congratulazioni, Presidente Donald Trump per la sua leadership coraggiosa e storica a favore della libertà e della giustizia. Rendo omaggio alla sua risoluzione determinata e alla brillante azione dei suoi coraggiosi soldati”. È quanto scrive in un post su X il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu commentando il raid Usa in Venezuela.
“La Spagna non ha riconosciuto il regime di Maduro. Ma non riconoscerà nemmeno un intervento che viola il diritto internazionale e spinge la regione verso un futuro di incertezza e bellicismo. Chiediamo a tutte le parti in causa di pensare alla popolazione civile, di rispettare la Carta delle Nazioni Unite e di articolare una transizione giusta e con dialogo”. Lo ha scritto il premier spagnolo Pedro Sanchez su X dopo l’attacco Usa in Venezuela.
“Eni monitora con attenzione l’evolvere della situazione; al momento non si registrano impatti sulle operazioni, che procedono regolarmente”. È quanto fa sapere un portavoce di Eni in merito alla situazione in Venezuela.
“Penso che sarebbe molto difficile per lei essere leader, è una grande donna ma non ha supporto nel suo paese”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in conferenza stampa da Mar-a-Lago parlando della leader dell’opposizione e premio Nobel per la Pace María Corina Machado. Alla domanda se gli Stati Uniti sappiano dove si trovi ora, Trump ha risposto: “No”.
“La vicepresidente del Venezuela è stata scelta da Maduro, Marco (Rubio, ndr) ci sta lavorando e ci ha parlato”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in conferenza stampa da Mar-a-Lago parlando dell’operazione militare Usa e del futuro governo in Venezuela.
“Adesso stiamo parlando e designando le persone” che governeranno il Venezuela. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in conferenza stampa da Mar-a-Lago parlando dell’operazione militare Usa in Venezuela.
In Venezuela “ci sarà un gruppo, ci assicureremo che il governo andrà avanti in maniera corretta, ci riprenderemo le nostre infrastrutture petrolifere, miliardi di dollari ci saranno rimborsati e faremo defluire il petrolio lì dove dovrebbe andare, ci assicureremo di prenderci cura del popolo venezuelano”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in conferenza stampa da Mar-a-Lago parlando dell’operazione militare Usa in Venezuela.
“Nicolas Maduro è stato incriminato nel 2020 negli Stati Uniti, non è il presidente legittimo del Venezuela e non siamo soltanto noi che lo diciamo”. Lo ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio, in conferenza stampa da Mar-a-Lago parlando dell’operazione militare Usa in Venezuela. “Ha una taglia di 50 milioni sulla testa”, ha aggiunto.
“Questa operazione è un avvertimento per tutti coloro che vorranno minacciare la sicurezza del nostro Paese e le vite americane”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in conferenza stampa da Mar-a-Lago parlando dell’operazione militare Usa in Venezuela. “L’embargo contro il Venezuela rimane in vigore a tutti gli effetti e la nostra flotta rimane in posizione fino a che le richieste degli Stati Uniti non saranno soddisfatte completamente”, ha aggiunto.
“Non possiamo rischiare che altri prendano controllo paese”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in conferenza stampa da Mar-a-Lago parlando dell’operazione militare Usa in Venezuela. Trump non ha imposto limiti di tempo alla presenza americana, spiegando che saranno gli Stati Uniti a decidere quando restituire il paese al controllo venezuelano.
Gli Stati Uniti sono “pronti a mettere in atto un secondo attacco molto più grande se necessario”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in conferenza stampa da Mar-a-Lago. Le forze armate americane ritenevano che sarebbe stata necessaria una seconda ondata, afferma, ma il primo attacco “ha avuto così tanto successo che probabilmente non dovremo farne un secondo”, ha spiegato Trump, sottolineando che “siamo comunque pronti a fare una seconda ondata, un’ondata molto più grande, in realtà”.
“Continueremo a gestire il Paese fino a quando non saremo in grado di effettuare una transizione sicura, adeguata e giudiziosa”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in conferenza stampa da Mar-a-Lago.
Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro e la moglie “hanno condotto campagna di narco terrorismo”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in conferenza stampa da Mar-a-Lago.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato sul social Truth la foto di Nicolas Maduro ammanettato e bendato su una nave militare degli Stati Uniti. “Nicolas Maduro a bordo della USS Iwo Jima”, scrive Trump.
“Oggi siamo pronti a esercitare il nostro mandato e a prendere il potere. Restiamo vigili, attivi e organizzati fino al completamento della Transizione Democratica. Una transizione che ha bisogno di tutti noi”. È quanto scrive in una nota la leader dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace María Corina Machado. “Venezuelani che si trovano nel nostro Paese, siate pronti a mettere in pratica quanto vi comunicheremo prossimamente attraverso i nostri canali ufficiali”, aggiunge, “abbiamo bisogno che i venezuelani all’estero si mobilitino, che attivino i governi e i cittadini del mondo e li impegnino ora nella grande operazione di costruzione del nuovo Venezuela. In queste ore cruciali, vi prego di accettare tutta la mia forza, la mia fiducia e il mio amore. Restiamo vigili e in contatto”.
“Venezuelani, questi sono momenti decisivi, sappiate che siamo pronti per la grande operazione di ricostruzione della nostra nazione”. Lo scrive in un post sul social X Edmundo Gonzalez Urrutia, presidente eletto del Venezuela.
“Venezuelani, è arrivato il momento della libertà! Nicolás Maduro ora affronta la giustizia internazionale per gli atroci crimini commessi contro i venezuelani e i cittadini di molte altre nazioni. Dato il suo rifiuto di accettare una soluzione negoziata, il governo degli Stati Uniti ha mantenuto la promessa di far rispettare la legge”. Lo scrive in una nota la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado. “È giunto il momento che la sovranità popolare e nazionale prevalga nel nostro Paese. Ripristineremo l’ordine, libereremo i prigionieri politici, costruiremo una nazione eccezionale e riporteremo a casa i nostri figli. Abbiamo lottato per anni, abbiamo dato il massimo e ne è valsa la pena. Ciò che doveva accadere sta accadendo”, aggiunge, “questo è il momento per i cittadini. Per noi che abbiamo rischiato tutto per la democrazia il 28 luglio. Per noi che abbiamo eletto Edmundo González Urrutia come legittimo Presidente del Venezuela, che deve assumere immediatamente il suo mandato costituzionale ed essere riconosciuto come Comandante in Capo delle Forze Armate Nazionali da tutti gli ufficiali e i soldati che le compongono”.
“Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. Lo riporta una nota di Palazzo Chigi dopo l’attacco Usa in Venezuela.
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato una nuova accusa contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie. Maduro è accusato di guidare “un governo corrotto e illegittimo che, per decenni, ha sfruttato il potere governativo per proteggere e promuovere attività illegali, tra cui il traffico di droga”. Si sostiene che il traffico di droga “abbia arricchito e consolidato l’élite politica e militare del Venezuela”. Secondo l’atto d’accusa, le autorità statunitensi sostengono che Maduro abbia collaborato con “alcuni dei trafficanti di droga e narcoterroristi più violenti e prolifici al mondo” per introdurre tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Le autorità stimano che fino al 2020 siano state trafficate attraverso il Venezuela circa 250 tonnellate di cocaina. Le autorità sostengono anche che la droga sia stata trasportata su imbarcazioni veloci, pescherecci e navi container o tramite aerei da piste di atterraggio clandestine.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha dichiarato di essere “profondamente allarmato” dagli attacchi statunitensi in Venezuela e dalla notizia della detenzione del presidente Nicolás Maduro. Ha poi espresso preoccupazione per il fatto che l’escalation costituisca una violazione del diritto internazionale. “Questi sviluppi costituiscono un precedente pericoloso”, ha riferito Stéphane Dujarric, portavoce di Guterres, in una nota. Dujarric ha aggiunto che le Nazioni Unite sono preoccupate per le più ampie implicazioni per l’America Latina e i Caraibi e ha invitato “tutti gli attori in Venezuela” a rispettare i diritti umani e lo Stato di diritto.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in un commento all’agenzia Ria Novosti, ha smentito come false le notizie sulla presunta presenza in Russia della vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez. “Falso”, ha detto in risposta alla domanda dell’agenzia in merito.
La Cina ha espresso profondo shock e ferma condanna per l’uso della forza da parte degli Stati Uniti contro il Venezuela e per l’azione condotta contro il suo presidente. Lo ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri cinese, definendo l’operazione americana un atto egemonico che viola gravemente il diritto internazionale e la sovranità del Venezuela, mettendo a rischio la pace e la sicurezza in America Latina e nei Caraibi. “Chiediamo agli Stati Uniti di rispettare il diritto internazionale e i principi della Carta delle Nazioni Unite, e di cessare le violazioni della sovranità e della sicurezza di altri Paesi”, ha affermato il portavoce. Pechino ha ribadito di opporsi con fermezza all’intervento statunitense.
Secondo quanto riportato da Fox News, il presidente venezuelano Nicolás Maduro potrebbe comparire per la prima volta davanti alla corte federale di Manhattan, a New York, già lunedì. I tempi potrebbero cambiare, ma per ora la sua apparizione avverrà “probabilmente lunedì”, ha appreso Fox News.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha evitato di esprimere un sostegno esplicito a María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e recente vincitrice del Premio Nobel per la Pace. Intervistato da Fox News, Trump ha dichiarato: “Dobbiamo valutarlo adesso”, rispondendo a una domanda su un possibile appoggio alla dirigente dell’opposizione, dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie in seguito all’operazione militare Usa. Il presidente americano ha aggiunto: “C’è un vicepresidente, come sapete. Non so che tipo di elezione sia stata, ma l’elezione di Maduro è stata una vergogna”.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto in collegamento con Fox News che il presidente venezuelano Nicolas Maduro si trova al momento sulla nave militare statunitense Iwo Jima e sarà portato a New York dove sarà processato.
Dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, gli Stati Uniti stanno valutando quali saranno le prossime mosse per il Venezuela. Lo ha dichiarato il presidente Donald Trump in un’intervista a Fox News, sottolineando che Washington avrà un ruolo centrale nel futuro del Paese: “Saremo molto coinvolti”, ha affermato, Trump, spiegando che “non possiamo correre il rischio di lasciare che qualcun altro prenda il suo posto e si appropri di ciò che lui ha lasciato o lasciato incompiuto”. La dichiarazione arriva mentre l’amministrazione statunitense lavora alla fase successiva all’operazione che ha portato all’arresto del leader venezuelano.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il presidente venezuelano Nicolás Maduro aveva cercato di negoziare nei giorni precedenti alla sua cattura da parte delle forze americane, ma che l’offerta è stata respinta da Washington. In un’intervista a Fox News, Trump ha affermato: “Non volevo negoziare. Ho detto: ‘No, dobbiamo andare fino in fondo’”. Secondo il presidente statunitense, la decisione è stata presa poco prima dell’operazione che ha portato alla cattura del leader venezuelano.
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Flores sono stati prelevati dalla loro camera da letto dalle forze statunitensi durante il raid che ha portato alla loro cattura. Lo hanno riferito due fonti a conoscenza della vicenda alla Cnn. Secondo le fonti, la coppia è stata immortalata nel cuore della notte mentre dormiva. Il leader del partito al potere in Venezuela, Nahum Fernández, ha confermato all’Associated Press che Maduro e sua moglie si trovavano nella loro residenza all’interno della base militare di Ft. Tiuna quando sono stati catturati. “È lì che hanno bombardato”, ha affermato, “e lì hanno compiuto quello che potremmo definire un rapimento del presidente e della first lady del Paese”.
“L’attacco degli Stati Uniti a Caracas chiarisce definitivamente la natura del nuovo scenario globale: qui non c’entra nulla la democrazia, c’entra solo il petrolio. Non siamo davanti a episodi isolati, ma a un nuovo ordine mondiale fondato sulla forza militare e sugli interessi energetici. Si bombarda il Venezuela e si colpisce la Nigeria, due grandi produttori di idrocarburi ancora relativamente indipendenti, esclusivamente per il controllo delle risorse fossili. È questa la vera posta in gioco: chi controlla petrolio e gas controlla potere politico, equilibri geopolitici e rapporti di forza globali”. Così in una nota Angelo Bonelli, parlamentare Avs e co-portavoce di Europa Verde. “La caduta del diritto internazionale apre l’epoca del diritto del più forte e del doppio standard nelle guerre: da quella russa in Ucraina a Gaza, dove i carnefici vengono difesi da Trump. Domani sarà considerato legittimo che la Cina invada Taiwan. Quando passa il principio che le controversie si risolvono con le armi, ogni confine diventa negoziabile con la guerra. Siamo davanti a una saldatura pericolosa tra micro e mega sovranismo che distrugge interdipendenza e legalità internazionale e impone un nuovo neocolonialismo fondato sull’alleanza tra capitalismo finanziario e potenza militare. Uscire dalla dipendenza dai fossili e difendere il diritto internazionale non è solo una scelta ambientale, ma una scelta di pace”, conclude Bonelli.
Nelle sue ultime dichiarazioni sugli attacchi in Venezuela e la cattura di Nicolas Maduro questa mattina, Donald Trump ha detto a Fox News che ci sono stati “alcuni feriti tra le forze statunitensi, ma nessun morto”. Trump ha raccontato di aver seguito l’operazione in tempo reale da Mar-a-Lago.
“Nessuna nostalgia per Nicolás Maduro, dittatore criminale che per anni ha affamato il Venezuela, represso l’opposizione e demolito lo Stato di diritto. Ma il metodo scelto dagli Stati Uniti di Donald Trump, fondato sull’uso diretto della forza militare fuori da un quadro multilaterale, suscita forte preoccupazione ed è, ancora una volta, da condannare. Così si indebolisce il diritto internazionale e si alimenta una pericolosa instabilità globale. Serve una Unione Europea più forte e credibile sul piano diplomatico e un ruolo attivo della Corte penale internazionale per perseguire i crimini. Al governo italiano chiediamo massima attenzione agli italiani presenti su suolo venezuelano, in particolare per Alberto Trentini, il cui rilascio deve avvenire con urgenza”. Lo dichiara il segretario di Radicali Italiani, Filippo Blengino.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump “ha offerto diverse vie d’uscita, ma è stato molto chiaro durante tutto il processo: il traffico di droga deve cessare e il petrolio rubato deve essere restituito agli Stati Uniti. Maduro è l’ultima persona ad aver scoperto che il presidente Trump fa sul serio”. Lo ha scritto su X il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance. “Complimenti ai nostri coraggiosi operatori speciali che hanno portato a termine un’operazione davvero impressionante”, ha scritto ancora Vance, aggiungendo “E un messaggio di pubblica utilità per tutti coloro che sostengono che si sia trattato di un’azione ‘illegale’. Maduro è oggetto di molteplici accuse negli Stati Uniti per narcoterrorismo. Non è possibile sfuggire alla giustizia per traffico di droga negli Stati Uniti solo perché si vive in un palazzo a Caracas”.
Fonti vicine alla vicenda hanno riferito all’emittente statunitense ABC News che Nicolas Maduro è stato trasferito in aereo a New York. Sebbene le fonti non abbiano specificato dove il presidente venezuelano sarà detenuto, solitamente gli imputati in attesa di processo presso il tribunale federale di Manhattan sono detenuti presso l’MDC-Brooklyn.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato di seguire molto da vicino la situazione in Venezuela. “Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite”, ha affermato. Von der Leyen ha aggiunto che, in collaborazione con l’Alta Rappresentante Kaja Kallas e gli Stati membri dell’Ue, si sta assicurando che i cittadini europei presenti nel Paese possano contare sul pieno supporto dell’Unione Europea.
Secondo quanto affermato da una fonte vicina alla questione, l’amministrazione Trump ha iniziato a notificare ai vertici del Congresso e ai comitati chiave l’operazione di detenzione del presidente venezuelano Nicolas Maduro dopo il fatto. Lo riporta la Cnn. La giustificazione fornita dall’amministrazione è stata l’autorità del presidente Donald Trump ai sensi dell’articolo II della Costituzione degli Stati Uniti, che stabilisce che il presidente è il comandante in capo delle forze armate statunitensi. Questa mattina presto, il senatore repubblicano statunitense Mike Lee dello Utah ha pubblicato sui social media che il Segretario di Stato Marco Rubio gli ha detto che l’azione era volta a proteggere il personale statunitense che cercava di arrestare Maduro ed è legale ai sensi dell’articolo II. Nelle precedenti azioni militari degli Stati Uniti, le amministrazioni presidenziali hanno informato i leader del Congresso prima dell’evento, ma l’amministrazione Trump spesso non lo ha fatto. In una precedente intervista, ricorda la Cnn, il capo dello staff della Casa Bianca, Susie Wiles, aveva dichiarato a Vanity Fair che gli attacchi degli Stati Uniti in Venezuela avrebbero richiesto l’approvazione del Congresso.
Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha definito “inaccettabili” i bombardamenti sul territorio venezuelano e la cattura del presidente Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti. Secondo Lula, questi atti rappresentano una grave violazione della sovranità venezuelana e costituiscono un precedente estremamente pericoloso per l’intera comunità internazionale. “Attaccare un Paese in flagrante violazione del diritto internazionale è il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, dove la legge del più forte prevale sul multilateralismo”, ha dichiarato il presidente brasiliano su X. Lula ha sottolineato che la condanna all’uso della forza è coerente con la posizione storica del Brasile in situazioni simili in altre regioni. L’operazione americana ricorda i peggiori momenti di interferenza nella politica dell’America Latina e dei Caraibi e minaccia la preservazione della regione come zona di pace. Il presidente ha invitato la comunità internazionale, tramite le Nazioni Unite, a reagire con vigore e ha ribadito che il Brasile è disponibile a promuovere il dialogo e la cooperazione per risolvere la crisi.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro nelle prime ore di sabato mattina, 35 anni dopo l’arresto da parte degli Stati Uniti del dittatore panamense Manuel Noriega. Noriega, un tempo alleato degli Stati Uniti e informatore della Cia, guidò Panama per gran parte degli anni ’80. Negli ultimi anni del suo regime cadde in disgrazia presso Washington a causa di accuse di traffico di droga. L’ex presidente George H.W. Bush ordinò l’invasione statunitense di Panama alla fine del 1989, costringendo Noriega a nascondersi nell’ambasciata vaticana prima di arrendersi il 3 gennaio 1990. Condannato negli Stati Uniti per traffico di droga, trascorse 20 anni in carcere americano, poi fu trasferito in Francia per scontare una pena per riciclaggio di denaro, e infine tornò a Panama, dove fu incarcerato per omicidio e altri reati. Noriega è morto a Panama nel 2017.
Il Venezuela conferma che ci sono vittime tra civili e militari a seguito dei raid statunitensi. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Yvan Gil a Radio Nacional, definendo l’azione “sproporzionata” e “codarda”. Oltre alle vittime, Gil ha segnalato danni a strutture civili e militari, aggravando l’impatto dell’attacco sul Paese.
Secondo una fonte colombiana, gli Stati Uniti non hanno dato alcun preavviso alla Colombia prima di lanciare la loro operazione in Venezuela, ma erano a conoscenza di potenziali piani per catturare il presidente venezuelano Nicolas Maduro. La Colombia non sapeva quando o come gli Stati Uniti avessero pianificato di effettuare la cattura, ha detto la fonte alla Cnn. La fonte ha aggiunto che la Colombia sta inviando truppe al confine con il Venezuela “per ragioni umanitarie, ma anche per contenere i guerriglieri dell’Eln che hanno denunciato l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela”.
“Maduro non è il Presidente del Venezuela e il suo regime non è il governo legittimo. Maduro è il capo del Cartel de Los Soles, un’organizzazione narco-terroristica che ha preso il controllo del Paese. Ed è sotto accusa per spaccio di droga negli Stati Uniti”. Lo scrive in un post sul social X il segretario di Stato americano Marco Rubio.
“Il Regno Unito non è stato in alcun modo coinvolto in questa operazione”. Lo ha affermato il premier britannico Keir Starmer, commentando l’attacco degli Stati Uniti sul Venezuela. “Voglio prima stabilire i fatti. Voglio parlare con il Presidente Trump”, ha aggiunto, “voglio parlare con gli alleati. Posso essere assolutamente chiaro sul fatto che non siamo stati coinvolti e dico sempre e credo che dovremmo tutti rispettare il diritto internazionale”. Lo riporta il Guardian.
“Sto seguendo con grande preoccupazione la situazione in Venezuela. L’Unione europea chiede un allentamento delle tensioni e una risoluzione nel pieno rispetto del diritto internazionale e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite”. Lo ha scritto il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa in un post su X. “L’Unione europea continuerà a sostenere una soluzione pacifica, democratica e inclusiva in Venezuela”, aggiunge, “sosteniamo gli sforzi di Kaja Kallas, in coordinamento con gli Stati membri, per garantire la sicurezza dei cittadini europei nel paese”.
“Nicolas Maduro e sua moglie, Cilia Flores, sono stati incriminati nel Distretto Meridionale di New York”. Lo ha annunciato in un post su X la procuratrice generale degli Stati Uniti Pamela Bondi. “Nicolas Maduro è stato accusato di cospirazione a fini di narcoterrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e ordigni distruttivi e cospirazione per il possesso di mitragliatrici e ordigni distruttivi contro gli Stati Uniti”, fa sapere Bondi, “presto dovranno affrontare tutta la severità della giustizia americana sul suolo americano nei tribunali americani. A nome dell’intero Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, vorrei ringraziare il presidente Trump per aver avuto il coraggio di chiedere che fosse fatta giustizia a nome del popolo americano, e un enorme grazie ai nostri coraggiosi militari che hanno condotto l’incredibile e riuscitissima missione per catturare questi due presunti narcotrafficanti internazionali”.
Maduro era stato incriminato nel 2020 a New York, ma non era noto che lo fosse stata anche sua moglie. Durante il primo mandato di Trump, il Dipartimento di Giustizia aveva accusato Maduro in diverse incriminazioni di aver effettivamente trasformato il Venezuela in un’organizzazione criminale al servizio di trafficanti di droga e gruppi terroristici, mentre lui e i suoi alleati rubavano miliardi dal Paese sudamericano. La divulgazione coordinata delle accuse contro 14 funzionari e persone legate al governo, e le ricompense di 55 milioni di dollari per Maduro e altri quattro, hanno attaccato tutti i punti chiave di quello che l’allora procuratore generale William Barr aveva definito il ‘regime corrotto venezuelano’, compresa la magistratura dominata da Maduro e le potenti forze armate. Un atto di accusa dei pubblici ministeri di New York afferma che Maduro e il capo del partito socialista Diosdado Cabello, presidente dell’assemblea costituente che approva senza discutere, hanno cospirato con i ribelli colombiani e i membri dell’esercito “per inondare gli Stati Uniti di cocaina” e utilizzare il traffico di droga come “arma contro l’America”.
Secondo funzionari governativi venezuelani, soldati e civili sono rimasti uccisi durante i raid statunitensi contro obiettivi nel Paese. La vicepresidente Delcy Rodríguez, riporta Cnn, ha condannato l’attacco parlando in collegamento alla televisione di Stato: “Condanniamo questo attacco al nostro popolo, che è costato la vita a funzionari, soldati e persone innocenti”. Rodríguez non ha specificato il numero delle vittime, sottolineando solo la gravità dell’azione.
Il presidente Donald Trump ha dato il via libera diversi giorni fa alla cattura di Nicolas Maduro e la missione è stata portata a termine dalla Delta Force dell’esercito, secondo una fonte vicina alla vicenda, come riporta la Cnn, aggiungendo che la sua posizione è stata rintracciata dalla Cia, alla quale Trump aveva dato l’autorizzazione per attività segrete all’interno del Venezuela alcuni mesi prima. Maduro è stato arrestato negli Stati Uniti per essere processato, ha dichiarato la fonte. Non era chiaro dove si trovasse esattamente questa mattina.
Dopo l’attacco degli Stati Uniti in Venezuela “le forze dell’ordine sono state dispiegate al confine, così come tutte le risorse assistenziali a nostra disposizione in caso di un afflusso massiccio di rifugiati”. È quanto ha reso noto il presidente della Colombia Gustavo Petro in un post sul social X. “Il governo colombiano condanna l’aggressione alla sovranità del Venezuela e dell’America Latina”, aggiunge Petro, “invito il popolo venezuelano a trovare le vie del dialogo civile e della sua unità. Senza sovranità non c’è nazione. La pace è la via e il dialogo tra i popoli è fondamentale per l’unità nazionale. Dialogo e ancora dialogo è la nostra proposta”.
“Continuo a seguire da vicino e in raccordo con il Presidente del Consiglio gli sviluppi della situazione in Venezuela con particolare riguardo alla sicurezza della comunità italiana”. Lo scrive in un post su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Stiamo monitorando attraverso la nostra Ambasciata e il Consolato a Caracas ogni necessità per i nostri connazionali”, aggiunge, “la comunità italiana è da sempre parte essenziale del popolo venezuelano cui siamo legati da vincoli storici di amicizia”.
“Il governo spagnolo sta seguendo con attenzione gli sviluppi in Venezuela. La nostra ambasciata e i nostri consolati sono operativi. Facciamo appello alla distensione e alla responsabilità. È necessario rispettare il diritto internazionale e i principi della Carta delle Nazioni Unite”. Lo scrive in un post sul social X il primo ministro della Spagna Pedro Sanchez.
“La Cgil condanna con fermezza la violazione della sovranità nazionale della Repubblica del Venezuela da parte degli Stati Uniti d’America, con l’attacco militare, l’isolamento del sistema di comunicazione, fino alla annunciata cattura del Presidente Maduro”. Lo afferma, in una nota, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. “Ancora una volta – prosegue il leader della Confederazione – si fa carta straccia del diritto internazionale e si fa prevalere la logica della guerra e della forza, in un momento in cui a livello globale non ci sono mai stati tanti conflitti armati in corso”. Per Landini “il quadro internazionale si fa sempre più drammatico: l’aggressione di Putin all’Ucraina continua a mietere vittime civili; l’amministrazione Trump mette a repentaglio il diritto internazionale con attacchi armati in Nigeria, in Siria e in Iran, minaccia la Groenlandia, Panama e nuovamente l’Iran; a Gaza si continua a mettere in campo una logica genocidaria non solo per gli attacchi armati, ma anche per la carestia, attivamente sostenuta da decisioni esecrabili del governo Netanyahu che ha persino messo al bando 37 ONG internazionali e riconosciuto unilateralmente il Somaliland, contribuendo all’instabilità di una regione già martoriata come il Corno d’Africa”. “Ribadiamo che la pace, la sicurezza comune, la democrazia, i diritti e le libertà sono indivisibili dal rispetto dei diritti umani e dall’applicazione del diritto internazionale. Chiediamo al Governo italiano e alle Istituzioni europee di condannare con fermezza l’aggressione USA in Venezuela, impegnarsi immediatamente per un cessate il fuoco e far pervenire soccorsi alle popolazioni civili coinvolte. Inoltre – conclude Landini – chiediamo l’immediata convocazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’impegno immediato per il ripristino della legalità internazionale”.
“Siamo estremamente allarmati dalle notizie secondo cui il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie siano stati allontanati con la forza dal Paese a seguito delle azioni aggressive degli Stati Uniti di oggi”. È quanto afferma in una nota il ministero della Difesa della Russia. “Tali azioni, se realmente si fossero verificate, rappresentano una violazione inaccettabile della sovranità di uno Stato indipendente, il cui rispetto è un principio fondamentale del diritto internazionale”, si legge nella nota. Lo riporta Ria Novosti
Le autorità venezuelane stanno prendendo conto dei feriti e dei morti a seguito dei raid statunitensi avvenuti nelle prime ore di questa mattina su centri urbani. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa Vladimir Padrino, sottolineando che le forze armate sono state schierate al completo per la difesa integrale della nazione. “Il popolo venezuelano è stato bersaglio della più criminale aggressione da parte del governo degli Stati Uniti d’America – ha affermato Padrino -. Fino a ora, la barbarie delle forze invadenti ha profanato il nostro sacro suolo nei luoghi di Tiuna a Caracas e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira, colpendo con missili e razzi lanciati da elicotteri da combattimento centri urbani abitati da civili”. “Per questo evento, stiamo già prendendo conto dei feriti e dei morti”, ha concluso il ministro.
Il dirigente chavista Diosdado Cabello ha affermato che gli Stati Uniti hanno raggiunto solo “parzialmente” gli obiettivi prefissati attaccando il Venezuela. “Quello che hanno cercato di ottenere con bombe e missili, lo hanno raggiunto solo in parte – ha detto Cabello parlando alle forze di sicurezza come riporta la Cnn -, perché forse si aspettavano che la gente scappasse in modo frenetico e codardo. Ma non è successo”. Cabello ha sottolineato che il Paese rimane calmo e sa come procedere per andare avanti. Cabello pareva il favorito per la successione a Chavez fino a due anni prima della morte del presidente, poi prese il sopravvento Maduro per decisione dello stesso Chavez, ma Cabello non si oppose e anzi giurò fedeltà a entrambi.
L’operazione militare degli Stati Uniti in Venezuela ha causato un numero imprecisato di morti e feriti tra i venezuelani, secondo quanto dichiarato dalle autorità venezuelane. Lo riporta il New York Times, aggiungendo che, secondo i funzionari, il numero delle vittime è ancora in fase di valutazione.
Il Venezuela ha richiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in risposta all’attacco degli Stati Uniti al Paese. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Yvan Gil Pinto, come riporta la Cnn. “Nessun attacco codardo prevarrà sulla forza di questo popolo, che ne uscirà vittorioso”, ha affermato su Telegram, condividendo la lettera inviata all’Onu.
“Ho parlato con il Segretario di Stato Marco Rubio e con il nostro Ambasciatore a Caracas. L’Ue sta monitorando attentamente la situazione in Venezuela”. È quanto scrive in un post sul social X l’Alta rappresentate per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Kaja Kallas. “L’Ue ha ripetutamente affermato che Maduro manca di legittimità e ha difeso una transizione pacifica”, ha aggiunto, “in ogni circostanza devono essere rispettati i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Chiediamo moderazione”. “La sicurezza dei cittadini dell’Ue nel Paese è la nostra massima priorità”, conclude.
La segretaria del Pd, Elly Schlein, “segue con apprensione gli sviluppi dell’attacco Usa” e “ha sentito il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per esprimere preoccupazione rispetto a quello che sta accadendo in Venezuela”. È quanto fanno sapere fonti del Partito democratico.
“L’aggressione americana al Venezuela non ha nessuna base giuridica. Siamo di fronte a una palese violazione del diritto internazionale, che certifica il predominio del più forte e meglio equipaggiato militarmente. Il Governo Meloni condanni questi attacchi e tuteli i nostri connazionali. E spero che l’intera comunità internazionale si faccia sentire e che tutti comprendano che se le regole valgono solo per i nemici e non per gli amici, nessuno potrà sentirsi più al sicuro. Né può valere di per sé a giustificare l’attacco a uno stato sovrano la natura illiberale del suo governo. Per noi il diritto internazionale non vale fino a un certo punto”. Lo scrive su Facebook il presidente del M5S, Giuseppe Conte.
Il senatore repubblicano Mike Lee dello Utah ha dichiarato che il Segretario di Stato Marco Rubio gli aveva comunicato che “non prevede ulteriori azioni in Venezuela ora che Maduro è sotto custodia degli Stati Uniti”. In un post su X, Lee ha dichiarato di aver parlato con Rubio al telefono, come riporta la Cbs. Ha affermato di essere stato informato che Maduro è stato arrestato, “per essere processato per accuse penali negli Stati Uniti”, e che “l’azione di questa notte è stata messa in atto per proteggere e difendere coloro che hanno eseguito il mandato di arresto”.
Fonti interne dell’opposizione venezuelana hanno riferito a Sky News di ritenere che la cattura di Nicolas Maduro sia stata una “uscita negoziata”.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “segue con attenzione la situazione in Venezuela, tenendosi in costante contatto con il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, anche al fine di assumere informazioni sui nostri connazionali”. Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi.
Il Venezuela sta vivendo una “nuova alba” dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato che le forze statunitensi hanno catturato il presidente venezuelano Nicolas Maduro e la moglie. Lo ha scritto il vicesegretario di Stato americano, Christopher Landau, su X. “Una nuova alba per il Venezuela! Il tiranno se n’è andato. Ora, finalmente, dovrà affrontare la giustizia per i suoi crimini”, ha scritto Landau.
L’atto di aggressione armata degli Stati Uniti contro il Venezuela è profondamente preoccupante e va condannato. Lo ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota, come riporta Tass. “Questa mattina gli Stati Uniti hanno commesso un atto di aggressione armata contro il Venezuela. Ciò è profondamente preoccupante e condannabile”, ha dichiarato il dipartimento diplomatico di Mosca.
“Al Venezuela deve essere garantito il diritto di determinare il proprio destino senza alcun intervento esterno distruttivo, tanto meno militare”, si legge nella dichiarazione. Il ministero ha invitato al dialogo per evitare un’ulteriore escalation e ha ribadito la propria “solidarietà” con il popolo e il governo venezuelani, aggiungendo che la Russia sostiene la richiesta di una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Un funzionario statunitense ha dichiarato al New York Times che non ci sono state vittime americane nell’operazione in Venezuela. Il funzionario non ha voluto commentare eventuali vittime venezuelane.
La vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez ha dichiarato che al momento non è nota l’ubicazione del presidente Nicolßs Maduro e di sua moglie. “Chiediamo una prova che siano vivi”, ha affermato Rodríguez, senza fornire ulteriori dettagli sulla loro situazione.
Il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino López ha annunciato lo spiegamento di forze militari in tutto il Paese in un video pubblicato sui social media, dopo che l’esercito statunitense ha condotto attacchi nel Paese. Come riporta la Cbs, il ministro della Difesa ha chiesto un fronte unito di resistenza di fronte alla “peggiore aggressione” mai subita dal Venezuela. Ha affermato che tutte le forze armate saranno schierate seguendo “gli ordini di Maduro”, ma non ha fatto alcun riferimento alla presunta cattura di Maduro. “Ci hanno attaccato ma non ci sottometteranno”, ha detto. Il ministro ha rivolto un invito alla calma e all’unità e ha messo in guardia contro l’anarchia e il disordine, avvertendo: “Non soccombiamo al panico che il nemico cerca di instillare”.
In una breve intervista telefonica con il New York Times, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha celebrato il successo della missione per catturare il presidente venezuelano, Nicolas Maduro. “Un’ottima pianificazione e un sacco di truppe e persone fantastiche. È stata un’operazione brillante, in realtà”, ha detto Trump. Alla domanda se avesse richiesto l’autorizzazione del Congresso per l’operazione o quali fossero i prossimi passi per il Venezuela, Trump ha risposto che avrebbe affrontato tali questioni durante la conferenza stampa in programma a Mar-a-Lago (alle 17, ora italiana).
La vicepresidente Delcy Rodriguez sarebbe sana e salva dopo una serie di esplosioni che hanno scosso la capitale e colpito installazioni militari in tutto il Paese. Lo ha riferito una fonte vicina al governo venezuelano, come riporta il Wall Street Journal.
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro è stato catturato sabato mattina presto da membri della Delta Force, la principale unità speciale dell’esercito statunitense. Lo hanno riferito funzionari statunitensi a Cbs News. La Delta Force, un’unità d’élite che fa capo all’esercito statunitense, è stata anche responsabile della missione del 2019 in cui è stato ucciso l’ex leader dello Stato Islamico Abu Bakr al-Baghdadi.
Il Dipartimento di Stato ha invitato i cittadini statunitensi in Venezuela a mettersi al riparo nelle prime ore di sabato mattina, come riporta la Cbs. In un avviso pubblicato sul suo sito web , il dipartimento ha affermato che l’ambasciata statunitense a Bogotà, in Colombia, era “a conoscenza di segnalazioni di esplosioni a Caracas, in Venezuela e nei dintorni”. Da mesi gli Stati Uniti mettono in guardia i propri cittadini dal recarsi in Venezuela, citando il rischio di “detenzione ingiusta, tortura durante la detenzione, terrorismo, sequestro di persona, applicazione arbitraria delle leggi locali, criminalità, disordini civili e scarse infrastrutture sanitarie”.
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha riferito, in un post pubblicato su X, di una serie di attacchi che avrebbero colpito diverse installazioni in Venezuela, in particolare a Caracas e in altre località del Paese. Secondo quanto scritto da Petro, sarebbero stati colpiti anche il Palazzo Legislativo Federale, sede del Parlamento venezuelano, e aree del centro di Caracas, oltre a basi militari e infrastrutture aeroportuali. Tra i siti indicati figurerebbe anche il mausoleo di Hugo Chßvez. Questo l’elenco delle strutture che, secondo il presidente colombiano, sarebbero state colpite o disattivate: Base aerea di La Carlota, bombardata e disattivata; Caserma di montagna di Catia La Mar, bombardata e disattivata; Palazzo Legislativo Federale di Caracas, bombardato; Forte Tiuna, bombardato; Aeroporto di El Hatillo, attaccato; Base F-16 n. 3 di Barquisimeto, bombardata; Aeroporto privato di Charallave, bombardato e disattivato; Base elicotteri di Higuerote, bombardata e disattivata. Petro ha inoltre riferito che sarebbe stato attivato il piano di difesa nel Palazzo presidenziale di Miraflores e che ampie aree della capitale, tra cui Santa Mónica, Forte Tiuna, Los Teques, 23 de Enero e l’intera zona sud di Caracas, sarebbero rimaste senza elettricità. Segnalati anche attacchi nel centro di Caracas.
Il ministero degli Esteri iraniano, in una dichiarazione, ha affermato di “condannare fermamente l’attacco militare americano al Venezuela e la flagrante violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale del Paese”.
“Oggi alle 11 (ora locale, le 17 in Italia), terrò una conferenza stampa a Mar-a-Lago. Grazie per l’attenzione”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un post sul suo social Truth, confermando che gli Stati Uniti hanno condotto un attacco su larga scala sul Venezuela e annunciando che il presidente venezuelano Nicolas Maduro, insieme alla moglie, “è stato catturato e trasferito fuori dal Paese”.
Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, insieme alla moglie, “è stato catturato e trasferito fuori dal Paese. L’operazione è stata realizzata in coordinamento con le forze di polizia statunitensi. Seguiranno ulteriori dettagli. Oggi alle 11 (ora locale) terrò una conferenza stampa a Mar-a-Lago. Grazie per l’attenzione”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un post sul suo social Truth, confermando che gli Stati Uniti hanno condotto un attacco su larga scala sul Venezuela.
“Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un’operazione militare su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un post pubblicato sul suo social Truth.
“La sicurezza e la incolumità dei nostri connazionali è la nostra priorità”. Così l’ambasciatore italiano in Venezuela, Giovanni Umberto De Vito, all’edizione straordinaria del TG2 per l’attacco in Venezuela. “C’è molta incertezza e preoccupazione – ha spiegato il diplomatico – le operazioni militari si sono svolte fra le 2 e le 3 di notte, con attacchi mirati, non risultano vittime civili e in questo momento non ci sono sorvoli di aerei, non si sentono esplosioni”. La raccomandazione ai cittadini italiani in Venezuela, molti dotati di doppio passaporto, è di “restare nelle rispettive abitazioni, non uscire, non prendersi rischi” e mantenere i contatti con l’ambasciata e i consolati a Caracas e Maracaibo.
“Gli americani non vogliono che Maduro rimanga al potere, questo è un tema fondamentale nella politica in America Latina, è ovvio che il tentativo è quello di far dimettere Maduro”. Così il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo allo speciale TG2 dedicato all’attacco militare in Venezuela. Dalle prime informazioni raccolte dal numero uno della Farnesina risultano attacchi contro “siti militari” e “infrastrutture portuali e aeroportuali”. Tajani ha parlato di “clima veramente incandescente in quella parte del mondo”.
Il governo venezuelano ha invitato i propri sostenitori a scendere in piazza dopo le esplosioni che hanno colpito Caracas. “Popolo in strada!”, si legge in una nota ufficiale. “Il governo bolivariano chiama tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare piani di mobilitazione e a respingere questo attacco imperialista”. Nel comunicato si afferma inoltre che il presidente Nicolßs Maduro ha ordinato “l’attuazione di tutti i piani di difesa nazionale” e ha dichiarato “uno stato di agitazione esterno”. La misura di emergenza consente al capo dello Stato di sospendere alcuni diritti e di ampliare il ruolo delle forze armate.
Basi militari di Caracas e un importante porto venezuelano sono stati colpiti dagli attacchi statunitensi. Lo, afferma l’opposizione politica venezuelana. David Smolansky, portavoce della leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado, ha dichiarato alla Cbc News che tra i luoghi colpiti figurano i seguenti: Fuerte Tiuna – la principale base militare di Caracas; La Carlota: la principale base aerea di Caracas; El Volcßn – antenna di segnale; Porto di La Guaira: un porto marittimo sulla costa caraibica.
“Ci sono stati sorvoli aerei e forti detonazioni. In questo momento però non si sentono bombardamenti o attacchi”. Lo ha detto l’ambasciatore italiano in Venezuela, Giovanni Umberto De Vito, intervenendo a RaiNews24 sulla situazione di sicurezza nel Paese. “Sappiamo che sono state colpite varie installazioni, anche abbastanza vicine all’ambasciata, in altre località sia portuali sia installazioni aeronautiche. La situazione resta molto incerta”, ha spiegato. L’ambasciatore ha riferito che le esplosioni sono state avvertite soprattutto durante la notte, mentre al momento la situazione appare più calma, pur restando l’allerta massima. “Siamo tutti in servizio da ore, non abbiamo dormito, ma cerchiamo di mantenere il controllo ed evitare allarmismi”, ha concluso, ribadendo che la priorità resta la tutela dei cittadini italiani.
“La nostra prioritaria preoccupazione è l’incolumità dei connazionali”. Lo ha detto l’ambasciatore italiano in Venezuela, Giovanni Umberto De Vito a RaiNews24, spiegando che l’ambasciata è in contatto costante con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, la Farnesina, i consolati di Caracas e Maracaibo e la collettività italiana nel Paese. “Siamo mobilitati da settimane con piani di contingenza per garantire la massima assistenza. In questo momento raccomandiamo vivamente ai connazionali di rimanere nelle rispettive abitazioni, di non uscire per strada e di evitare qualsiasi spostamento”, ha sottolineato l’ambasciatore, evidenziando come la situazione sia “molto fluida e incerta”. Gli italiani in Venezuela sono circa 160 mila, in gran parte doppi cittadini, ma anche expat e turisti. Al momento non sono segnalate richieste particolari di aiuto, ha spiegato l’ambasciatore. “Lo spazio aereo è chiuso e non è possibile organizzare voli – ha aggiunto – la priorità è restare informati e mantenere i contatti con ambasciata e consolati”.
“Tutta la terra ha tremato. È orribile. Abbiamo sentito esplosioni e aerei”. Lo ha raccontato Carmen Hidalgo, un’impiegata di 21 anni di Caracas, con la voce tremante. La donna stava ritornando con due parenti da una festa di compleanno questa notte quando sono iniziate le esplosioni sulla capitale venezuelana: “Ci sentivamo come se l’aria ci colpisse”.
La Federal Aviation Authority ha vietato i voli commerciali statunitensi nello spazio aereo venezuelano a causa di “attività militare in corso”. L’avviso della FAA, noto come ‘Notice to Airmen’, è arrivato poco dopo l’una di notte, ora della costa orientale degli Stati Uniti, per avvertire tutti i piloti commerciali e privati statunitensi che lo spazio aereo sopra il Venezuela e la piccola isola di Curaçao, appena al largo della costa settentrionale del paese, era interdetto “a causa dei rischi per la sicurezza del volo associati alle attività militari in corso”.
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez ha dichiarato in un post sui social media che il suo Paese ha denunciato “l’attacco criminale degli Stati Uniti” al Venezuela e ha chiesto alla comunità internazionale di condannare urgentemente quello che ha definito “terrorismo di Stato contro il coraggioso popolo venezuelano e contro la Nostra America”.
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale dopo le esplosioni che hanno colpito Caracas, e ha denunciato gli attacchi come un tentativo degli Stati Uniti di impossessarsi del petrolio e dei minerali del suo Paese. Nella dichiarazione, riporta la Bbc, si afferma che gli attacchi a Caracas mirano a “impadronirsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare petrolio e minerali” e a “rompere con la forza l’indipendenza politica della nazione”. Maduro ha “firmato e ordinato l’attuazione del decreto che dichiara lo stato di agitazione esterna su tutto il territorio nazionale”. Ha inoltre ordinato che tutti i piani di difesa nazionale vengano attuati “al momento opportuno e nelle circostanze appropriate” esortando “tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare piani di mobilitazione e a condannare questo attacco imperialista”.
Secondo due funzionari statunitensi che hanno parlato con la Cbs News in condizione di anonimato per discutere di questioni di sicurezza nazionale, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato il via libera all’esercito statunitense per condurre attacchi terrestri in Venezuela pochi giorni prima dell’effettiva operazione. I funzionari militari hanno discusso se condurre la missione il giorno di Natale, ma secondo le fonti, gli attacchi aerei statunitensi in Nigeria contro obiettivi dell’Isis hanno avuto la precedenza. I giorni successivi a Natale hanno aperto ulteriori finestre di attacco per i funzionari militari statunitensi, ma l’operazione è stata sospesa a causa delle condizioni meteorologiche. I funzionari affermarono che le forze armate statunitensi desideravano condizioni meteorologiche favorevoli al successo della missione.

