Netanyahu sarà a Washington il 3 febbraio. Attesa per la liberazione dei prossimi ostaggi

Trecentomila palestinesi hanno iniziato a fare ritorno nel nord della Striscia di Gaza, dove sperano di ricongiungersi con i familiari e con quello che resta delle loro case. Dalle prime ore del mattino di ieri si è formata una lunga carovana di sfollati lungo il corridoio Netzarim, sulla costa di Gaza, da cui l’esercito israeliano si è ritirato come previsto dall’accordo di cessate il fuoco dopo lo sblocco della situazione sulla liberazione di Arbel Yehud. Per le autorità di Gaza in 300mila hanno fatto ritorno, definito da Hamas “una vittoria” e una prova del “fallimento dell’occupazione israeliana”.

L’accordo sulla tregua progredisce secondo le tappe previste, la prima fase prevede il rilascio di 33 ostaggi. Di questi, 7 ragazze, sia soldatesse che civili, sono già state liberate. La giovane Arbel Yehud e altri due ostaggi saranno rilasciati entro venerdì, mentre la liberazione di altri 3 è prevista per sabato. La Jihad islamica ha pubblicato un video di Yehud in cui dice di stare “bene” e di sperare di poter tornare presto a casa “come le altre ragazze”.

Una rassicurazione per coloro che temevano per la vita della giovane. Hamas ha consegnato una lista aggiornata in cui risulta che tra i 26 ancora in attesa di rilascio, 8 sono morti. Un numero che rispecchia le stime di Tel Aviv. In totale, sono 87 gli israeliani rapiti il 7 ottobre 2023 che ancora si trovano a Gaza.Intanto continua a tenere banco l’idea di Trump di trasferire parte della popolazione di Gaza in Giordania e in Egitto, temporaneamente o permanentemente. A essere più interessata è l’ultradestra, che per bocca di Bezalel Smotrich ha annunciato che sta lavorando a un “piano operativo” per mettere in pratica quanto ipotizzato dal presidente Usa.

Tema che potrebbe essere al centro della visita a Washington del primo ministro Benjamin Netanyahu, atteso il 3 febbraio negli Stati Uniti, secondo indiscrezioni della stampa israeliana. Netanyahu sarebbe il primo leader straniero a essere invitato alla Casa Bianca dall’inizio del secondo mandato di Trump. L’Ue, dal canto suo, con l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha annunciato che riprenderà la missione Eubam al valico di Rafah, tra Egitto e Striscia di Gaza, a cui parteciperanno anche i carabinieri italiani, come assicurato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Partiranno tutti insieme, italiani, spagnoli e francesi, dall’Italia con un volo delle nostre forze armate e quindi andranno a presidiare il valico di Rafah”, ha spiegato.

Anche sul fronte libanese la situazione del cessate il fuoco è delicata. La scadenza per il ritiro delle truppe israeliane dal sud del Paese dei cedri, prevista per il 26 gennaio, è stata prorogata al 18 febbraio. Alcuni residenti hanno tentato di fare comunque ritorno alle loro case o a quello che resta. In molti villaggi decine di persone disarmate, alcune sventolando bandiere di Hezbollah, hanno marciato mano nella mano o in sella a motociclette, scortati da ambulanze, bulldozer e carri armati dell’esercito libanese. Si sono avvicinati alle periferie dei centri abitati, ma sono stati costretti a fermarsi davanti alle postazioni israeliane. Le truppe dell’Idf hanno aperto il fuoco, uccidendo da domenica almeno 26 persone, tra cui 6 donne. Il partito sciita si è detto pronto a intervenire con l’esercito regolare per “liberare” i villaggi del sud.

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