Uruguay al voto per il ballottaggio delle elezioni presidenziali. Si tratta di una corsa combattuta fra Alvaro Delgado, candidato del partito conservatore al governo, e Yamandú Orsi del Frente Amplio, coalizione di partiti di sinistra e centro-sinistra che ha governato per 15 anni fino alla vittoria nel 2019 del presidente di centro-destra Luis Lacalle Pou, supervisionando fra l’altro la legalizzazione dell’aborto, delle nozze gay e della vendita di marijuana. Il piccolo Paese sudamericano conta 3,4 milioni di abitanti. Al primo turno, che si è svolto il 27 ottobre, il Frente Amplio di Orsi aveva ottenuto il 44% dei voti e il Partito Nazionale di Delgado aveva ottenuto il 27%. Ma gli altri partiti conservatori che compongono la coalizione di governo, in particolare il Partito Colorado, hanno ottenuto complessivamente il 20% dei voti, abbastanza per dare stavolta a Delgado un vantaggio sul suo sfidante. Secondo gli analisti, le campagne poco brillanti dei candidati e l’ampio consenso sui temi chiave hanno generato un’indecisione e un’apatia straordinarie, in un’elezione dominata da discussioni sulla spesa sociale e sulle preoccupazioni per la crescente disuguaglianza di reddito ma in gran parte priva della rabbia anti-establishment che altrove ha fatto salire al potere outsider. Tra i primi a votare anche l’ex presidente José ‘Pepe’ Mujica, ex guerrigliero marxista che durante il suo mandato dal 2010 al 2015 ha elevato il profilo internazionale dell’Uruguay come uno dei paesi più liberali dal punto di vista sociale e sostenibili dal punto di vista ambientale. Orsi è ampiamente considerato l’erede politico di Mujica, che oggi ha 89 anni e sta recuperando da un cancro all’esofago.

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