Abeer Odeh: "Israele manca di rispetto ad alleati, Italia si opponga"
Nel nord della Striscia di Gaza “centinaia di migliaia di uomini, donne, bambini e anziani vivono sotto assedio, intrappolati in un recinto dove da settimane non entrano più né cibo, né acqua, né medicine, uccisi dalla fame, dalle malattie e dai proiettili israeliani, feriti e mutilati nel corso di quello che è diventato un genocidio nel genocidio, lontano dalle telecamere che in questo posto non possono entrare”. Così a LaPresse l’ambasciatrice palestinese in Italia, Abeer Odeh. “Siamo di fronte a un cambio di passo. Insieme alle migliaia di civili sterminati dal genocidio in corso a Gaza, dalle continue aggressioni in Cisgiordania e dalla guerra contro il Libano, le principali vittime delle azioni criminali scatenate da Israele sono sempre più chiaramente il diritto internazionale umanitario e il multilateralismo“, prosegue Odeh. “Tra i milioni di palestinesi le cui vite sono messe in pericolo dalla macchina sanguinaria di Israele contro la quale non esiste alcuna forma di deterrenza, mentre il mondo sta a guardare, i 470.000 civili che vivono nel nord della Striscia corrono il rischio di essere sterminati da un momento all’altro e aspettano solo di morire, secondo quanto denunciato dalle Nazioni Unite. È qui che le forze di occupazione israeliane stanno portando avanti da 19 giorni il cosiddetto ‘Piano del generale‘ che, dichiarando questa zona ‘area militare’, mira a completare il trasferimento forzato della sua popolazione, la sua pulizia etnica e la sua annessione”, afferma l’ambasciatrice.
Odeh: “Israele manca di rispetto ad alleati, Italia si opponga”
“Arroganza e impunità fanno sì che Israele porti avanti qualsiasi aggressione senza badare alle regole stabilite, mancando di rispetto all’intera comunità internazionale, compresi i suoi stessi alleati. Ci auguriamo che l’Italia si opponga con misure concrete a una deriva che rischia di trascinare la regione e il mondo intero in un luogo dove a prevalere sarà esclusivamente la legge del più forte”, continua l’ambasciatrice palestinese.
Odeh: “Israele vuole eliminare Unrwa e Unifil per occupare”
“Israele sta cercando di smantellare l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente, sia con aggressioni dirette che con iniziative legislative. La fine dell’UNRWA è uno degli obiettivi di guerra di Israele, che nell’ultimo anno ha danneggiato o completamente distrutto l’80% delle sue sedi e ucciso 228 dei suoi operatori a Gaza, confiscando lo scorso 10 ottobre il suo quartier generale di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme Est, per farne 1.440 unità abitative illegali per i coloni. La potenza occupante vuole liberarsi dell’UNRWA per procedere più speditamente con l’occupazione”, spiega Odeh. “Attaccare l’UNRWA significa attaccare i rifugiati, non riconoscerli come cittadini palestinesi, negare il loro diritto al ritorno e fare carta straccia delle risoluzioni dell’ONU che hanno stabilito sia questo diritto (risoluzione 194 dell’Assemblea Generale dell’11 dicembre 1948) che questa Agenzia (risoluzione 302 dell’Assemblea Generale dell’8 dicembre 1949). Significa soprattutto attaccare le Nazioni Unite e i limiti imposti dal diritto internazionale alla legge della giungla. Il 6 ottobre il governo israeliano ha approvato due disegni di legge totalmente illegali dal punto di vista del diritto internazionale che, se votati dalla Knesset alla fine del mese, equipareranno l’Agenzia ONU a una organizzazione terroristica e ne impediranno completamente il lavoro là dove è più richiesto e necessario, per l’istruzione, la salute e i servizi sociali. La comunità internazionale deve fare pressione su Israele perché questo non avvenga: non sono in gioco solo i diritti politici ma la sopravvivenza di un intero popolo, mentre continua a delegittimare l’intero sistema delle Nazioni Unite e il suo segretario generale, Israele prende volutamente di mira la forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano con l’obiettivo di eliminare con un colpo solo un testimone dei suoi metodi di combattimento proibiti e un ostacolo alle sue mire espansionistiche”, conclude l’ambasciatrice.
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