Il conduttore di Propaganda Live fu ospite dell'ambasciatore a Kinshasa nel 2018: "Fu un bell'incontro"

“Ho avuto il piacere e l’onore di essere ospite di Luca Attanasio a Kinshasa insieme ad alcuni ragazzi di Medici senza frontiere. Con noi è stato molto cordiale, ospitale, disponibile. Colpiva il fatto che fosse molto competente e allo stesso tempo molto giovane. Aveva fatto cucinare per noi un pranzo di cucina italiana ed era molto orgoglioso del fatto che stava insegnando la nostra cucina allo chef”. E’ questo il ricordo di Diego Bianchi che nel 2018 fu ospite di Attanasio, ambasciatore italiano in Congo rimasto ucciso oggi in un attacco, durante le riprese di un servizio in Congo per ‘Propaganda Live’. “Abbiamo riso e scherzato, in una situazione però rischiosa sempre e comunque. Mi ricordo che andai da lui pochi giorni prima di andare a Goma, la zona in cui è stato ucciso, che è dall’altra parte del Congo rispetto a Kinshasa. Mi aveva messo in guardia dai rischi di tutto il Paese e di quella zona in particolare. La foresta del Virunga e la zona di Goma erano e sono in mano a decine di bande armate in lotta fra di loro. Omicidi e rapimenti di europei, personale Onu e Ong erano e sono all’ordine del giorno. Abbiamo trovato molti posti di blocco, non avevo mai visto tante armi in vita mia. In certe occasioni non potevo fare riprese”.

Diego Bianchi ricorda anche come Attanasio gli raccontò non solo quello che l’Italia faceva per il Congo, ma anche quello che il Congo aveva fatto per gli italiani che erano migrati durante il boom economico del Dopoguerra. “Era strano parlare di migranti italiani in Congo, quando in Italia in quel momento si parlava delle persone che arrivavano da noi. Lui mi aveva raccontato di quanti italiani vivessero ancora in Congo, soprattutto missionari e persone dedite al volontariato. Ce ne sono molti più di quanti immaginiamo”. Fra Bianchi e Attanasio era rimasto un contatto aperto: “C’eravamo scambiati gli auguri a Capodanno, ci sentivamo saltuariamente. Fu un bell’incontro”.

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