Il presidente eletto ha annunciato i nomi di altri futuri collaboratori della sua nuova amministrazione

Il presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato i nomi di altri futuri collaboratori di alto livello alla Casa Bianca, dopo che la scorsa settimana aveva presentato il suo storico collaboratore Ron Klain come futuro capo di gabinetto. La sua scelta ricade, anche in questo caso, su persone di fiducia e fidati collaboratori, e vi si vede riflessa la sua promessa di portare il cambiamento nell’amministrazione che sostituirà quella del repubblicano Donald Trump. Tra le nomine ci sono quattro persone nere e cinque donne: “L’America affronta enormi sfide, loro portano prospettive diverse e impegno condiviso ad affrontarle e uscirne come nazione più forte e più unita”, ha commentato Biden. La vice presidente sarà Kamala Harris, prima donna e prima donna nera ad arrivare così in alto al potere a Washington, nonché prima persona sudasiatica in quell’incarico.

Il democratico nelle prossime settimane inizierà anche a scegliere i membri di alto profilo del governo, dopo che lunedì in un discorso ha detto di sperare che Trump dimostri maggiore “assennatezza” e ammetta la sconfitta, consentendo così alla transizione di accelerare e procedere fluidamente, mentre l’insediamento del 20 gennaio si avvicina. Intanto, fra le persone nominate ci sono membri della sua compagna elettorale come Jen O’Malley Dillon, la quale sarà vice di Klain, Cedric Richmond e Steve Ricchetti. C’è il suo consigliere di vecchia data Mike Donilon, e consigliera sarà anche Dana Remus.

Nel frattempo, a Washington, dopo la notizia dell’accelerata dell’amministrazione a favore di nuove sanzioni contro la Cina e del ritiro di truppe da Afghanistan e Iraq, torna in ballo l’Iran. Secondo il New York Times, Trump giovedì scorso avrebbe chiesto ai suoi consulenti quali opzioni avesse a disposizione per attaccare la nazione. In particolare, il repubblicano avrebbe voluto attaccare il principale sito nucleare di Teheran, quello di Natanz. Nel 2018 gli Usa hanno abbandonato l’accordo internazionale sul nucleare (Jcpoa) siglato nel 2015, ripristinando sanzioni e facendo così di nuovo salire la tensione. Teheran ha in seguito smesso di rispettare i limiti previsti dall’accordo, e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha di recente informato che è stata largamente violata la soglia massima di scorte di uranio arricchito.

L’ulteriore disimpegno di soldati statunitensi dall’Afghanistan e dall’Iraq che la Casa Bianca ha annunciato ha spinto la Nato a lanciare l’allarme: “Siamo in Afghanistan da quasi 20 anni e nessun alleato della Nato vuole restare più a lungo del necessario. Ma allo stesso tempo, il prezzo da pagare se ce ne andremo troppo presto o in modo scoordinato potrebbe essere molto alto”, ha dichiarato il segretario generale, Jens Stoltenberg. Il Paese devastato dal conflitto, ha aggiunto, “rischia di diventare ancora una volta una piattaforma per i terroristi internazionali, da cui pianificare e organizzare attacchi nelle nostre terre d’origine. E l’Isis potrebbe ricostruire in Afghanistan il califfato del terrore che ha perso in Siria e Iraq”.

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