Londra (Regno Unito), 24 nov. (LaPresse/AP) – Ansia, senso di violazione, un vero e proprio assedio. Così l’attrice Sienna Miller e la scrittrice J.K. Rowling, la madre della saga di Harry Potter, hanno descritto davanti alla commissione che indaga sull’etica dei media britannici, il loro stato d’animo dopo aver scoperto di essere state vittima delle intercettazioni telefoniche illegali da parte di alcuni tabloid. La venuta alla luce della pratica ha causato quest’estate lo scoppio dello scandalo che ha portato alla chiusura di News of the World, la testata di proprietà dell’impero di Rupert Murdoch, maggiormente coinvolta nella vicenda.
“Mi sentivo come se vivessi in una specie di videogioco. Mi sentivo violata, paranoica e ansiosa, costantemente. Sono stata insultata”, ha dichiarato la Miller, descrivendo gli anni vissuti sotto l’occhio insistente di giornalisti e paparazzi appostati davanti a casa sua. La continua pubblicazione sulla stampa di storie molto personali ha portato anche l’attrice ad accusare amici e familiari di aver passato informazioni riservate ai media. In realtà, invece, la segreteria telefonica del suo cellulare era stata intercettata proprio dal News of the World. L’attrice 29enne, diventata preda dei tabloid quando frequentava l’attore Jude Law, ha definito la costante attenzione dei fotografi “davvero spaventosa”.
“Per diversi anni – ha continuato – sono stata incessantemente seguita da 10 o 15 uomini, quasi tutti i giorni. Mi è spesso capitato all’età di 21 anni di correre in una strada buia a mezzanotte, da sola, con 10 uomini che mi inseguivano. Il fatto che avessero con sé macchine fotografiche rendeva tutto questo legale”. La Miller, nota per i suoi ruoli in ‘The Pusher’ e ‘Alfie’, è stata una delle prime celebrità ad aver denunciato News of the World per le intercettazioni illegali. A maggio scorso il tabloid ha acconsentito a pagarle 100mila sterline per chiudere la causa. “Ero molto nervosa quando avevo deciso di denunciare un impero più ricco e molto più potente di me. Era molto scoraggiante”, ha detto ancora l’attrice.
Qualche ora più tardi è toccato a J.K. Rowling, che a sua volta ha parlato dell’ansia provocatale dalle continue incursioni dei cronisti. “Ho avuto un’enorme sensazione di invasione. È difficile spiegare quanto mi sono arrabbiata a scoprire che la scuola frequentata da mia figlia di 5 anni non era più un posto sicuro, lontano da giornalisti”, ha detto, aggiungendo di aver trovato addirittura nello zaino della figlia una lettera scritta da un reporter. L’interesse dei media, ha poi spiegato, è iniziato dopo la pubblicazione del primo romanzo nel 1997 ed è presto aumentato. Molto spesso fotografi e giornalisti rimanevano appostati davanti a casa Rowling. “Ci si sente minacciati ad avere delle persone che ti osservano”, ha spiegato la scrittrice. Al momento della nascita dei figli, nel 2003 e nel 2005, l’ingerenza dei media era diventata così intensa che “sembrava di essere sotto assedio, di essere un ostaggio”.
“Non posso coprire me stessa né la mia casa con un mantello dell’invisibilità e non vorrei nemmeno”, ha proseguito la Rowling, rivelando di essersi trasferita dopo che l’indirizzo della sua casa era stato reso noto. La scrittrice ha inoltre raccontato di come il suo attuale marito, Neil Murray, parlando al telefono diede alcuni dettagli personali a un uomo che si presentò come funzionario dell’agenzia delle entrate. Un articolo su Murray è poi apparso su un tabloid. “È stata un’introduzione poco piacevole alla relazione con una persona famosa”, ha concluso.
Prima della Rowling era stato ascoltato anche l’ex presidente della Federazione internazionale dell’automobile, Max Mosley. Oltre a parlare della vicenda, Mosley si è focalizzato sulla difficoltà di mettere freni alle notizie di gossip nell’era internet. Mosley ha vinto una causa contro il News of the World per l’articolo pubblicato nel 2008, su un’orgia a tema nazista a cui l’ex capo della Fia aveva partecipato con cinque prostitute. Mosley riconobbe di avere partecipato all’orgia, ma affermò che la notizia, documentata con una telecamera nascosta, era stata una “oltraggiosa” invasione della privacy, aggiungendo che i riferimenti al nazismo erano dannosi e “completamente falsi”.
Mosley ha quindi spiegato che le notizie riguardanti il fatto sono state rimosse da 193 siti in tutto il mondo, e che al momento sono in corso azioni legali “in 22 o 23 Paesi diversi”, tra cui quelle contro Google in Francia e Germania. “La cosa fondamentale – ha continuato – è che Google potrebbe fare in modo che queste notizie smettano di apparire, ma non lo fa per una questione di principio. Le cose davvero pericolose sono i motori di ricerca. Lavori tutta la vita cercando di ottenere o fare qualcosa di utile, e all’improvviso accade un fatto di questo tipo che diventa l’unico motivo per cui la gente si ricorda di te”. Dopo Mosley è stata ascoltata anche un’altra persona, identificata soltanto come HJK, che ha avuto una relazione con una celebrità. La commissione che sta indagando sull’etica dei media, presieduta dal giudice Brian Leveson, dovrebbe pubblicare l’anno prossimo un rapporto, raccomandando modifiche alla normativa sui media nel Regno Unito.

