Baghdad (Iraq), 7 ago. (LaPresse/AP) – Le forze statunitensi che rimarranno in Iraq dopo il ritiro programmato del 31 dicembre saranno facili bersagli di attacchi. È la minaccia dello sciita Muqtada al-Sadr, lanciata attraverso un comunicato pubblicato sul suo sito internet. Recentemente il governo di Baghdad ha fatto sapere di aver aperto un dialogo con Washington per discutere se mantenere un certo numero di soldati americani nel Paese. Ufficiali iracheni, temendo una possibile escalation di violenze, hanno ribadito che le forze militari americane dovrebbero rimanere per addestrare le truppe irachene. Ma la nota di al-Sadr indica che migliaia di iracheni si oppongono alla possibilità che soldati Usa rimangano nel Paese, a prescindere dal loro ruolo.

I militari americani “saranno trattati come chiunque altro si trova in Iraq, come un occupante tirannico a cui di deve resistere con mezzi militari”, ha scritto Muqtada al-Sadr, secondo cui anche un mandato limitato al solo addestramento militare non sarà accettato dalle sue milizie sciite. Una forza militare per addestrare le truppe irachene sarebbe un continuazione di ciò che oggi i soldati statunitensi fanno in Iraq. In realtà, le forze Usa assistono il Paese anche nelle operazioni antiterrorismo e, se sotto attacco, si difendono.

Le dichiarazioni di al-Sadr si rivolgono anche ai leader politici iracheni, in particolare al primo ministro Nouri al-Maliki. “Il governo che acconsente alla loro permanenza, anche se è al fine di un addestramento, è un governo debole”, ha commentato il leader sciita. Il premier e al-Sadr si sono scontrati in passato, anche militarmente, ma il leader sciita, sotto pressione iraniana, ha sostenuto al-Maliki lo scorso autunno quando si è presentato alle elezioni.

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