Iran, le conseguenze della guerra sull’energia: l’Italia paga il prezzo più alto

Iran, le conseguenze della guerra sull’energia: l’Italia paga il prezzo più alto

L’analisi sul Financial Times. A rischio anche le previsioni macroeconomiche del governo contenute che si poneva un obiettivo di crescita del Pil dello 0,7%.

Le conseguenze della guerra all’Iran sul petrolio coinvolgono il nostro Paese. E per il Financial Times sarà proprio l’Italia a pagare il prezzo più alto. Con l’aumento di benzina e diesel a rischio anche le previsioni macroeconomiche del governo contenute nell’ultimo Documento programmatico che si poneva un obiettivo di crescita del Pil dello 0,7%.

Impatto maggiore

La crescita alle stelle di petrolio e gas avrà un costo elevato per le economie europee come Italia, Germania e Regno Unito, che dipendono fortemente dalle importazioni. Secondo un’analisi condotta su 15 delle maggiori economie mondiali da Oxford economics – riportata dal Financial Timesl’aumento dei costi energetici avrà l’impatto maggiore in Italia, dove l’inflazione nel quarto trimestre di quest’anno potrebbe aumentare di oltre un punto percentuale rispetto alle precedenti previsioni. L’Eurozona nel suo complesso e il Regno Unito registreranno un aumento di oltre mezzo punto percentuale dell’inflazione prevista. Al contrario, l’inflazione negli Stati Uniti nel quarto trimestre aumenterà di soli 0,2 punti percentuali, e il Canada sarà il Paese meno colpito.

In bilico l’obiettivo del Pil 2026

L’impennata dei prezzi del carburanti rischia di polverizzare le previsioni macroeconomiche del governo dell’ultimo Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). A rischio l’obiettivo del Pil, dato per quest’anno è segnato come in crescita dello 0,7%. Il Dpfp stimava per quest’anno il prezzo del petrolio in calo, con il Brent a 66,1 dollari al barile mentre i futures sono stabilmente sopra i 100 dollari al barile con la guerra all’Iran. Il prezzo del gas era stimato a 31,9 euro al megawattora mentre il Ttf di Amsterdam sfiora i 60 euro.

A ottobre il governo ipotizzava il prezzo del petrolio rivisto “leggermente al ribasso su tutto l’orizzonte di previsione, con una riduzione media di circa due dollari all’anno rispetto alle stime”, e anche il gas “su livelli inferiori rispetto alle proiezioni precedenti”.

“L’effetto cumulato dei ribassi di petrolio e gas – si legge nel Dpfp – genera un impatto positivo di 1 decimo di punto per il Pil nel 2025, di 2 decimi di punto nel 2026, nullo nel 2027 e negativo di 1 decimo di punto nel 2028″.

Il documento del governo simula poi uno scenario di rischio con un andamento dei prezzi delle materie prime energetiche meno favorevole e prezzi più elevati sia per il petrolio sia per il gas: le quotazioni del petrolio vengono fissate a circa 76 dollari nel 2026 e 2027 e a 66,8 dollari nel 2028, le quotazioni del gas invece vengono poste pari a 41,9 euro in media nel 2026 e a 39,4 nel 2027, per poi portarle a 26,7 euro nel 2028. In questo caso, secondo la simulazione, si registrerebbe un tasso di crescita del prodotto inferiore, rispetto al quadro di base, di 0,2 punti percentuali nel 2026 e 0,3 punti nel 2027.

Il rientro nel 2028 dei prezzi energetici ai livelli dello scenario di riferimento farebbe sì che il tasso di crescita del prodotto nel 2028 sia in linea con quello del quadro macroeconomico tendenziale.

© Riproduzione Riservata