Fed sotto attacco, scendono in campo i governatori delle banche centrali per difendere Jerome Powel dall’offensiva del presidente Usa Donald Trump.
I principali banchieri centrali a livello internazionale si sono schierati con il presidente della Federal reserve, ribadendo che l’indipendenza delle banche centrali è un pilastro della stabilità economica e finanziaria globale.
I banchieri: “L’indipendenza è un pilastro della stabilità”
“Esprimiamo la nostra piena solidarietà al sistema della Federal reserve e al suo presidente, Jerome H. Powell – scrivono in una dichiarazione congiunta firmata, tra gli altri, dalla presidente della Bce Christine Lagarde, a nome del Consiglio direttivo, e dai governatori della Banca d’Inghilterra, della Bank of Canada, Riksbank svedese, Banca nazionale svizzera, Reserve bank of Australia, Bank of Korea e Banco central do Brasil, oltre ai vertici della Banca dei regolamenti internazionali – l’indipendenza delle banche centrali è una pietra angolare della stabilità dei prezzi, finanziaria ed economica, nell’interesse dei cittadini che serviamo”.
Il documento descrive Powell come un presidente che ha operato “con integrità, nel pieno rispetto del mandato e con un impegno incrollabile verso l’interesse pubblico”, godendo della “massima considerazione” dei colleghi a livello internazionale.
Le accusa del dipartimento di Giustizia Usa
Un sostegno, quello dei banchieri centrali, che arriva in un momento di forte tensione tra la Casa Bianca e la Fed. Sono ormai alcuni mesi che il presidente degli Stati Uniti Trump accusa il presidente della Fed Powell di non averlo voluto ascoltare sulla riduzione dei tassi e di non averli poi abbassati con sufficiente rapidità per sostenere la crescita economica. Ed è così che, per aumentare la pressione, l’amministrazione Usa ha coinvolto il dipartimento di Giustizia, che venerdì ha notificato alla Fed una convocazione legata al progetto di ristrutturazione della sede dell’istituto dal valore di circa 2,5 miliardi di dollari.
La risposta di Powell: “Tassi fissati in base alle condizioni economiche”
Powell – il cui mandato scade il 15 maggio – affida la risposta ad un videomessaggio respingendo le accuse e sostenendo che l’indagine rappresenta un tentativo di intimidazione. “La questione è se la Fed possa continuare a fissare i tassi sulla base di dati e condizioni economiche o se la politica monetaria sarà determinata da pressioni politiche – avverte Powell – l’indipendenza della banca centrale è in gioco“.
Un videomessaggio che non scoraggia certo Trump: “Ha superato il budget di miliardi di dollari. Quindi, o è incompetente o è disonesto. Non so cosa sia, ma di certo non sta facendo un buon lavoro“.
La preoccupazione della Germania
Sul tema è intervenuto anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz facendo presente che “le banche centrali indipendenti sono una garanzia di stabilità monetaria” ed esprimendo preoccupazione per l’aumento delle interferenze politiche sulle autorità monetarie con l’auspicio che negli Stati Uniti resti un ampio consenso sulla necessità di preservare l’autonomia della Fed.
Le tensioni si riflettono sui mercati
Nei mercati si riflette questo clima di tensioni, con un indebolimento di azioni, titoli di Stato e dollaro, mentre cresce il timore di un ritorno del cosiddetto Sell America trade, che vede gli investitori ridurre l’esposizione su asset statunitensi. Ex presidenti della Fed e parlamentari di entrambi i partiti hanno definito l’iniziativa dell’amministrazione Trump un attacco senza precedenti alla credibilità della banca centrale e allo Stato di diritto.

