“Maxi-stangata”. “Emergenza nazionale”. “La stabilità delle imprese è a rischio”. Sono di questo tenore i commenti delle associazioni di tutela dei consumatori ai dati sull’inflazione rilasciati oggi dall’Istat. La crescita dell’indice dei prezzi al consumo è stata dell’8,4% ad agosto su base annua, con il cosiddetto “carrello della spesa” che ha testimoniato l’aumento maggiore dal 1984 a oggi (+9,7%).
Il Codacons stima 2.580 euro di rincaro annuale per una famiglia tipo, che diventano 3.352 euro prendendo in esame il bilancio di una famiglia con due figli. Guardando unicamente al settore alimentare, dunque ai rincari da affrontare per mettere il cibo in tavola, l’aumento si attesta a 591 euro, sostiene invece Assoutenti. Entrambe le associazioni si rivolgono al Governo, chiedendo di intervenire eliminando al più presto l’Iva sui generi alimentari.
Proprio le categorie produttive del settore lamentano la situazione, con Coldiretti che vede nel caro energia e nella siccità degli scorsi mesi le cause di un aumento del prezzo dei generi alimentari risultato superiore al 10%. Da parte sua, Confagricoltura crede che “senza misure immediate a livello nazionale e straordinarie in ambito europeo sul costo del gas, dell’energia elettrica e del gasolio, l’Italia rischia una grave recessione”.
Federdistribuzione, che questa mattina alle 12 ha messo in campo una protesta simbolica, abbassando per 15 minuti l’illuminazione delle imprese associate, ritiene da parte sua che “non tutte le imprese saranno in grado di reggere a lungo questa pressione” dovuta agli aumenti dei prezzi energetici. E Confesercenti lancia un allarme sul futuro: le stime dell’associazione dei commercianti vedono 34 miliardi di consumi in meno da qui al 2023 da parte delle famiglie, con un calo di 1.300 euro per nucleo.

