L'azienda chiede la conferma dell'irresponsabilità penale dei vertici sui danni ambientali. E il ministro degli Interni si schiera per evitare la chiusura

E' scontro tra governo e ArcelorMittal (ma anche all'interno del governo) sulla clausola di "immunità" che  MittalArcelor aveva chiesto (e ottenuto) per intervenire sull'Ilva. La clausola, però, non è stata definita per i prossimi anni e i suoi primi effetti scadono tra due mesi. In sostanza, tra due mesi, i vertici dell'azienda saranno penalmente responsabili di tutti i danni ambientali (anche del passato) provocati dallo stabilimento. Mittal aveva detto che la condizione era necessaria per prendersi la responsabilità di andare avanti e, l'altro giorno, l'ad per l'Europa del gruppo indiano, Geert Van Poelvoorde,, ha detto: “Il Governo continua a dirci di non preoccuparci, che troverà una soluzione, ma finora non c’è niente. Quindi il 6 settembre l’impianto chiuderà. Abbiamo ancora due mesi, spero che il Governo trovi una soluzione, siamo aperti a discutere”. Di Maio ha risposto bollando i vertici dell'azienda di irresponsabilità e assicurando che una soluzione si troverà. Ma, adesso, ci sono 15 mila posti di lavoro a rischio e, ovviamente, tutti si preoccupano.

A cominciare da Salvini che non perde l'occasione per punzecchiare Di Maio: "Io avrei lasciato la garanzia legale. Di Maio mi assicura che non rischia, io mi fido". Ma "con 15 mila posti di lavoro non si scherza. Non si può cambiare un contratto in corso d'opera. Non ci possiamo permettere la chiusura", "gli imprenditori arrivati adesso hanno ereditato una situazione disastrosa e in nove mesi non possono sistemarla" ha detto questa mattina il ministro degli Interni. L'azienda ha annunciato anche il numero delle giornate della cassa integrazione che partirà dall'1 luglio prossimo e coinvolgerà 1395 dipendenti per 13 settimane. Fonti del Mise hanno reso noto che è stato fissato per il prossimo 4 luglio un incontro tra il vicepremier Di Maio e il management di ArcelorMittal, che prevede la presenza, anche, dell'ad di Mittal Italia Matthieu Jehl.

Cisl – "Occorre scongiurare in tutti i modi il rischio di una possibile chiusura degli stabilimenti Ilva ed il blocco della produzione. Va garantita la continuità produttiva e occupazionale e anche gli investimenti per l'ambientalizzazione al centro dell'accordo siglato alcuni mesi fa al Mise". Lo sottolinea il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra. "L'Italia non può assolutamente perdere la produzione di acciaio e migliaia di posti di lavoro. Sarebbe una follia fermare gli impianti a settembre per una questione di carattere legale che, pur essendo un tema importante, rischia di apparire come un pretesto, visto anche l'atteggiamento dell'azienda che in maniera unilaterale ha collocato in cassa integrazione ben 1400 lavoratori", prosegue il sindacalista, affermando che "Arcelor Mittal deve dimostrare nei fatti senso di responsabilità. I toni ricattatori o alzare polveroni servono solo ad esasperare gli animi ed aumentare le legittime preoccupazioni dei lavoratori. Ma altrettanta responsabilità deve arrivare dal Governo ed in particolare dal ministro dello Sviluppo Di Maio che è il garante dell'accordo con ArcelorMittal e quindi ha il dovere di intervenire in maniera chiara".

 

"Si può e si deve trovare una soluzione con il confronto tra Governo, aziende e sindacato. I lavoratori e la comunità di Taranto non possono continuare a pagare ancora una volta per l'irresponsabilità delle imprese e delle scelte della politica", conclude Sbarra.

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