“Il piatto giusto per celebrare il riconoscimento Unesco? Per me è il timballo di anelletti. Perché è una pasta a forma di fede nuziale che noi utilizziamo in Sicilia, con una cottura di 28 minuti, è stata praticamente inventata dalle famiglie povere, perché le donne molti anni fa andavano per i mercati a farsi regalare dai salumieri, dai macellai, i rimasugli. Univano a tutto questo la proteina, l’uovo, e facevano un piatto unico”. Lo ha detto lo chef Filippo La Mantia dopo che l’Unesco ha nominato la cucina italiana patrimonio mondiale dell’umanità. Questo riconoscimento “va alla categoria del cibo tradizionale, stiamo parlando di materia prima, di stagionalità, di colture, di kilometro zero, di filiera – prosegue – I contadini, con la loro semplicità e visione ci hanno sempre insegnato come e cosa mangiare”, è un attestato che “parla di tradizioni, di tavole imbandite, di famiglia, di contadini – spiega lo chef”.
Lo chef siciliano: “Dieta mediterranea è uno stile di vita”
“Dobbiamo essere grati ogni giorno, e io lo sono, a tutti quelli che ci hanno propinato inconsciamente e al di fuori da ogni interesse, educazione a tavola, che passa anche attraverso la lotta allo spreco, a rispettare quelle ricette che ci hanno nutrito tutti. Dobbiamo essere grati alle nostre nonne che ci hanno sempre sfamato e lo hanno insegnato alle nostre mamme”, prosegue il cuoco palermitano. -Per me la cucina italiana è un contenitore enorme di tradizioni, di prodotti, di dieta mediterranea che non è una dieta, ma è uno stile di vita“. Poi La Mantia ribadisce: “Una cosa da sottolineare è che non dobbiamo sprecare cibo. Il cibo equivale a oro, dobbiamo tornare a fare la spesa nei mercati”. E conclude: “Finalmente viene definita e riconosciuta la cultura che c’è sempre stata all’interno del cibo. Noi cuochi siamo portatori sani di tutto questo, non abbiamo inventato nulla. Io, per esempio, e tanti colleghi che conosco, ci siamo sempre rifatti a quello che mangiavamo da piccoli”.

