“Con questo riconoscimento vengono premiate tutte le passate generazioni che hanno fatto cucina anche nei momenti difficili della storia del nostro Paese, quando si è fatto cucina con poco, quando si è fatto cucina con una matrice di semplicità, di povertà, addirittura. Oggi abbiamo più libertà di espressione, più prodotti, più strumenti, più tecnologia, e non dobbiamo fare altro che sublimare quella quella matrice”. Lo afferma lo chef Gennaro Esposito a LaPresse, in occasione dell’iscrizione della Cucina Italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco.
“È un bellissimo attestato che rende merito ulteriormente al momento di entusiasmo che vive la cucina italiana, in Italia e nel mondo in questo momento, è quella che ottiene più gradimento. Darà una grinta maggiore a tutti noi che facciamo tutti i giorni questo lavoro e una grande credibilità al prodotto cucina italiano”, ha aggiunto.
“Quale piatto per celebrare la vittoria? Io sicuramente preparerei due cose: una super classica, uno spaghetto a pomodoro e basilico, il passepartout della cucina italiana nel mondo. E poi farei la mia cucina che è fatta di influenze, di contaminazioni con la cucina del momento, una cucina sana, di verdure, fresca: il cipollotto cotto sotto la cenere con terra di parmigiano e una spuma di papaccella“.
E conclude: “Io penso che fino adesso la cucina italiana abbia avuto una parte di romanticismo che forse a volte non rendeva giustizia alla complessità, alla sensibilità di una cucina molto raffinata, molto sofisticata nel modo di essere interpretata. Questo riconoscimento è senz’altro un modo anche per affermare che si tratta di una grande cucina che richiede grandi prodotti e non è solo una questione di nonne, di mamme e di romanticismo“.

