Da aborto a maternità, Bruganelli senza filtri in ‘Solo quello che rimane’

Da aborto a maternità, Bruganelli senza filtri in ‘Solo quello che rimane’
Sonia Bruganelli

Il matrimonio, la maternità, la carriera e persino i soldi, tutto può essere oggetto di una narrazione in cui la letteratura è solo un pretesto per raccontare la verità. In ‘Solo quello che rimane’ edito da Sperling & Kupfer, Sonia Bruganelli lo descrive partendo da se stessa in una sorta di autoanalisi che parte dagli ultimi 7 libri letti e si estingue attraverso la scrittura. “C’è quello che rimane dopo aver letto un libro e che mi ha aiutato a tirar fuori delle parti di me che avevo cercato di mantenere in ombra per tanti motivi”, racconta a LaPresse la produttrice e opinionista televisiva. Da Annie Ernaux a Sandro Veronesi, da Teresa Ciabatti a Patrick McGrath, ogni autore diventa un compagno con cui condividere un viaggio, ogni romanzo uno specchio in cui trovare una parte di sé. “Un prendere quelle che sono delle esperienze personali, ritrovarle attraverso questi libri, e passare dal personale all’universale – spiega – Nell’arco della mia vita ci sono stati eventi che dopo averli metabolizzati e analizzati a posteriori hanno cambiato il percorso della mia vita. Mentre accadeva non sapevo. Il destino della mia famiglia, della coppia”.

“A 24 anni ho avuto un aborto volontario”

Il primo libro è ‘L’evento’ di Annie Ernaux e Bruganelli torna a ripercorrere una fase della vita con il suo ex marito Paolo Bonolis: “A 24 anni ho avuto un aborto volontario, perché a quell’età non eravamo pronti come coppia a diventare genitori. L’atto dell’aborto non è traumatico fisicamente – riflette – però con il passare del tempo… pensi di metabolizzare e andare avanti con tutto, con il passare degli anni però questo ‘Evento’, con la crescita e con il cercare altri figli, poi avere una prima figlia che nasce con dei problemi, ti rendi conto che non te lo sei mai dimenticato”.

“La mia vita è sempre stata un progetto di maternità”

Dentro il suo libro c’è molto l’essere genitore: “Sì, la parola chiave è maternità. La mia vita è sempre stata un progetto di maternità fin da quando ero piccolina. Negli ultimi due anni, per colpa di nessuno ma perché la vita si è mossa in un certo modo, mi rendo conto di essere una madre molto più presente, performante e senziente rispetto a qualche anno fa”. Da lettrice appassionata e instancabile qual è, Sonia riavvolge il filo dei ricordi e ripercorre i momenti più significativi della sua esistenza attraverso le pagine dei romanzi che l’hanno segnata. “Non è stato facile – ammette – è durata un anno e mezzo la scrittura. Sono stata anche aiutata dal punto di vista psicologico. La parte più difficile è stata rendere su carta la parte emotiva. Collegarla a questi libri, il vivere dei loro protagonisti, mi ha aiutato molto meglio a riconoscermi. Attacchi di panico, depressione, non riuscire a gestire le cose più semplici della mia vita. Ho vissuto un periodo bruttissimo, non mi sono resa conto di riuscire a gestire le cose normali della vita. Capita a tutti, quando hai responsabilità di figli e di lavoro, cerchi di trattenerle. Ecco, questo libro spiega quanto sia inutile trattenere dentro delle cose”. Nota al grande pubblico per la sua presenza televisiva, con questo libro Bruganelli sceglie di raccontarsi senza filtri: “Ai miei figli ho voluto raccontare la mamma che non era, anche dal punto di vista mediatico, come veniva descritta. Il mio ruolo in tv in parte l’ho scelto, quella cattiva, quella stronza, se lo fai bene la gente ci crede ma ci credono anche i figli, che faticano ad elaborare. Ho voluto rendermi più comprensibile ma anche dimostrare che a volte avere difficoltà e accettarsi vulnerabile può essere positivo”.

La terapia dei libri

Uno straordinario inno al potere salvifico dei libri, così come la scrittura diventa per Bruganelli terapia: “Dei 5 libri italiani, ‘Settembre nero’ di Veronesi mi ci sono totalmente rivista, ho rivisto le mie estati, i genitori, la malinconia, la volontà di rimanere bambini e allo stesso tempo l’impossibilità di tutto questo. I genitori spesso omettono per proteggere i figli, i ragazzi invece hanno già capito e si sentono traditi perché non vengono messi al corrente di quanto sta accadendo. Mi ha aperto a ricordi e a volontà di entrare dentro. Anche il libro di Conchita De Gregorio ‘Di Madre in figlia’ sul rapporto matriarcale e su quanto siamo liberi dal diventare in parte un riflesso e un prodotto delle nostre madri”. In definitiva, anche un inno a non mollare la lettura: “Perfettamente. Era il mio obiettivo, io amo la lettura, quando mi è stato proposto di rendere omaggio agli scrittori e ai miei libri preferiti ho subito accettato. Su Instagram mi scrivono tanti giovani che mi dicono essergli tornata voglia di prendere i libri. Mi piace moltissimo questa cosa. I giovani con il fantasy si stanno riavvicinando, ma vorrei che si comprendesse che a volte il libro, questa figura che fa paura, questi scrittori scrivono di cose che ci appartengono. Mi sono ritrovata a leggere dei libri come se avessi fatto psicanalisi. Il libro come una medicina: non c’è niente di più universale del personale. Soffriamo tutti per le stesse cose. Quando trovi uno scrittore che ha la capacità di metterlo su carta in un modo poetico per me è bellissimo. Non sono trattati di filosofia, ma in due giorni li leggi e ti senti arricchito”. 

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