Melloni: "Viganò è un pollo che si nutre di pettegolezzi"
Lo storico esperto di cristianesimo commenta con LaPresse gli ultimi veleni in Vaticano

"Viganò è un pollo collezionista di pettegolezzi ecclesiastici". Alberto Melloni, storico, ordinario di storia del cristianesimo e tra i massimi esperti del Concilio Vaticano II, commenta con LaPresse gli ultimi veleni in Vaticano, ma cerca anche di smorzare i titoloni roboanti e la sensazione generale che la Chiesa di Bergoglio sia sotto assedio. Secondo Melloni "non sta accadendo nulla di inaspettato, nel senso che ci troviamo davanti a un confronto che Papa Francesco ha innescato con l'amministrazione Trump".

Ma il fronte aperto non è solo quello dell'antagonismo tra il conservatori ultra-cattolici americani: c'è anche una partita interna all'interno del Vaticano. Per il professore, infatti, "tutti i conflitti politici hanno un riflesso all'interno della Chiesa", anzi ed è questo un punto di vista interessante, "l'idea che i vizi che ci sono nelle società non alberghino anche dentro il clero è fuorviante". Solo che la chiesa ha un problema in più perché "non ci si aspetta che un sistema così gerarchico" non abbia gli anticorpi per contrastarli.

Però non c'è alcun assedio anche perché, è il ragionamento di Melloni, "se i nemici del Papa devono accontentarsi di uno come Viganò, Francesco può stare tranquillo". Il Papa è un gesuita, "quindi un militare", ha certo considerato a priori alcune dinamiche. Certamente il Pontefice "ha messo un punto e a capo su molti temi e uno di questi è quello di capire che la dimensione penale delle vicende può essere risolta solo in modo penale".

Questo, secondo Melloni, è il vero punto di svolta dell'argentino, essersi aperto alla giustizia ordinaria per i casi che riguardavano la chiesa. E qui subentra il tema principale della questione: la pedofilia. Per il docente, la pedofilia è un "flagello" che "infesta la Chiesa" come la società. "E' una piaga indiscriminata e il tentativo di ridurlo solo a un problema del clero è un errore". E ancora: "Il problema specifico della Chiesa è che viene il reato viene perpetrato all'interno di una struttura gerarchica che si è dimostrata molto fragile nel prendere provvedimenti". Ma "non è che nella società non sia così. Anche fuori dal clero far emergere dati e fatti ha richiesto la corrosione dei primi strati di mentalità patriarcali".
 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata