Migranti, Panama blocca Aquarius. Msf accusa l'Italia, Viminale: "Non è stata fatta alcuna pressione"

Le autorità cancelleranno la nave dai propri registri

Rischia di diventare una nave 'pirata' la Aquarius2, con a bordo 50 migranti recuperati da un gommone: Panama ha avviato le pratiche per revocare l'iscrizione della nave dal proprio registro marittimo. Una decisione presa dall'Autorità panamense ufficialmente per "motivi di irregolarità" ma che le ong denunciano essere frutto di pressione economica e politica da parte delle autorità italiane.

Come hanno annunciato Sos Mediterranèe, organizzazione umanitaria che si serve della Aquarius, e Medici senza frontiere, in mattinata la Aquarius 2 (nuova denominazione assunta dalla ex Aquarius) ha recuperato 50 persone al largo della città di Zuara, in Libia. Le notizie dell'Autorità marittima di Panama sono arrivate mentre le équipe a bordo dell'Aquarius erano impegnate in un'operazione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo Centrale. "Nelle ultime 72 ore - si legge in un nota - Aquarius ha aiutato due imbarcazioni in difficoltà e ora ha 58 persone a bordo, molte delle quali sono psicologicamente provate e affaticate dalla traversata in mare e dalle esperienze in Libia e per questo hanno bisogno urgentemente di sbarcare in un luogo sicuro come richiede il diritto internazionale marittimo". Il salvataggio sarebbe avvenuto al termine di una trattativa molto tesa con la Guardia Costiera libica.

Nella vicenda si è quindi inserito il ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini che prima ha annunciato: "Denuncerò per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina chi aiuta gli scafisti" accusando Aquarius 2 di intralciare il lavoro della guardia costiera libica, ignorando le indicazioni. Poi ha risposto alle accuse sostenendo che il Viminale non ha fatto "alcuna pressione su Panama". "È evidente - ha sottolineato - che nessun Paese al mondo voglia prendersi la responsabilità di essere identificato con una nave che intralcia le operazioni di soccorso in mare, rifiuta il coordinamento con la guardia costiera libica, attacca alcuni governi democratici come quello italiano, pretende di distribuire dei clandestini in Europa e carica decine di persone pur essendo oceanografica. Per questi signori i porti italiani continueranno a restare chiusi"

Intanto lunedì 24 settembre approda in Consiglio dei ministri il tanto atteso decreto del ministro Salvini che diventa un'unica norma. Il cdm è arrivato dopo giorni di tensioni e di polemiche sui due decreti - sicurezza e immigrazione - all'interno del governo. Ma il ministro dell'Interno non ha intenzione di arretrare rispetto a quanto annunciato pubblicamente: su quei decreti, su quei temi, ci ha messo la faccia in Italia come in Europa e per questo non vuole assolutamente sentir parlare di modifiche e cambiamenti. Salvini lo ha ribadito anche venerdì mattina, al tavolo che era stato convocato a palazzo Chigi per parlare di manovra e che poi, inevitabilmente, è slittato anche su sicurezza e immigrazione.

I pentastellati dentro e fuori il Parlamento avevano più di una perplessità, si parlava anche di una preoccupazione del Colle: tutti segnali che hanno messo in allerta il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sempre più spesso chiamato a fare da mediatore tra i due volti di governo. Che Salvini arretrasse però, pareva improbabile anche agli stessi M5S che continuano a ritenere inutile la scelta di ricorrere a un decreto "urgente" sul tema dei migranti. Ciò però che allerta, anche più di un costituzionalista, è la revoca dello status di protezione internazionale per i rifugiati. Ora il decreto è alla prova del governo, che anche su questo tema dovrà misurare la sua tenuta.

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