Lo “stipendio” del finanziere Giuliano Schiano che non sarebbe bastato per “pagare” le rate del “mutuo” e “gli alimenti” per la “moglie”. L’investigatore privato conosciuto nel 2013 per far “pedinare” la “ex moglie” e con cui poi sarebbe nata “un’amicizia”. Infine la decisione di provare a uscire dai “gravi problemi economici e personali” vendendo “la propria funzione pubblica” di maresciallo in servizio alla Direzione investigativa antimafia di Lecce alla presunta banda della Equalize di Enrico Pazzali con il seguente tariffario: 1 euro per ogni accertamento Inps su singolo soggetto; 5 euro per residenze e dati personali; 10 euro per lo Sdi – il database con i precedenti penali e di polizia di ogni cittadino – e per le SOS, le segnalazioni di operazioni sospette della Banca d’Italia. Sarebbe nato così il ‘sistema dei dossier’ dietro il presunto gruppo di spioni di via Pattari 6 che la Procura di Milano intende processare per associazione a delinquere, intercettazioni illegali e violazione delle banche dati strategiche di Viminale e forze dell’ordine. A metterlo nero su bianco, in un verbale finito agli atti della nuova chiusura indagini con 81 indagati, è stato lo stesso militare della Dia di Lecce. Il 25 settembre 2025 Schiano, che ora sarebbe pronto a patteggiare, ha chiesto di essere interrogato dal pm Francesco De Tommasi e dai carabinieri del Ros dopo la prima chiusura indagini del 31 luglio scorso. Ha raccontato come è nato il rapporto con gli uomini dell’ex presidente di Fondazione Fiera a cui per 5 anni, dal 2019 al 2024, ha fornito informazioni riservate come Sdi, Sos, Punto Fisco, Inps con cui poi venivano realizzati i report illegali da vendere per migliaia di euro l’uno a centinaia di clienti privati come studi legali e multinazionali.
“Gli alimenti all’ex moglie da pagare”
Il militare ha detto di essere entrato in contatto con Giulio ‘John’ Cornelli, l’uomo di Reggio Emilia arrestato nell’ottobre 2024 e ora pronto a patteggiare che teneva i contatti con Samuele ‘Sam’ Calamucci, l’informatico di Equalize e braccio destro di Carmine Gallo, nel 2018. Conoscenza mediata attraverso un altro investigatore privato: Andrea Quarta di Lecce (indagato) che aveva conosciuto anni prima perché “volevo fare pedinare la mia ex moglie, che temevo mi tradisse. La cifra che mi chiese per questo lavoro era troppo alta e quindi non glielo feci fare, però con Quarta è poi nata un’amicizia”. La moglie ha comunque voluto il divorzio e il finanziere 52enne originario di Napoli ha dovuto affrontare una serie di difficoltà economiche che lo hanno convinto a mettersi sul mercato. “Cornelli mi disse che lui aveva una piccola agenzia investigativa e che avrebbe potuto farmi lavorare in nero”, ha detto Schiano specificando però di averlo visto dal vivo solo “tre volte” dal 2018 in poi e di aver saputo che lavorasse a “Bologna e da solo” (“suppongo che mi disse così per non farmi spaventare”). Il militare ha negato di aver “mai saputo di Equalize”. “Non l’ho mai sospettato – ha detto il finanziare provando a convincere i pm a escluderlo dall’associazione per delinquere – tranne quando Cornelli mi ha offerto di farmi entrare nei servizi segreti tramite un suo parente a Milano, cosa che non abbiamo approfondito”. “Mi propose anche di aiutare mio figlio per il concorso in GdF tramite un generale che diceva di conoscere”. Rispetto alla proposta di svolgere accessi abusivi in nero da inviare “inizialmente dissi di no” ma dopo un “paio di mesi lo contattai per dire che accettavo. Mi mandava i codici fiscali su Telegram e io rispondevo mandando gli accertamenti illegali” ha detto parlando ad esempio della vicenda che ha coinvolto la “famiglia” di Leonardo Maria Del Vecchio, erede del patrimonio EssilorLuxottica a sua volta indagata per aver commissionato accessi su fratelli e sorelle. “Cornelli mi ha mandato i codici fiscali della famiglia Del Vecchio e io ho fatto i soliti accertamenti illeciti” ma “non sapevo che Del Vecchio” fosse “una personalità importante dell’imprenditoria italiana” ha detto. Giuliano Schiano ha spiegato con quali canali comunicavano i due: “Signal e in seguito Protonmail”. Infine ha riferito su come si faceva pagare con una “scheda prepagata” che era “intestata” a un “parente” di Cornelli. “Non c’era scritto nessun nominativo sulla carta, era tutta bianca ed era del circuito Visa”.

