Afghanistan, il sindacato dei Carabinieri contro Trump: “Abbia rispetto per i caduti e per la verità”

Afghanistan, il sindacato dei Carabinieri contro Trump: “Abbia rispetto per i caduti e per la verità”
Carabinieri italiani in Afghanistan ©LAPRESSE 27-01-2002 KABUL ESTERI

il Sim Carabinieri ha formalmente inviato una nota di protesta all’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia

 “L’alleanza non si misura con le parole, ma con i fatti – e i fatti parlano chiaro”. È quanto si legge in una nota del SIM, Sindacato Italiano Militari Carabinieri che “esprime ferma e profonda indignazione per le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che hanno gravemente sminuito il contributo dei Paesi alleati della Nato – e quindi dell’Italia – nelle operazioni in Afghanistan. Sono parole inaccettabili. Parole che offendono la memoria di chi ha servito in uno dei teatri operativi più duri degli ultimi decenni e che ignorano, con leggerezza inammissibile, il prezzo pagato anche dall’Arma dei Carabinieri in termini di caduti, feriti, sacrifici personali e familiari. Ma c’è di più: quelle dichiarazioni non colpiscono soltanto la Nato e i Paesi alleati. Rischiano di ferire anche lo spirito di corpo dei soldati americani stessi, perché chi ha indossato l’uniforme sa bene una cosa semplice e antica: tra commilitoni il rispetto non è un dettaglio, è la base di tutto. E in Afghanistan quel rispetto si è costruito sul campo, ogni giorno, fianco a fianco.

Noi i nostri colleghi americani li abbiamo conosciuti davvero: nelle scorte, nei pattugliamenti, nella protezione della popolazione, nell’addestramento e nella ricostruzione della sicurezza locale. Non a parole. Nei fatti. E proprio per questo diciamo con chiarezza: i Carabinieri italiani non sono mai rimasti indietro. Hanno operato in prima linea, assumendo responsabilità operative dirette, spesso in condizioni estreme e ad altissimo rischio. A chi oggi prova a riscrivere quella realtà, ricordiamo anche un punto che pesa come un macigno: non lo diciamo ‘solo noi’. Lo ha riconosciuto pubblicamente anche un comandante americano, il Generale David Petraeus, quando affermò che: ‘Per me i Carabinieri sono per la formazione militare quello che Michael Jordan è per il basket‘. Parole nette, parole di chi conosce il valore di un alleato quando lo vede lavorare”. -continua la nota-

“Per queste ragioni, il Sim Carabinieri ha formalmente inviato una nota di protesta all’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, per rappresentare con chiarezza l’indignazione dei Carabinieri italiani e dei nostri iscritti. Sappiamo bene che, con ogni probabilità, il Presidente Trump non leggerà mai questa nota. Ma noi, come sindacato, abbiamo un dovere che viene prima di tutto: difendere l’onore dell’uniforme, tutelare la dignità di chi ha servito e ribadire che il sacrificio dei nostri colleghi non può essere minimizzato né riscritto. E lo diciamo con altrettanta chiarezza: questa presa di posizione non è contro il popolo americano e non è contro i nostri commilitoni delle Forze Armate statunitensi. Con loro abbiamo condiviso rischi, fatiche, responsabilità e – troppe volte – anche il dolore. L’amicizia tra soldati non si cancella con una dichiarazione. Il rispetto per chi ha servito e per chi non è tornato a casa non è un’opinione politica: è il fondamento di ogni alleanza e di ogni rapporto tra Stati che si definiscono amici. Il SIM Carabinieri non farà mai un passo indietro quando si tratta di tutelare la dignità, la storia e il sacrificio dei Carabinieri italiani. E continuerà a farlo nello stesso modo in cui i Carabinieri hanno sempre fatto il loro dovere: a testa alta, in silenzio quando serve, ma con la schiena dritta sempre”.

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