L’Autorità Garante della Privacy commenta con una nota la notizia dell’indagine a Roma per corruzione e peculato nei confronti di quattro componenti dell’Authority compreso il presidente Pasquale Stanzione. “Il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali esprime piena fiducia nell’operato della magistratura, certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. Il Collegio conferma la volontà di proseguire il proprio lavoro a tutela della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini”, si legge nel comunicato del Garante.
Le accuse nei confronti dei vertici dell’autorità
Ieri, giovedì, la procura della Repubblica di Roma ha emesso decreti di perquisizione nei confronti di Stanzione e di altri tre componenti del collegio del Garante Privacy: Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti sono di corruzione e peculato. In particolare
- Le accuse includono la mancata sanzione o sanzioni solo formali a ITA Airways nonostante irregolarità riscontrate, in cambio di tessere “Volare Classe Executive” del valore di 6.000 euro ciascuna
- Contestati anche rimborsi per spese non inerenti all’attività lavorativa e uso improprio dell’auto di servizio
- Sotto esame, inoltre, anche la procedura sanzionatoria e l’assenza di una multa nei confronti di Meta per gli smart glasses Ray-Ban Stories
- Nei documenti si legge anche che Stanzione, in particolare, avrebbe stipulato un contratto di locazione agevolata a Roma (2.900-3.700 euro mensili) in un immobile vicino a un B&B riconducibile alle sue figlie
- Infine, rilevate spese in una macelleria superiori a 6.000 euro nel triennio 2023-2025
L’inchiesta è partita dopo i servizi della trasmissione Report condotta da Sigfrido Ranucci.
Scorza: “Io non mi dimetto, non ho mai commesso illeciti”
A chi gli chiede se abbia intenzione di dimettersi dopo l’indagine, Guido Scorza, uno dei membri del collegio del Garante della Privacy su cui indaga la procura di Roma risponde, intervistato da Repubblica: “No. Perché dovrei? O meglio: perché dovrei ora? Ho grande rispetto della magistratura, e non lo dico come fanno quelli che usano le frasi fatte. Io sono figlio e fratello di giudici, dunque so cosa significa”. E aggiunge: “Significa che, come ho avuto rispetto delle inchieste giornalistiche, ora aspetto, e sono completamente a disposizione, gli approfondimenti dei pm. Hanno preso gli atti, acquisito i dati dai miei dispositivi informatici, per verificare che tutto quello che sostengo dall’inizio di questa storia, è esattamente quello che è successo: non ho commesso illeciti e approfittato del mio ruolo”.
Pd: “Fatti gravissimi, cosa ne pensano Meloni e Fdi?”
“Alla luce delle notizie sulla stampa forse bisognerebbe interrogarsi su quanto sta emergendo a proposito dei vertici dell’Autorità Garante della Privacy. Probabilmente il problema non è Report o Ranucci, ma forse riguarda direttamente i vertici dell’Authority sulla privacy. Cosa ne pensa la presidente Meloni su quanto è emerso? Non dovrebbero dimettersi tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio? Quanto è coinvolto Fratelli d’Italia in questa vicenda?“, hanno commentato in una nota i componenti Pd della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai.
Costa (FI): “Stanzione scelto dal Pd per anzianità, non competenza”
Da Forza Italia, invece, Enrico Costa, deputato azzurro e vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, pone l’accento sul fatto che siano stati i dem a scegliere Stanzione come presidente dell’Autorità. “Perché nel 2020 il Pd ha scelto Pasquale Stanzione come commissario e poi Garante della Privacy? Per competenza, per appartenenza, per le pubblicazioni? Niente di tutto ciò. È stato scelto per anzianità“, ha scritto Costa su X. “Mi spiego, i commissari Privacy vengono eletti da Camera e Senato. Due eletti dal Cdx, due eletti dal Csx. Tra di loro si elegge il presidente. A parità di voti vince il più anziano. Nell’elenco dei candidati spunta Ignazio La Russa, che non nasconde di ambire a fare il Garante. Fumo negli occhi per il Pd, che corre ai ripari. Come? Scorrendo l’elenco dei candidati non alla voce ‘curriculum’ ma alla voce ‘data di nascita’. Nome dopo nome l’attenzione dei dem si ferma sulla domanda di ‘Stanzione Pasquale, nato il 3 luglio 1945’ due anni in più di La Russa. A quel punto Stanzione diventa il candidato del Pd ‘anziano’. La Russa è così neutralizzato e fa un passo indietro. All’elezione del presidente basta che il commissario M5S voti Stanzione il quale si autovoti ed il gioco è fatto. Genesi di Stanzione presidente a cura delle menti sopraffine della sinistra. Ricordo questa storiella a chi parla di asservimento del Garante alla politica, ma dimentica qualche dettaglio. E la ricordo a quei dem che oggi fanno gli indignati“, ha aggiunto.

