Biciclette, orario della morte, scontrini e ‘squillini’. Per il delitto di Garlasco, il 23 gennaio 2026 sarà passato un anno esatto dalla riapertura dell’inchiesta su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007, emersa pubblicamente solo l’11 marzo 2025 diventando il caso mediatico di cronaca forse più seguito della storia recente d’Italia. Se entro quella data non fosse conclusa l’inchiesta sul commesso di Voghera la Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone e l’aggiunto Stefano Civardi potrebbero essere obbligati a chiedere la proroga delle indagini. Tecnicamente l’amico dei fratello della vittima, Marco Poggi, e l’ex fidanzato condannato in via definitiva a 16 anni come killer, Alberto Stasi, sono indagati in concorso fra loro o Sempio con ignoti. Un escamotage per rendere accettabile l’iscrizione sul registro degli indagati di Sempio in presenza di una sentenza passata in giudicato su Stasi che parla di un unico assassino che è giunto da solo nella villetta di via Pascoli a bordo di una bicicletta nera da donna. Chiunque sa che i due, assieme, non possono aver commesso l’omicidio: non si conoscono né si conoscevano 18 anni fa. Se è stato Stasi non è stato Sempio e viceversa.
Cosa serve ad Alberto Stasi per chiedere la revisione
Di più: solidi indizi a carico di Sempio potrebbero portare gli avvocati del 42enne detenuto a Bollate in semi libertà a convincersi a presentare alla Corte d’appello di Brescia una nuova istanza di revisione della sentenza di condanna dopo i tentativi del 2017 (in realtà mai formalizzato) e del 2020-21 che venne bocciato sia dai magistrati bresciani che dalla Corte di Cassazione. In particolare gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis per chiedere la revisione dovranno valutare se nelle carte depositate dalle Procura di Pavia con la chiusura indagini – fra cui la nuova BPA del Ris di Cagliari e la consulenza Cattaneo – ci saranno elementi nuovi che mettano in discussione almeno 3-4 delle prove principali dei 7 elementi “gravi, precisi e concordanti” con cui la Cassazione lo condannò a 16 anni nel 2015. Cioè, in ordine casuale d’importanza, l’impronta di Stasi sul dispenser del sapone che sarebbe stato lavato, in corrispondenza con quella insanguinata di una scarpa sul tappetino in bagno; l’assenza di un alibi per i 23 minuti, dalle 9.12 alle 9.35, in cui i giudici hanno collocato la morte della fidanzata o, comunque, lo spostamento in avanti delle lancette per il decesso della vittima; il non “aver mai menzionato” tra le biciclette in suo possesso quella nera da donna da subito associata al delitto e la vicenda della ‘inversione’ dei pedali della bici Umberto Dei Milano, modello quasi da collezione, sui cui furono rinvenuti pezzi “dissonanti da quelli originari” e “di serie” di cui Stasi non ha spiegato la “sostituzione”. Sugli stessi è stata stata trovata una “copiosa quantità” di dna di Chiara Poggi “altamente cellulato” e, secondo la Corte d’appello di Brescia che respinse la prima revisione, riconducibile a sangue “con elevate probabilità”. Infine, e su tutti, il racconto bollato dai magistrati come “illogico e falso” sul ritrovamento del corpo della fidanzata. Secondo la perizia del 2014 di Gabriele Bitelli, Roberto Testi e Luca Vittuari, autori della maxi consulenza su scarpe e macchie di sangue, le “possibilità di non calpestamento” del sangue entrando o uscendo “dal disimpegno” dove fu trovato il cadavere della 26enne sono dello “0,00038%” per chi si fosse fermato al primo scalino, e dello “0,00002%” per chi si fosse bloccato al secondo, come raccontò Stasi.
Orario della morte
Il tema su cui c’è maggiore attenzione in attesa del deposito degli atti alle parti da parte dei pm pavesi è quello della durata dell’aggressione e, di conseguenza, l’orario della morte di Chiara Poggi. Mai definito con certezza scientifica da consulenti e periti che si sono alternati in 8 anni di processo – anche perché impossibile alla luce di una serie di criticità nel giorno del delitto fra cui l’assenza della bilancia per pesare il cadavere. Fra i vari esperti che ci sono succeduti e confrontati anche luminari della medicina legale come i professori Avato o Gentilomo, il medico Ballardini per la Procura di Vigevano, la perizia Varetto-Bison-Robino per il gup Stefano Vitelli che assolse l’ex fidanzato nel 2009. Ognuno di loro fornì fasce orarie differenti con otto diversi possibili momenti del decesso fra le 7 del mattino e le 12.30. Tesi sostenute con anche alcuni paradossi o contraddizioni alla luce delle posizioni attuali. Chi collocò inizialmente l’orario della morte della 26enne nella prima parte della mattinata furono i consulenti di Stasi (ma all’epoca non sapevano che il giovane avrebbe avuto un alibi dopo le 9.35, svelato solo dalla perizia informatica Porta-Occhetti durante il primo processo) contro il parere del consulente della Procura e di quelli della famiglia Poggi. La pm Rosa Muscio nella requisitoria arrivò addirittura a collocare l’omicidio nella tarda mattinata del 13 agosto.
Le indiscrezioni a mezzo stampa parlano di un’ora della morte spostata in avanti, oltre le 9.35 del mattino, dalla nuova consulenza dell’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo, la super esperta già al centro di casi come quello di Stefano Cucchi, Yara Gambirasio, il riconoscimento delle centinaia di cadaveri di migranti morti nel mar Mediterraneo nell’ottobre 2013. Se Cattaneo spostasse in avanti l’orario del delitto, Stasi uscirebbe in astratto dalla scena del delitto perché, dopo quell’ora, è munito di un alibi per 3 ore. Impegnato nella tesi di laurea che lo vedeva in quell’estate di 18 anni fa alle prese con la stesura del quarto capitolo sulle imprese di assicurazione con il professor Claudio Legnazzi dell’Università Bocconi e in particolare, in quei giorni, nel paragrafo sui crediti d’imposta da redditi prodotti all’estero.
L’alibi di Andrea Sempio invece è rappresentato dai genitori del 37enne, il padre in particolare, almeno fino alle 9.50 del mattino. Poi c’è il ‘celebre’ scontrino del parcheggio di piazza Ducale a Vigevano della durata di un’ora fra le 10.18-11.18. Ancora alle 9.58 il cellulare dell’indagato aggancia la cella telefonica di Garlasco. Circostanza che viene letta almeno come misteriosa perché a quell’ora avrebbe già dovuto essere in viaggio per raggiungere la libreria di Vigevano anche se, in astratto, la compagnia telefonica spiegò che quella cella era comunque compatibile con un trasferimento in auto verso l’ex capoluogo di provincia. Gli inquirenti non sembrano attribuire però valore a quel pezzo di carta del parcheggio, sia perché privo del numero di targa dell’auto dei Sempio, sia per le modalità di consegna: oltre un anno dopo i fatti (ottobre 2008) durante un verbale di testimonianza sulle cui modalità, in particolare un’interruzione (non trascritta) avvenuta proprio per andare a casa a recuperare lo scontrino, la versione di Sempio e dei carabinieri che lo interrogano non combacia.
Di certo la consulenza Cattaneo dovrà inserirsi nel quadro di indizi e prove che portano a collocare, sin dalla prima sentenza di assoluzione di Stasi del gup Vitelli, come “più che ragionevole” l’ora della morte “nel lasso temporale immediatamente successivo” alle 9.12. Per il gup, che oggi è uno dei più ferventi sostenitori del ‘ragionevole dubbio’ per Stasi nei suoi interventi pubblici su media e tv e la cui sentenza fu poi annullata nel 2013 dalla Cassazione portando al processo bis per aver dato una lettura “unitaria” degli elementi raccolti, la “finestra temporale di 23 minuti” in cui Stasi è privo di alibi è “di problematica compatibilità” per l’omicidio ma “non esclude” che “l’episodio aggressivo in senso stretto si sia risolto, ad esempio, in una decina di minuti e quindi in un lasso temporale non incompatibile sotto il profilo astratto con un rientro in bicicletta presso la propria abitazione”.
Il nodo cruciale sta nel fatto che il decesso di Chiara Poggi non è mai stato fissato temporalmente con la scienza ma con la prova logica: alle 9.10 la testimone Bermani vede fuori dalla casa una bicicletta nera da donna, notata pochi minuti più tardi anche da una seconda testimone. Un’ora dopo quella bicicletta non c’è più e non era stata vista alle 8.50 da una terza testimone. Alle 9.12 Chiara Poggi disattiva dall’interno della casa il sistema di allarme e permette l’accesso al suo assalitore. Quando viene trovato il cadavere all’ora di pranzo è ancora vestita da notte. Nello stomaco ha i resti dei cereali non pienamente digeriti, che fa supporre ai giudici una colazione consumata da poco, e i resti del pasto mattutino si trovano ancora sul divano di casa. Non sono presenti in casa elementi che facciano supporre i preparativi di un pranzo in corso e che avrebbero potuto spostare verso la tarda mattina il momento dell’omicidio. Di certo dalle 9.45 Chiara Poggi non risponde più al telefono.
Telefonate e ‘squillini’
Proprio l’argomento delle chiamate verso il cellulare o la casa di Chiara Poggi è, almeno a livello di suggestioni, uno dei principali punti di contatto fra le posizioni di Sempio e Stasi. A investigatori e opinioni pubblica che segue il caso minuto per minuto non convincono le 3 telefonate che il 37enne effettua verso casa Poggi il 7-8 agosto 2007, rispettivamente sei e cinque giorni prima del delitto. Si tratta di chiamate rispettivamente di 2, 8 e 21 secondi. Sempio le ha spiegate come tentativi ed errori di mettersi in contatto con l’amico Marco, irraggiungibile sul cellulare perché nel frattempo partito per le vacanze in Trentino con la famiglia, anche a causa dei 2 numeri salvati in rubrica con le stesse iniziali ‘Poggi Casa’ e ‘Poggi Cell’. La prima telefonata non è stata ritenuta, nel 2017 all’epoca della prima archiviazione di Sempio, nemmeno una conversazione ma un automatismo dell’impianto di allarme della villetta di Garlasco sulle chiamate in ingresso. La seconda e la terza come tentativi di raggiungere l’amico (con brevi risposte di Chiara Poggi). Viene letto come uno dei ‘gialli’ della vicenda alla luce del fatto che proprio la sera prima della partenza (4 agosto) Sempio e Marco Poggi l’avevano trascorsa assieme con il secondo che utilizza anche il cellulare dell’amico per avvisare la famiglia dell’orario in cui farà rientro a casa. Nella sua testimonianza il fratello disse di non essere sicuro di aver annunciato la propria partenza. “Non c’era l’abitudine fra noi ragazzi di salutarci quando uno partiva, anche perché era una questione di dieci giorni quindi non mi era nemmeno venuto in mente di mandare un messaggio o fare una telefonata per salutare”. Ad ogni modo è a queste telefonate che Sempio sembra fare riferimento quando, intercettato nel 2017, afferma: “Praticamente sti investigatori qua sono andati a ripescare telefonate di nove mesi fa che io chiamavo verso l’una di notte”. Su “nove mesi fa” c’è un chiaro errore di pronuncia o di trascrizione da parte dei carabinieri che ascoltavano (sono 9 anni, non mesi). Il commesso di Voghera sembra riferirsi all’indagine difensiva che gli avvocati di Stasi hanno affidato alla società di intelligence privata SKP Investigazioni e Servizi di Sicurezza che scartabellando fra i tabulati ha trovato le telefonate a tarda notte di Sempio verso casa Poggi, nei mesi precedenti al delitto. Secondo i due amici era sua abitudine prestare il telefono a Marco Poggi per avvisare la famiglia del rientro notturno, in particolare il venerdì o il sabato sera
Anche il processo a Stasi, per una coincidenza, ha valorizzato le telefonate verso Chiara di quella mattina. In particolare almeno 14 telefonate che l’ex fidanzato effettua dopo le 9.35 quando accende il pc e guarda alcune immagini pornografiche. Alle 9.45 chiama la ragazza da cellulare a cellulare, senza risposta (motivo per cui viene ritenuta già morta a quell’ora). Torna a guardare immagini pornografiche. Alle 9.55 per pochi secondi risponde a una telefonata della madre, Elisabetta Ligabò. Di nuovo immagini e video pornografici fino alle 10.17 quando inizia a lavorare alla tesi. Tra le 10.46 e le 10.48 effettua 7 tentativi di chiamata a Chiara Poggi da cellulare a cellulare. Il telefono mobile della ragazza riceve anche chiamate da un numero sconosciuto alle 11.37 così come alle 12.46 e alle 13.26. Alle 13.27 Stasi prova a contattare la ragazza dal numero fisso e risponde l’impianto antifurto della villetta (che si attivava nel caso di due chiamata in entrata a strettissimo giro, il telefono di casa Poggi verrà sequestrato solo il 20 agosto). Fra le 13.42 e le 13.45 chiama almeno 5 volte dal cellulare, con anche risposte dell’impianto d’allarme. Alle 13.50 parte la famosa telefonata al 118 mentre Stasi sta andando alla caserma dei carabinieri di via Dorno. Durante il processo molti hanno sospettato per quelle telefonate, in particolare per non essersi Stasi da subito attivato per capite come mia la fidanzata che viveva a poco più di un chilometro di distanza dalla sua abitazione, non rispondesse al cellulare tutta la mattina nonostante fossero entrambi soli a Garlasco in piena estate. In questi mesi la storica legale del 42enne, Giada Bocellari, ha più volte spiegato pubblicamente che all’epoca fra fidanzati andavano di moda anche gli “squillini” di saluto, visto che i piani tariffari prevedevano lo scatto alla risposta. Interrogato il 17 agosto 2007 Stasi aveva offerto una spiegazione simile: “Preciso che questo squillo la mattina appena alzato o lo facevo io o lo faceva Chiara. Non mi sono preoccupato del fatto che non avesse risposto”. Quelli invece dopo le 12.20 Stasi spiega: “Si trattava non di squilli ma di chiamate, nel senso che in entrambi i casi ho fatto squillare i telefoni che stavo chiamando per un po’”.

