Giulia Cecchettin, confermato ergastolo a Turetta: appelli inammissibili

Giulia Cecchettin, confermato ergastolo a Turetta: appelli inammissibili
La sentenza del processo di Filippo Turetta per l’omicidio di Giulia Cecchettin nell’aula del tribunale di Venezia, 3 dicembre 2024 (foto da frame video Pool Rai/LaPresse)

La giovane fu uccisa l’11 novembre 2023

La Corte d’assise d’Appello di Venezia ha dichiarato inammissibili, a seguito della rinuncia, gli appelli presentati dal pubblico ministero e dalla difesa di Filippo Turetta contro la sentenza di primo grado, confermando così l’ergastolo con l’aggravante della premeditazione per l’omicidio di Giulia Cecchettin. La dichiarazione di inammissibilità è la conseguenza, ai sensi dell’art. 591 del codice di procedura penale, della rinuncia.

La ricostruzione dei fatti

Il femminicidio di Giulia Cecchettin avvenne l’11 novembre 2023 a Fossò, in provincia di Venezia. La giovane studentessa d’Ingegneria biomedica all’Università di Padova, fu uccisa dall’ex fidanzato, Filippo Turetta che la colpì con oltre settanta coltellate, per poi nascondere il cadavere in dei sacchi neri e abbandonandolo in un canalone, dove venne ritrovato il 18 novembre successivo. Il ragazzo, fuggito in Germania, venne individuato la sera stessa nelle vicinanze di Monaco di Baviera.

Il fatto ha scosso l’opinione pubblica in Italia, dando vita a centinaia di manifestazioni in segno di vicinanza alla famiglia Cecchettin, ma soprattutto volte a sensibilizzare la gente nei confronti del tema della violenza di genere. Per dare ulteriore slancio alle iniziative è nata anche la Fondazione Giulia Cecchettin, voluta dalla famiglia dalla ragazza. Il processo di primo grado contro Filippo Turetta si è concluso con una condanna all’ergastolo, con una vitale decisione di appello perché fossero riconosciute comportamenti come lo stalking e la crudeltà – aspetti inizialmente ignorati – accendendo una nuova discussione sulle aggravanti giuridiche.

Le parole di Turetta

Abbiamo iniziato a discutere. Mi ha detto che ero troppo dipendente, troppo appiccicoso con lei. Voleva andare avanti, stava creando nuove relazioni, si stava sentendo con un altro ragazzo. È scesa dalla macchina gridando ‘Sei matto, lasciami in pace’. Ero molto arrabbiato. Prima di uscire anche io ho preso un coltello dalla parte posteriore del sedile del guidatore”, confessa il ragazzo, ora detenuto nel carcere di Verona.

“L’ho rincorsa, l’ho afferrata per un braccio tenendo il coltello nella destra. Lei urlava: ‘Aiuto’ ed è caduta – prosegue Turetta – Mi sono abbassato su di lei, le ho dato un colpo sul braccio. Mi pare di ricordare che il coltello si sia rotto subito dopo. L’ho presa per le spalle mentre era per terra. Lei resisteva, ha sbattuto la testa. L’ho caricata sul sedile posteriore”. Le fasi concitate di quando l’ex studente di ingegneria le mette dello scotch sulla bocca, il tentativo di Giulia Cecchettin di scappare. Turetta la insegue, la raggiunge. “Le ho dato una decina, dodici, tredici colpi con il coltello – afferma – Volevo colpirla al collo, alle spalle, sulla testa, sulla faccia e poi sulle braccia”. Settantacinque, stabilirà l’autopsia.

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