Ciro Grillo condannato a 8 anni, condanne anche per gli altri tre imputati per lo stupro di gruppo

Ciro Grillo condannato a 8 anni, condanne anche per gli altri tre imputati per lo stupro di gruppo

Il pm aveva chiesto 9 anni

Il collegio del tribunale di Tempio Pausania, presieduto dal giudice Marco Contu, dopo 3 ore di camera di consiglio, ha condannato per violenza sessuale tutti i quattro imputati e ha inflitto 8 anni di reclusione a Ciro Grillo, figlio di Beppe, fondatore del M5S, e a Edoardo Capitta e Vittorio Lauria, 6 anni e 6 mesi a Francesco Corsiglia.

Il procuratore di Tempio PausaniaGregorio Capasso, aveva chiesto una condanna a 9 anni di reclusione per ciascuno degli imputati. Grillo e gli altri imputati sono accusati di uno stupro di gruppo ai danni di una studentessa italo-norvegese, avvenuto nell’estate del 2019 in Costa Smeralda.

Legale Ciro Grillo: “Ribadiamo innocenza, faremo appello”

“Siamo molto delusi, ribadiamo il fatto che siamo convinti della nostra innocenza“, ha detto Enrico Grillo, legale di Ciro Grillo, dopo la sentenza. “Proseguiremo nei gradi di giudizio successivi. Aspettiamo i motivi della sentenza e poi ovviamente proporremo appello. Non ci aspettavamo questa sentenza”, ha concluso il legale.

Pm Tempio Pausania: “Processo difficile perché coinvolti 6 ragazzi”

Le sentenze non si commentano, si rispettano. E quando non si condividono si impugnano. Quindi aspettiamo le motivazioni e poi vedremo”. Lo ha detto il procuratore di Tempio Pausania Gregorio Capasso, dopo la sentenza. “È stato un processo difficile, al di là della complessità del caso, perché ha coinvolto sei ragazzi. Quando ci sono giovani vite in gioco, sia per quanto concerne le parti offese che per gli imputati”, ha aggiunto Capasso, “le vicende ci hanno colpito molto dal punto di vista umano“.

Bongiorno: “Mia assistita scoppiata in lacrime dopo la sentenza”

È scoppiata in lacrime, lacrime di gioia, piangeva e mi ringraziava“. Questa la reazione della giovane assistita dall’avvocata Giulia Bongiorno, secondo quanto riferito dalla legale, dopo la sentenza. “Nonostante le prove fossero solide, non ci si abitua mai ad attendere una sentenza e quindi c’era tanta emozione. In questo percorso è stata crocifissa, massacrata, questa sentenza oggi non trova la fine della sua sofferenza, ma trova il significato della sua sofferenza perché ha denunciato, ha creduto nella possibilità che ci fosse la giustizia. Credo che sia veramente una sentenza importante, perché significa che quando ci sono delle violenze non vince l’ostruzionismo, ma vince chi ha il coraggio di denunciare. Questa sentenza ha un forte valore per tutte le donne“, sottolinea Bongiorno.

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