Maria Cristina Rota: "Ci stiamo muovendo su più fronti con indagini serrate, lasciateci lavorare"
“Abbiamo delle ragioni per essere moderatamente ottimisti di arrivare in tempi non lunghi alla soluzione del caso. Ma in questo momento, vi prego, lasciateci lavorare”. Così Maria Cristina Rota, procuratore aggiunto a Bergamo in una intervista al ‘Corriere della Sera’ sottolineando che “ci stiamo muovendo su più fronti con indagini serrate” sull’omicidio di Sharon Verzeni, uccisa a coltellate la notte tra il 29 e il 30 luglio a Terno d’Isola.
“Ci sono schiere di curiosi, di cameramen e giornalisti che non consentono agli operatori di lavorare in serenità. Abbiamo bisogno di poter operare in pace, abbiamo bisogno che venga calato il sipario. In questo momento vi preghiamo di farci lavorare in serenità”, ha detto la procuratrice.
Quando alla posizione del compagno, Sergio Ruocco spiega che “è stato sentito come persona informata sui fatti e tale è oggi. Le numerose convocazioni sono state dettate dalla necessità di partecipare ad attività che richiedevano un accesso alla sua abitazione. Allo stato non ci sono elementi che possano far cambiare la sua posizione”. E lancia anche un messaggio ai residenti di Terno d’Isola: “La popolazione non deve allarmarsi, al punto di modificare il proprio stile di vita. Il territorio è sufficientemente controllato dalle forze di polizia”.
Concluse le ricerche a Terno d’Isola
Un lavoro palmo a palmo, con centinaia di tombini scoperchiati, siepi, aiuole, campi e parchi setacciati, compreso il letto in secca di un torrente ai margini del paese. Si sono chiusi a Terno d’Isola i due giorni di ricerche disposti dagli inquirenti bergamaschi con l’obiettivo di individuare elementi utili a dare una svolta alle indagini sull’omicidio di Sharon Verzeni, ancora irrisolto a distanza di un mese.
A supportare i carabinieri nelle ricerche nelle aree adiacenti e circostanti il luogo del delitto, in via Castegnate, oltre che nelle strade e nei campi intorno alla villetta, ancora sotto sequestro, di via Merelli dove la 33enne abitava insieme al fidanzato, Sergio Ruocco, i volontari del Mu.Re. – Museo recuperanti – che con i loro magneti e metal detector hanno battuto le strade percorse da Sharon quella notte e anche le possibili vie di fuga del killer non coperte dalle telecamere. Nonostante lo sforzo della squadra coordinata da Paolo ‘Gibba’ Campanardi – esperto cercatore di reperti bellici e protagonista del programma tv Metal detective – tuttavia, nessun elemento che possa portare a una vera svolta sembra ancora una volta essere emerso.
In particolare, manca ancora il coltello (o pugnale) con il quale Sharon è stata colpita a morte per quattro volte la notte tra il 29 e il 30 luglio scorsi mentre camminava in via Castegnate. Le ricerche per il momento si sono così concluse, e solo se necessario ne saranno disposte altre. Per il compagno della donna Sergio Ruocco, tuttavia, l’arma del delitto “probabilmente andava cercata prima. Mi sembra un po’ tardi adesso. Si vede che prima avevano cose più urgenti da controllare probabilmente. Ma non è il mio lavoro e non posso giudicare”, ha detto Ruocco ai cronisti, rientrando da lavoro a casa dei genitori di Sharon a Bottanuco. L’idraulico di 37 anni, che non è indagato, ha spiegato di non essere stato più sentito dai carabinieri e di non avere altri dettagli da aggiungere sulla vicenda, “altrimenti li avrei già chiamati”.
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