A smascherare la messinscena il cellulare della vittima, il cui registratore avrebbe captato le frasi pronunciate durante l'omicidio
È il cellulare delle vittima che ha registrato ogni istante del femminicidio ad aver tradito l’ex marito-killer che ha inscenato il suicidio della moglie, strangolata e chiusa a chiave dall’interno nel bagno di casa. È stato incastrato così Erik Zorzi, 42enne di Abano Terme per cui la Procura di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato per aver strangolato e ucciso Nicoleta Rotaru, 39 anni di origine moldava, con cui ancora conviveva in attesa della separazione. Un anno ci è voluto per accertare quella che i pm ritengono essere la verità sulla notte dei fatti, fra l’1 e il 2 agosto 2023. All’alba del giorno dopo l’uomo, in carcere a Padova dallo scorso 22 marzo in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip di Padova, chiama il 118.
Dice che l’ex coniuge convivente si trova nel bagno di casa e non risponde. I sanitari allertano la centrale operativa dei carabinieri. I militari giungono sul posto e sfondano la porta, chiusa dall’interno con un chiavistello. Il corpo senza vita della 39enne è rannicchiato nel box doccia con una cinghia stretta attorno al collo. Morte per suicidio, è la prima ipotesi. Forse come gesto estremo dovuto alla fine della relazione da cui sono nate anche due bambine, ancora in tenera età. A non credere alla morte volontaria e a indirizzare gli inquirenti sulla pista dell’omicidio sono familiari e conoscenti della donna. Emergono i primi indizi di un quadro di tensioni nella coppia. La svolta nelle indagini arriva dalle analisi forensi sul telefono della 39enne, sequestrato nel corso del sopralluogo in casa. Nicoleta Rotaru ha tenuto acceso il registratore del cellulare per tutta notte captando le frasi del marito e i rumori della successiva messinscena.
C’è stata una lite furiosa. Poi lei si è assopita nel letto. Lì Zorzi l’ha sorpresa nel sonno, strangolata con la cintura e trascinata in bagno per attuare il depistaggio. Il ‘giallo’ della porta chiusa dall’interno viene risolto dagli investigatori del Nucleo investigativo del Reparto operativo dell’Arma e i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria di Padova quando scoprono che, con le giuste accortezze, è possibile rimuovere e riposizionare il pannello centrale della porta per entrare e uscire dalla stanza senza girare la chiave. La Procura di Padova ha notificato a luglio all’uomo in carcere e ai suoi legali l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e ora ha chiesto di processarlo. La prima udienza preliminare è fissata per il 17 settembre davanti al gup di Padova. Il 42enne risponde di omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa della vittima e il legame coniugale. Rischia una condanna all’ergastolo.
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