Torino, il caso di Alex Cotoia oggi davanti alla Corte Costituzionale

Torino, il caso di Alex Cotoia oggi davanti alla Corte Costituzionale

Il giovane, allora 18enne, ha sempre sostenuto di aver ucciso il padre Giuseppe Pompa per difendere la madre: assolto in primo grado, la Corte d’Appello ha sollevato questione costituzionale

Il caso di Alex Cotoia (ai tempi Alex Pompa), che a Torino uccise il padre a coltellate nel 2020, è finito davanti alla Corte Costituzionale per una questione di legittimità costituzionale sollevata a maggio dalla Corte d’Assise d’Appello: la decisione della Consulta è attesa oggi. Il giovane, allora 18enne, ha sempre sostenuto di aver ucciso il padre Giuseppe Pompa per difendere la madre, lui e il fratello dalle sue violenze: assolto in primo grado, secondo la Corte d’Appello di Torino invece non legittima difesa. Ma 14 anni di carcere, secondo la Corte, erano troppi. Il fatto, secondo la Corte d’Appello, si configura come “omicidio volontario” ma il tema sollevato davanti alla Corte Costituzionale riguarda la possibilità di applicare le attenuanti, cosa impossibile secondo il Codice Rosso, poiché l’aggravante del vincolo di parentela in casi di omicidio di un familiare prevale. Gli atti erano quindi stati mandati alla Consulta: se dovesse pronunciarsi a favore, la pena per Alex da 14 anni potrebbe scendere fino a 6.

Alex, che ha cambiato cognome per assumere quello della madre (da Pompa a Cotoia), ha ucciso il padre a coltellate il 30 aprile 2020, nella loro casa di Collegno, dopo l’ennesimo episodio di violenza da parte dell’uomo. Violenze provate durante il processo e sostenute da audio e testimonianze: il legale di Alex, Claudio Strata, ha sempre detto che non è possibile considerare il giovane un assassino. La Corte d’assise d’Appello dissente, rispetto alla corte del primo grado, “dalle valutazioni in ordine all’attendibilità” di quanto detto dal fratello e dalla madre e dice che le dichiarazioni hanno dimostrato “con evidenza il tentativo (certo umanamente comprensibile) di accreditare la tesi della legittima difesa”. “Non vi è spazio”, diceva però la Corte, “per la legittima difesa anche putativa”. Il caso ha fatto discutere anche perché Alex doveva sostenere l’Esame di Maturità proprio quell’anno, e l’allora ministra dell’Istruzione Luciana Azzolina si espresse a favore del fatto che potesse sostenerlo in presenza, cosa poi effettivamente avvenuta.

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