Omicidio Pasolini, chiesta la riapertura delle indagini

Omicidio Pasolini, chiesta la riapertura delle indagini
Pier Paolo Pasolini

Depositata un’istanza in Procura per accertare a chi appartengono tre Dna individuati nel 2010 dal Ris

Depositata in Procura a Roma un’istanza per chiedere la riapertura delle indagini sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini, consumato all’idroscalo di Ostia il 2 novembre 1975 e per il quale si autoaccusò l’allora sedicenne Pino Pelosi. A presentare il documento, nel quale si chiede di accertare attraverso nuove indagini a chi appartengono i tre Dna individuati nel 2010 dai carabinieri del Ris, è stato l’avvocato Stefano Maccioni, a nome del regista David Grieco e dello sceneggiatore Giovanni Giovannetti. “Abbiamo chiesto la riapertura del caso di Pasolini perché partiamo da un punto fermo che sono i 3 dna: non è un’indagine come nel 2009 che partiva da zero: grazie all’esame che abbiamo richiesto nel 2009 e fatto nel 2010 dal Ris siamo arrivati a scoprire che Pino Pelosi non era solo“, ha precisato il legale.

Omicidio Pasolini, cosa dicono le sentenze

L’omicidio di Pasolini, tra il primo e il 2 novembre 1975, è stato da subito pieno di lati oscuri: non viene fatta chiarezza sulla dinamica dell’aggressione, su quanti siano i responsabili e neppure sul movente. In carcere è finito un 17enne di Guidonia, Pino Pelosi, condannato a 9 anni, 7 mesi e 10 giorni di carcere.

Il ragazzo, fermato la notte stessa del fatto alla guida dell’auto del regista, raccontò che l’omicidio scaturì a seguito di una lite per pretese sessuali di Pasolini verso le quali Pelosi era riluttante. Sarebbe stato avvicinato nelle vicinanze della Stazione Termini, presso il Bar Gambrinus di Piazza dei Cinquecento, e poi invitato da Pasolini sulla sua Alfa Romeo 2000 GT Veloce dietro la promessa di un compenso in denaro.

In primo grado fu condannato per omicidio volontario in concorso con ignoti mentre l’Appello riformò parzialmente la sentenza di primo grado escludendo ogni riferimento al concorso di altre persone nell’omicidio. Nel 2005 Pelosi però ritrattò la sua versione affermando di non essere l’esecutore materiale del delitto dichiarando che l’omicidio era stato commesso da altre tre persone.

La questione dei dna

L’istanza per la riapertura delle indagini si basa su un esame fatto dal Ris nel 2010, che aveva individuato sulla scena del crimine il codice genetico di altre persone oltre a quello di Pasolini e Pelosi. Maccioni aveva spiegato già nel 2016 che “su una maglia di lana a maniche lunghe che indossava Pelosi ci sono due dna, quello del soggetto 2 ignoto, misto al codice genetico di Pasolini, e un altro, ricavato da una macchia ematica, appartenente a un soggetto 3 ignoto”.

La conclusione della Commissione Antimafia

Lo scorso dicembre, poi, la Commissione parlamentare Antimafia aveva depositato le conclusioni della sua inchiesta sul caso. L’ipotesi è che la morte di Pasolini sia legata al furto della pellicola originale di ‘Salò o le 120 giornate di Sodoma’. Pasolini, nel tentativo di recuperare le ‘pizze’ contenenti le pellicole del film ancora in fase di produzione, si sarebbe recato all’Idroscalo di Ostia dove è stato ucciso. E, in questa ipotesi, nella morte del regista-scrittore, sarebbero coinvolti “gruppi malavitosi di rilievo” attigui alla banda della Magliana.

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