Femminicidio: acquista pistola, uccide moglie e si suicida. Corpi ritrovati dai figli

Femminicidio: acquista pistola, uccide moglie e si suicida. Corpi ritrovati dai figli

La notizia del femminicidio ha sconvolto il paese di 2.333 abitanti

Le avrebbe sparato a bruciapelo, lungo il sentiero che porta ai prati dove avevano parte delle arnie della loro apicoltura ‘Dolci sapori del bosco’. Poi ha rivolto la pistola, che aveva acquistato poche ore prima, verso se stesso, suicidandosi. I corpi sono stati ritrovati da due dei tre figli, di 20 e 26 anni, ora ricoverati sotto choc. E’ successo nella trentina val di Fiemme, a Castello Molina. La tragedia, sul cui movente stanno indagando i carabinieri con il coordinamento del procuratore capo di Trento, Sandro Raimondi, è successa attorno alle 14. La coppia è uscita di casa incamminandosi su un sentiero in località Dos dei Cavai. E’ lì, nei pressi di un piccolo ponte che corre a lato della pista ciclabile, che Mauro Moser, 56 anni, avrebbe estratto l’arma regolarmente detenuta facendo fuoco. Viviana Micheluzzi, 51 anni, è morta sul colpo. Un secondo appena e un altro sparo: l’uomo si è ucciso. In tutto, gli inquirenti avrebbero ritrovato 5 bossoli ma anche una carabina. “Se la dinamica appare chiara, al momento non lo è la motivazione – dice a LaPresse il procuratore -. La Scientifica dei carabinieri ha raccolto elementi utili che dovranno essere confrontati con gli esami autoptici”. La notizia del femminicidio ha sconvolto il paese di 2.333 abitanti. “Avevo un buon rapporto con Viviana e suo marito – racconta il sindaco, Marco Larger -. E’ un dramma enorme. Li avevo conosciuti per le pratiche relative alla concessione edilizia della loro azienda agricola. Un iter particolare ma avevamo instaurato una bella collaborazione. E’ qualcosa di terribile che ci coglie di sorpresa: la comunità è senza parole”. La coppia era molto nota in val di Fiemme per la pratica dell’apicoltura nomade. Una pratica antica che segue le diverse fioriture nei boschi e negli alpeggi delle valli dolomitiche. Un lavoro duro che Viviana Micheluzzi inseguiva fin da bambina: dagli studi a Praga per affinare le tecniche di allevamento e di selezione alla decisione di aprire un’azienda propria con il marito. Insieme si erano specializzati in particolari mieli mono floreali prodotti in quantità limitate.
“Mi chiamo Viviana, mamma di tre splendidi figli – scriveva la vittima nel sito della sua azienda -. Tutti i giorni le api e il mio mestiere mi danno la possibilità di far capire a loro cos’è la natura e qual è il modo migliore di viverla. Ricordo quando a 6-7 anni prendevo in mano api e bombi e provavo a portarli in piccole cassette. Giorno dopo giorno continuo ad approfondire e migliorare le mie conoscenze in apicoltura, mettendole in pratica nella mia azienda con la voglia di mantenere quell’ape forte, sana e autonoma come madre natura l’aveva creata. Le api sono un patrimonio da coccolare e difendere”.

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